Superare un fallimento Home > Riflessioni psicologiche > Superare un fallimento 2 In questo articolo parliamo di fallimento poiché ho recentemente ricevuto una domanda interessante: “Dottore, come si fa a reagire al fallimento? Come posso trasformarlo in una risorsa?” Per rispondere a questa domanda possiamo iniziare con l’affermare che, a mio avviso, al fallimento ci si può approcciare in diverse maniere, indipendentemente da cosa significhi per te “fallire” o “sbagliare”. Ci sono infatti tutta una serie di preconcetti legati al fallimento che sostanzialmente hanno a che fare con il giudizio, con la sentenza e anche con l’idea che il fallimento sia immutabile, non trasformabile e non rielaborabile. Il pericolo di identificarsi con il fallimento Molte volte, quando le persone si trovano di fronte a un fallimento, lo prendono come una valutazione definitiva: “Ho fallito, e quindi questo è ciò che sono”. Questo discorso più ampio porta spesso alla migrazione del concetto dal “ho fallito” al “sono un fallito”. Non sono la stessa cosa, ma il rischio di identificarsi con il fallimento è alto. Non dovremmo però ascrivere un giudizio personale, bensì dare un giudizio rispetto al fallimento legato all’azione che abbiamo compiuto, non alla persona che l’ha compiuta. Il fallimento come tappa di un percorso Il fallimento, dal mio punto di vista, può essere visto anche come una tappa di un percorso. È qualcosa che non definisce né sancisce l’intero percorso, ma ne è solo un pezzettino. Quel fallimento può essere rielaborato: può essere fatto un nuovo tentativo, può essere trovata una nuova strategia per superare quella tappa che in questo momento ci sembra così difficile. Può addirittura essere trasformato in un apprendimento. Trasformare il fallimento in apprendimento C’è chi dice, ad esempio, “Io non fallisco mai, vinco o imparo”, per citare Mandela. Questo concetto racchiude un’idea importantissima: il fallimento non può essere considerato tale se viene trasformato in apprendimento. Nel momento in cui tramite il fallimento impariamo qualcosa, possiamo modificare il nostro comportamento in futuro. Il fallimento come parte del percorso e del tentativo Un altro aspetto fondamentale è che il fallimento ha a che fare inevitabilmente con il tentativo. La cultura americana dice “Fallisci in fretta, muoviti, impara, vai avanti”. Non so quanto questo sia applicabile a tutti i contesti, ma il fallimento fa parte del percorso. È chiaro che le persone saranno portate a vedere principalmente i successi, così come noi tendiamo a mostrare soprattutto i successi. Tuttavia, il fallimento contiene l’apprendimento ed è parte integrante del percorso stesso. Il significato che attribuiamo al fallimento La differenza, l’impatto e il significato che attribuiamo al fallimento determinano i risvolti futuri. Non dovremmo vederlo come qualcosa di immutabile o definitivo, ma come una parte del percorso, una grande possibilità di apprendimento. Rielaborando ciò che abbiamo imparato, possiamo trasformare il nostro comportamento. Scelta della reazione di fronte al fallimento Di fronte al fallimento possiamo scegliere il tipo di azione o reazione che vogliamo avere: possiamo esserne vittime oppure trasformarlo in alleato e farne una risorsa importante. Come diceva Mandela, il fallimento di per sé non esiste: esiste solo nella misura in cui noi gli diamo spazio per esistere. Sempre per citare Mandela: “Io non fallisco mai, vinco o imparo”.