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Relazioni e disturbo di personalità

Dottore, è possibile avere una relazione soddisfacente, appagante e felice con una persona che ha un disturbo di personalità?

Parliamo di disturbi di personalità. In diversi contributi ho già approfondito il tema, però è utile fare alcune distinzioni importanti per ciò che andrò a dire.

Cosa sono i disturbi di personalità e come si classificano

I disturbi di personalità sono suddivisi in tre macro-cluster: A, B e C.

Nel cluster A troviamo, ad esempio, il disturbo schizoide e il disturbo paranoide. Sono caratterizzati da una certa bizzarria dei comportamenti.

Nel cluster B troviamo il disturbo narcisistico, il disturbo borderline, il disturbo antisociale e il disturbo istrionico. Sono caratterizzati da una certa eccentricità del comportamento e da un ruolo fondamentale dell’emotività.

Il cluster C comprende disturbi più legati all’ansia e all’inibizione, come il disturbo dipendente di personalità e il disturbo evitante.

Per sintesi non li ho citati tutti.

Caratteristiche comuni e difficoltà relazionali

Se da un lato esistono diverse categorie con caratteristiche specifiche, dall’altro esistono aspetti trasversali a tutti i disturbi di personalità che possono complicare la vita relazionale.

Scarsa consapevolezza del disturbo

Molto spesso le persone che soffrono di un disturbo di personalità non hanno una percezione chiara del proprio disturbo e lo riconoscono solo attraverso i feedback degli altri.

Non riescono a interrogarsi in modo critico sul proprio comportamento e sull’impatto che esso ha sugli altri.

La discrepanza tra ciò che la persona ritiene corretto e ciò che la società si aspetta emerge quasi sempre solo dall’esterno.

Resistenza al riconoscimento e alla cura

Per questa ragione molte persone non accedono ai trattamenti psicoterapeutici, perché non sono convinte dei feedback ricevuti.

Non si tratta di inganno intenzionale, ma di una difficoltà strutturale nel riconoscere il problema.

Questo può rendere le relazioni instabili e talvolta destabilizzanti per chi si relaziona con loro.

Come cambia la relazione nei diversi cluster

Cluster A: ritiro e distanza

I disturbi del cluster A, come il paranoide e lo schizoide, sono caratterizzati da ritiro sociale e scarso interesse relazionale.

Queste persone tendono a mantenere distanza emotiva e relazionale e raramente cercano attivamente una relazione sentimentale.

Cluster C: evitamento e dipendenza

Nel cluster C troviamo dinamiche opposte: il disturbo evitante tende a evitare la relazione, mentre il disturbo dipendente può invece cercarla in modo intenso e a volte disfunzionale.

Cluster B: intensità emotiva e instabilità

Nel cluster B rientrano disturbi come il narcisistico e il borderline, che coinvolgono fortemente la sfera emotiva.

Queste condizioni possono essere difficili da riconoscere nelle fasi iniziali della relazione.

Fenomeni come il love bombing o le idealizzazioni iniziali possono far parte di queste dinamiche relazionali.

Successivamente possono emergere comportamenti più instabili o difficili da gestire.

È possibile una relazione felice?

La risposta è: sì e no.

Bisogna mettere in conto alti e bassi, con momenti molto positivi e altri più difficili.

È fondamentale distinguere tra ciò che appartiene alla persona e ciò che è legato al disturbo.

Il rischio dello squilibrio relazionale

Se una sola persona si assume tutto il peso della relazione, diventando eccessivamente tollerante e giustificante, si crea uno squilibrio che rende difficile il benessere di coppia.

L’importanza della reciprocità

Se invece esiste una responsabilità condivisa e un impegno reciproco, la relazione può diventare anche un contesto di crescita.

In questo caso, pur restando impegnativa, la relazione può essere soddisfacente.

Conclusione

Le relazioni sono spesso complesse per molte ragioni, non solo per la presenza di un disturbo di personalità.

La consapevolezza è il punto di partenza fondamentale.

Con consapevolezza, impegno reciproco e — quando necessario — un supporto esterno, è possibile costruire anche relazioni soddisfacenti e stabili.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

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Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
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  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
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  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.