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Esaurimento nervoso

“Il dottore, dal punto di vista clinico, in cosa consiste l’esaurimento nervoso? Cioè, questo termine che solitamente viene utilizzato nel linguaggio comune ha effettivamente una base clinica, psicologica o psicoterapeutica? E a quale patologia è connesso?”

Allora, è una bella domanda, perché molte volte il linguaggio che utilizziamo per raccontare il mondo e raccontarci non sempre trova poi corrispondenza da un punto di vista prettamente clinico. Ha però un’influenza e porta con sé dei significati che inevitabilmente alterano la nostra realtà, poiché usiamo proprio il linguaggio per definirla, presentarla e raccontarla.

Che cos’è l’esaurimento nervoso?

Partiamo da questo presupposto: l’esaurimento nervoso è sì un termine che viene utilizzato spesso nel linguaggio comune e aveva, perlomeno in passato, un qualche riscontro anche da un punto di vista clinico. Tecnicamente, è improprio parlare di “esaurimento nervoso”. Solitamente, un tempo, si parlava di nevrastenia, che è un concetto, un termine un po’ più clinico, legato appunto a quello che comunemente viene chiamato “esaurimento nervoso”.

L’esaurimento nervoso esiste come diagnosi?

C’è da dire, però, che l’esaurimento nervoso di per sé non esiste. Non esiste perché, innanzitutto, è un termine improprio: di fatto, il sistema nervoso non può “esaurirsi” completamente. In secondo luogo, c’è da dire che in nessun manuale diagnostico moderno è presente il termine “esaurimento nervoso”, poiché, con il proseguire degli studi e della scienza, sono stati individuati diversi concetti e diverse patologie che, prima, venivano in qualche modo fatte confluire e convogliare verso questo macro-argomento dell’esaurimento nervoso.

L’esaurimento nervoso, di per sé, quindi non esiste. O meglio, non esiste come termine diagnostico. Questo non vuol dire, però, che non sia una definizione reale in termini emotivi. Può essere, ad esempio, connesso ad altri tipi di patologie.

Esaurimento nervoso, ansia e depressione

C’è chi lo riconduce all’ansia, chi lo riconduce alla depressione, chi ai disturbi ossessivo-compulsivi. Diciamo che, in termini comuni, quando si parla di “esaurimento nervoso” o si fa riferimento a una condizione di estrema ansia, tensione, allerta e preoccupazione, oppure si fa riferimento, invece, a una mancanza di energie, a una sorta di blocco, all’incapacità, ad esempio, di svolgere i compiti della giornata, a una perdita di significato rispetto ad alcune azioni che vengono compiute e quindi a una perdita di senso di ciò che viene fatto.

È difficile, quindi, poter dire che l’esaurimento nervoso corrisponda a questa o a quella patologia, cioè che l’espressione “esaurimento nervoso”, nel linguaggio comune, corrisponda a una specifica categoria diagnostica.

Quali disturbi possono essere chiamati comunemente “esaurimento nervoso”?

Ci possono essere problemi che possono essere impropriamente chiamati “esaurimento nervoso” e che sono connessi, ad esempio, all’ansia generalizzata, al disturbo di panico oppure a condizioni connesse a patologie come la depressione. Ci sono poi condizioni più recentemente definite, come, ad esempio, il burnout.

Che cos’è il burnout?

Il burnout è una condizione di esaurimento tipica, in particolare, delle professioni sanitarie, ma che può poi svilupparsi anche in altri contesti. Consiste in un progressivo esaurimento, con un progressivo scaricarsi e perdere di significato, di energie e di positività nel riuscire ad affrontare una giornata, nel momento in cui si è esposti continuamente alla sofferenza altrui, poiché il proprio lavoro consiste proprio nel cercare di alleviare o di curare le difficoltà dell’altro.

Il burnout, appunto, è una condizione che può riguardare principalmente le professioni sanitarie, come può essere la mia, quella dei medici, quella degli infermieri, degli OSS e di tutte le persone che hanno a che fare con la sofferenza dell’altro come attività principale della loro professione. Sono, quindi, potenzialmente esposte al burnout.

Esaurimento nervoso e disturbi psicologici

E quindi questo per dire che cosa? Che il burnout, la depressione — che può essere una depressione maggiore —, alcuni disturbi dell’umore e alcuni disturbi d’ansia possono essere, per così dire, descritti in termini comuni attraverso il concetto di “esaurimento nervoso”.

Resta però il fatto che l’esaurimento nervoso, di per sé, sul manuale diagnostico non esiste, ma rappresenta e caratterizza, nel linguaggio comune, tutte quelle difficoltà, da un punto di vista psicologico, psicoterapeutico e talvolta psichiatrico, che determinano o una grande agitazione, un grande stato di allerta e una confusione mentale, oppure una perdita, letteralmente, del significato, del senso, delle energie e della forza necessaria per poter affrontare la giornata e portare a termine i propri compiti e i propri obiettivi di vita.

Il ruolo del linguaggio nel descrivere il disagio psicologico

Diciamo che, come il linguaggio, rispetto anche al preambolo iniziale, serve per rappresentare la realtà, in alcuni casi la altera. Al tempo stesso, l’esaurimento nervoso è proprio uno dei luoghi comuni ed è un esempio, da questo punto di vista, di come si possa rappresentare in qualche modo uno stato di disagio, ma al tempo stesso non definirlo sufficientemente bene da permettere anche di capirsi, ad esempio, tra clinici e di poter mettere effettivamente e con chiarezza a fuoco il problema, per poi poterlo risolvere.

Conclusioni: esaurimento nervoso e diagnosi psicologica

Quindi, l’esaurimento nervoso, di per sé, non esiste. Esistono tantissime altre condizioni e patologie: ad esempio, l’ansia generalizzata, i disturbi di panico, la depressione maggiore, alcuni disturbi dell’umore e il burnout, che invece rappresenta una condizione di esaurimento principalmente connessa, seppur non esclusivamente, alle professioni di aiuto e che possono meglio definire questo insieme di difficoltà che, nel linguaggio comune, vengono chiamate “esaurimento nervoso”.

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