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Coronavirus e quarantena: come sono cambiati i sintomi psicologici

Oggi propongo una breve riflessione sull’impatto che il coronavirus e la quarantena hanno avuto sul disagio psicologico. Non mi riferisco a tutte quelle situazioni che potrebbero essere generate come conseguenza da coronavirus e quarantena ma a tutte le situazioni di disagio psicologico pregresse, preesistenti, precedenti alla pandemia.

Per affrontare questo discorso a mio avviso ci sono due fattori da considerare. Innanzitutto la risonanza diretta che la pandemia e la quarantena hanno avuto sulla sintomatologia quindi i sintomi pregressi alla pandemia. È importante approfondire se la condizione attuale dei sintomi, magari peggiorati, abbia una connessione diretta con la quarantena. Per esempio una persona soggetta a sintomi agorafobici quindi che ha paura ad allontanarsi da casa, ha paura degli spazi aperti, vede ridursi i sintomi come conseguenza dell’essere costretti a stare in casa. Di contro invece una persona soggetta a sintomi claustrofobici, ovvero desiderosa di libertà e spazi aperti, potrebbe aver notato un peggioramento degli stessi. Come emerso dagli esempi la situazione vissuta può aver fatto da cassa di risonanza, da eco, alla patologia con l’aggravarsi dei sintomi.

Il secondo fattore che deve essere considerato è inerente alla condizione di stallo in cui la pandemia e la quarantena ci hanno posto. Questo stallo ha inevitabilmente un effetto sul disagio psicologico, aumentandolo o riducendolo tuttavia con degli effetti diversi. La risonanza spesso non è direttamente e immediatamente visibile, per esempio nel momento in cui una persona vive una sintomatologia depressiva, ci possono essere stati degli effetti peggiorativi legati alla situazioni vissuta come il cambio di abitudini oppure alla solitudine. Spesso quindi sono state vissute situazioni che hanno incrementato il sintomo i cui effetti tuttavia non sono direttamente visibili.

L’obiettivo di oggi non è creare sterili generalizzazioni ma gettare lo sguardo sul fatto che sarebbe sbagliato illudersi ingenuamente che a seguito della quarantena non ci sia la necessità di lavorare su se stessi. Illudendosi si correrebbe il grossissimo rischio di sottovalutare l’effetto della pandemia quindi vivere la fase 2 come “se fosse tutto passato” peggiorando notevolmente le conseguenze di ciò che abbiamo vissuto.

 

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.