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Superare i fallimenti per crescere: obiettivi e frustrazione

Nel momento in cui i nostri fallimenti li trasformiamo in apprendimenti, allora non perdiamo mai.

La fine dell’anno è prossima ed è il momento di fare un bilancio. Ognuno di noi si trova a fare i conti con sé stesso per capire se l’anno trascorso è stato positivo o negativo, se ciò che ha fatto è stato sufficiente per raggiungere i propri obiettivi. Talvolta, è possibile vivere una certa frustrazione o un certo fastidio perché ci si rende conto di essere ancora lontani da ciò che si desiderava. Magari il tragitto è più lungo del previsto o si pensava di essere più avanti, più capaci di raggiungere le proprie mete.

Al di là della frustrazione, del fastidio, del nervosismo e dell’irritabilità che questa situazione può suscitare, ecco cinque consigli su come ragionare sui propri obiettivi, riflettere sui risultati ottenuti e provare a mitigare la frustrazione. Soprattutto, questi consigli possono aiutarti a non ritrovarti nuovamente l’anno prossimo nella stessa condizione emotiva.

1. Rifletti sull’anno trascorso

Prova a stilare un bilancio oggettivo di ciò che hai fatto bene e di ciò che non hai fatto o hai fatto male. Prendi un foglio e dividilo in due: da una parte scrivi ciò che hai fatto bene, dall’altra ciò che non hai fatto o hai fatto male. Analizza le cause, concentrandoti soprattutto su quelle interne, senza attribuire colpe a fattori esterni. Riflettendo, chiediti:

  • Cosa ha funzionato e cosa no?
  • Sono stato capace di adattarmi ai cambiamenti o avrei potuto agire diversamente?

L’obiettivo è stilare un bilancio oggettivo per comprendere le dinamiche del tuo comportamento.

2. Sii gentile con te stesso

Comprendi che fallire è umano. Dal punto di vista psicologico, anche raggiungere tutti i propri obiettivi può comportare un certo grado di fallimento. Questo accade perché:

    1. Forse gli obiettivi erano troppo semplici o troppo pochi.
    2. Una volta raggiunti, potresti esserti fermato senza puntare ad altri.

Il fallimento è parte del percorso, sia quando inciampiamo nel tentativo di raggiungere un obiettivo, sia quando definiamo male i nostri obiettivi. Non raggiungere un obiettivo non significa necessariamente che l’anno sia stato negativo o che il tuo comportamento non sia stato valido.

3. Impara dal fallimento

Un detto recita: “Io non fallisco mai: o vinco, o imparo.”
Chiediti:

  • Cosa ti ha insegnato questa frustrazione?
  • Cosa hai imparato dai tuoi fallimenti?
  • Cosa cambierai l’anno prossimo?

Rifletti su cosa hai tentato e non ha funzionato, così da modificare il tuo approccio, i tuoi obiettivi o il tuo comportamento.

4. Ridefinisci i tuoi obiettivi

Per il prossimo anno, avrai nuovi obiettivi, ma probabilmente ti porterai dietro anche quelli dell’anno appena concluso. Non limitarti a copiarli e incollarli: ridefiniscili. In funzione della persona che sei diventata, chiediti:

  • Sono ancora importanti per me?
  • Hanno lo stesso significato?

Se un obiettivo ha perso rilevanza, lascia andare il fastidio per non averlo raggiunto e concentrati su ciò che conta davvero. Ridefinisci ciò che vuoi fare in base alle esperienze e agli insegnamenti di quest’anno.

5. Definisci un piano d’azione

Stabilisci due elementi fondamentali per ciascun obiettivo:

  1. Il tempo: entro quando vuoi raggiungerlo? Nei primi mesi? A fine anno?
  2. La prima azione: cosa puoi fare subito? Anche se l’anno non è ancora terminato, un piccolo passo nella giusta direzione è importante.

Non è necessario pianificare ogni singolo step, ma sapere da dove partire. La direzione è cruciale; il tragitto lo scoprirai strada facendo, adattandoti ai cambiamenti del contesto, della società, della tua famiglia, delle tue emozioni e dei tuoi bisogni.

Conclusione

So che non raggiungere i propri obiettivi può essere frustrante. So altrettanto bene che, nel momento in cui i nostri fallimenti li trasformiamo in apprendimenti, allora non perdiamo mai.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti e condividi quali sono i tuoi obiettivi per il prossimo anno. A presto!

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

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  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
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Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.