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Come recuperare l’autostima dopo la fine di una relazione?

Priviamo, in questo articolo, a rispondere ad una domanda arrivatami attraverso i social: “Dottore, come si fa a recuperare l’autostima dopo una relazione finita male?”

Che cos’è davvero l’autostima e da cosa dipende

Partiamo da questo presupposto: l’autostima, senza entrare nel dettaglio di che cos’è e cosa non è — perché ne abbiamo già parlato — non è esclusivamente determinata dall’altro o dai feedback che l’altro ci dà. È come se ci fosse una parte di questa autostima che è nostra, cioè la valutazione che noi diamo di noi stessi e il senso di efficacia che abbiamo nei confronti del mondo, della vita, delle fatiche che affrontiamo e di come costruiamo la nostra esistenza.

Poi c’è un’autostima che viene inevitabilmente raccolta e costruita in funzione dei feedback che le persone per noi importanti ci danno.

Relazioni sentimentali e crollo dell’autostima

Quando una relazione sentimentale finisce male è chiaro che la nostra persona ne è inevitabilmente scossa, però non dobbiamo pensare — e quindi delegare — all’altro la responsabilità del livello della nostra autostima. Perché, come dice il termine, l’autostima è la stima nostra, cioè quella che noi abbiamo di noi stessi.

Metterla totalmente nelle mani dell’altro, metterla totalmente alla mercé dei feedback che l’altro ci restituisce, diventa estremamente rischioso.

Il locus of control e il rischio di delegare il proprio valore

È come se ponessimo — si chiama locus of control in psicologia, cioè il centro di controllo — il valore che attribuiamo a noi stessi nelle mani dell’altro o degli altri, facendoci definire da loro. Questo è estremamente rischioso perché ci espone a tutta una serie di conseguenze: nel momento in cui l’altro ci rimanda feedback che non ci piacciono, ci troviamo con una versione di noi stessi che non ci piace.

Dall’altro lato, proprio perché dipendiamo dalla definizione che l’altro ci dà, siamo portati ad alterare il nostro comportamento in funzione di una manipolazione — più o meno implicita — del feedback che desideriamo ricevere.

Perché il bisogno di approvazione limita la libertà personale

Quindi non riusciamo ad esprimerci liberamente per come vorremmo, perché siamo in qualche modo vittime, sotto scacco, sotto ricatto di ciò che l’altro ci rimanda. E ovviamente siamo noi, in primis, a metterci in questa posizione: non è detto affatto che sia l’altro ad agire esplicitamente e volontariamente questo ricatto, ma siamo noi che lo costruiamo se poniamo il locus of control, la nostra autovalutazione e autodeterminazione, fuori da noi.

Locus of control interno e responsabilità della felicità

Noi dobbiamo porre tutto questo all’interno di noi stessi, cioè dobbiamo avere un locus of control interno. Dobbiamo essere capaci di assumerci la responsabilità della nostra felicità, di come definiamo noi stessi.

Quindi anche di fronte alla fatica, quando a seguito di una relazione l’autostima crolla ed è ai minimi storici, non dobbiamo partire da fuori: dobbiamo partire da dentro, da noi stessi, capire quali sono le nostre responsabilità e assumerci — scollate il gioco di parole — la nuova responsabilità della nostra felicità.

Ricostruire l’autostima partendo da sé

È da qui che dobbiamo agire: portando all’interno di noi stessi ciò che, finché eravamo nella relazione, poggiavamo anche sull’altro, sul contributo dell’altro.

È così che riusciamo a salvarci, ed è altrettanto così che saremo progressivamente pronti a iniziare un’eventuale nuova relazione. Perché iniziamo a bastare a noi stessi, perché iniziamo a sentirci completi da soli.

Completezza personale e nuove relazioni

Ed è proprio tramite questa sensazione di completezza, di pienezza, che poi possiamo muoverci anche verso l’esterno e, di conseguenza, essere pronti ad attrarre una nuova relazione sentimentale.

Autodeterminazione vs eterodeterminazione

Quindi non è “che cosa devo fare?”, “come mi devo porre?” o “come ci si ricompone una volta che la storia è finita e ho l’autostima a terra?”. Si ricompone smettendo di aspettarci dagli altri la definizione di noi stessi e assumendoci la responsabilità della nostra felicità.

Diventando noi gli artefici, diventando noi i veri muratori della nostra autodeterminazione.

Dobbiamo autodeterminarci e non eterodeterminarci. È solo così che saremo sufficientemente completi, staremo sufficientemente bene e potremo poi riaprirci a una successiva, potenziale relazione.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.