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Superare un fallimento

In questo articolo parliamo di fallimento poiché ho recentemente ricevuto una domanda interessante: “Dottore, come si fa a reagire al fallimento? Come posso trasformarlo in una risorsa?”

Per rispondere a questa domanda possiamo iniziare con l’affermare che, a mio avviso, al fallimento ci si può approcciare in diverse maniere, indipendentemente da cosa significhi per te “fallire” o “sbagliare”. Ci sono infatti tutta una serie di preconcetti legati al fallimento che sostanzialmente hanno a che fare con il giudizio, con la sentenza e anche con l’idea che il fallimento sia immutabile, non trasformabile e non rielaborabile.

Il pericolo di identificarsi con il fallimento

Molte volte, quando le persone si trovano di fronte a un fallimento, lo prendono come una valutazione definitiva: “Ho fallito, e quindi questo è ciò che sono”. Questo discorso più ampio porta spesso alla migrazione del concetto dal “ho fallito” al “sono un fallito”. Non sono la stessa cosa, ma il rischio di identificarsi con il fallimento è alto. Non dovremmo però ascrivere un giudizio personale, bensì dare un giudizio rispetto al fallimento legato all’azione che abbiamo compiuto, non alla persona che l’ha compiuta.

Il fallimento come tappa di un percorso

Il fallimento, dal mio punto di vista, può essere visto anche come una tappa di un percorso. È qualcosa che non definisce né sancisce l’intero percorso, ma ne è solo un pezzettino. Quel fallimento può essere rielaborato: può essere fatto un nuovo tentativo, può essere trovata una nuova strategia per superare quella tappa che in questo momento ci sembra così difficile. Può addirittura essere trasformato in un apprendimento.

Trasformare il fallimento in apprendimento

C’è chi dice, ad esempio, “Io non fallisco mai, vinco o imparo”, per citare Mandela. Questo concetto racchiude un’idea importantissima: il fallimento non può essere considerato tale se viene trasformato in apprendimento. Nel momento in cui tramite il fallimento impariamo qualcosa, possiamo modificare il nostro comportamento in futuro.

Il fallimento come parte del percorso e del tentativo

Un altro aspetto fondamentale è che il fallimento ha a che fare inevitabilmente con il tentativo. La cultura americana dice “Fallisci in fretta, muoviti, impara, vai avanti”. Non so quanto questo sia applicabile a tutti i contesti, ma il fallimento fa parte del percorso. È chiaro che le persone saranno portate a vedere principalmente i successi, così come noi tendiamo a mostrare soprattutto i successi. Tuttavia, il fallimento contiene l’apprendimento ed è parte integrante del percorso stesso.

Il significato che attribuiamo al fallimento

La differenza, l’impatto e il significato che attribuiamo al fallimento determinano i risvolti futuri. Non dovremmo vederlo come qualcosa di immutabile o definitivo, ma come una parte del percorso, una grande possibilità di apprendimento. Rielaborando ciò che abbiamo imparato, possiamo trasformare il nostro comportamento.

Scelta della reazione di fronte al fallimento

Di fronte al fallimento possiamo scegliere il tipo di azione o reazione che vogliamo avere: possiamo esserne vittime oppure trasformarlo in alleato e farne una risorsa importante. Come diceva Mandela, il fallimento di per sé non esiste: esiste solo nella misura in cui noi gli diamo spazio per esistere. Sempre per citare Mandela: “Io non fallisco mai, vinco o imparo”.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.