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Dipendenze vecchie e nuove

Le dipendenze sono un tema spinoso che, ahimè, colpisce una buona fetta della popolazione. Le teorie, le modalità e le tipologie legate alla dipendenza e alle dipendenze si sono ovviamente evolute negli anni, come tantissime delle teorie, delle tecniche e delle pratiche psicologiche e psicoterapeutiche.

Dalle dipendenze da sostanze alle dipendenze comportamentali

Diciamo che, in origine, la dipendenza era considerata principalmente legata all’utilizzo di qualcosa o al fare qualcosa e, infatti, era solito sentir parlare di tossicodipendenza, alcolismo, dipendenza dal gioco. Tant’è che la suddivisione delle dipendenze era originariamente considerata tra dipendenza fisica e dipendenza psichica o psicologica.

La dipendenza fisica è legata, ad esempio, all’utilizzo di una sostanza e comporta fenomeni come la tolleranza e l’astinenza. La dipendenza psicologica, invece, riguarda soprattutto il bisogno soggettivo e motivazionale di assumere una sostanza o di mettere in atto un determinato comportamento.

Ad esempio, ci sono sostanze che generano un’elevata dipendenza sia fisica sia psicologica, mentre altre possono presentare una componente fisica meno marcata. L’eroina, ad esempio, può generare una forte dipendenza sia fisica sia psicologica; la cannabis, invece, può determinare una dipendenza prevalentemente psicologica, pur potendo produrre anche sintomi di astinenza e una forma di dipendenza fisica.

Nel corso degli anni, la suddivisione si è fatta sempre più minuziosa e precisa. Sono state introdotte, ad esempio, alcune dipendenze comportamentali, come la dipendenza dal gioco d’azzardo, che ha una componente prevalentemente psicologica e comportamentale, proprio perché non implica necessariamente l’assunzione di una sostanza.

Cosa sono le addiction e le nuove dipendenze?

Si è poi arrivati alle classificazioni attuali, in cui si parla di addictions, cioè di dipendenze. Se ne individuano anche di nuove, appunto chiamate “nuove dipendenze”, che, oltre alle tre classiche — tossicodipendenza, alcolismo e gioco d’azzardo — possono comprendere, ad esempio, la dipendenza da videogiochi, la dipendenza dal sesso, la dipendenza dal lavoro, chiamata workaholism, la dipendenza dallo shopping, la dipendenza da Internet, dalle nuove tecnologie e via discorrendo.

In realtà, è importante precisare che non tutte queste condizioni sono attualmente riconosciute nei manuali diagnostici come vere e proprie dipendenze. La ricerca scientifica e i sistemi diagnostici si sono orientati verso una concezione più ampia delle addictions, distinguendo tra disturbi correlati all’uso di sostanze e alcune dipendenze comportamentali riconosciute, come il disturbo da gioco d’azzardo e, più recentemente, il disturbo da gioco su Internet in determinati sistemi classificatori e con specifici criteri.

Quando un comportamento diventa una dipendenza?

Questo per dire che cosa? Che la dipendenza, in senso ampio, può essere intesa come la trasformazione patologica di un comportamento, di un’abitudine o dell’utilizzo di una sostanza che, di per sé, non è necessariamente patologico, ma che, quando diventa eccessivo, pervasivo e difficilmente controllabile, può assumere caratteristiche di dipendenza.

Ovviamente, nessuno può definirsi alcolista semplicemente perché beve un bicchiere di vino o perché magari c’è quel giorno in cui prende una sbronza con gli amici. È diverso, invece, quando l’utilizzo di alcol diventa molto più importante, pervasivo e centrale nella vita dell’individuo e determina conseguenze significative sul suo funzionamento.

Tant’è che non è solo la sostanza, cioè l’assunzione di qualcosa, a poter essere oggetto di una dipendenza, ma anche il comportamento stesso può diventare patologico e determinare una dipendenza, come nel caso del gioco d’azzardo, dell’uso problematico delle nuove tecnologie, del lavoro eccessivo o di altri comportamenti.

Come si diagnostica una dipendenza?

Come si fa, però, a diagnosticare una dipendenza? Cioè, quali sono i criteri che una dipendenza dovrebbe avere per essere definita tale?

Ce ne sono diversi. Partiamo sempre tenendo a mente queste due distinzioni. Se dovessimo parlare esclusivamente di dipendenze legate all’utilizzo di sostanze, come l’alcolismo piuttosto che la tossicodipendenza, si parla sicuramente di due concetti importanti: tolleranza e astinenza.

Tolleranza e dipendenza da sostanze

La tolleranza è un fenomeno per cui, a seguito dell’esposizione ripetuta a una sostanza, può essere necessario aumentare progressivamente la dose per ottenere l’effetto desiderato, oppure la stessa dose può produrre un effetto progressivamente ridotto.

Sindrome da astinenza

L’astinenza consiste, invece, in un insieme di sintomi fisici e psichici che possono comparire in seguito alla riduzione o alla sospensione dell’assunzione della sostanza. Questi sintomi possono essere alleviati, in alcune dipendenze, attraverso la nuova assunzione della sostanza stessa, ma non necessariamente è questo l’unico modo per gestirli.

Perdita di controllo e conseguenze della dipendenza

Oltre a questi aspetti, ci sono tutta una serie di elementi comportamentali importanti. Ad esempio, l’assunzione della sostanza in quantità maggiori o per un periodo più lungo rispetto a quanto previsto o desiderato; il grande quantitativo di tempo impiegato per procurarsi, assumere la sostanza o recuperare dai suoi effetti; diversi tentativi o la volontà di interromperne l’utilizzo, che però risultano fallimentari; e via discorrendo.

A questo si aggiunge, ad esempio, la compromissione delle attività e delle funzioni sociali: la perdita del lavoro, il deterioramento delle relazioni, la perdita delle amicizie e via discorrendo.

Ossessività, impulsività e compulsività nelle dipendenze

Se si parla, invece, delle cosiddette “nuove dipendenze”, si cerca anche di generalizzare il concetto. Nel corso degli ultimi decenni sono stati proposti diversi modelli e criteri per descrivere queste forme di dipendenza, con particolare attenzione a fenomeni come l’ossessività, l’impulsività e la compulsività.

Questo non significa, però, che la semplice presenza di questi tre elementi sia sufficiente per diagnosticare una dipendenza. È necessario valutare l’insieme dei sintomi, la perdita di controllo, la persistenza del comportamento nonostante le conseguenze negative e il grado di compromissione del funzionamento dell’individuo.

Ossessività e pensiero ricorrente

L’ossessività può essere descritta come la presenza di pensieri ricorrenti e difficili da controllare rispetto al comportamento o alla sostanza; l’impulsività riguarda la difficoltà a inibire una risposta o a resistere a un impulso; la compulsività, invece, riguarda la ripetizione del comportamento, spesso nonostante le conseguenze negative, talvolta con la funzione di ridurre uno stato di tensione, disagio o craving.

Impulsività e craving

Questo può portare l’individuo ad agire o, ad esempio, ad assumere la sostanza nel tentativo di evitare o ridurre gli effetti dell’astinenza oppure, in alcuni casi, in una sorta di ritualità o funzione “propiziatoria”, con l’idea che il comportamento sia necessario per iniziare bene la giornata o per evitare che questa venga compromessa dalla propria dipendenza.

L’evoluzione del concetto di dipendenza

Questo è, cioè, nel senso che il discorso sulle dipendenze dovrebbe essere molto, molto più ampio e articolato. Questo vuole essere semplicemente un video introduttivo che va a spiegare come si sono evolute le teorie e anche le tipologie di dipendenza.

È verosimile pensare che, quando era presente la tossicodipendenza, ad esempio negli anni Settanta o anche prima, difficilmente poteva essere presente una dipendenza da Internet, semplicemente perché Internet non esisteva ancora.

La società cambia, le patologie e i comportamenti problematici cambiano con essa e, di conseguenza, cambiano anche i modelli teorici e le classificazioni diagnostiche.

Dipendenze fisiche, psicologiche e comportamentali

Questo video vuole mostrare proprio come lo stesso concetto di dipendenza e i criteri diagnostici associati si siano evoluti nel tempo. Non si passa più soltanto dal concetto di dipendenza fisica, astinenza e tolleranza, ma si ragiona molto di più anche in termini di perdita di controllo, craving, impulsività, compulsività e conseguenze sul funzionamento dell’individuo.

Le dipendenze, quindi, non sono soltanto fisiche, ma possono coinvolgere in maniera significativa anche aspetti psicologici e comportamentali, come nel caso del gioco d’azzardo, dell’uso problematico di Internet e delle nuove tecnologie, del lavoro eccessivo e di altri comportamenti.

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