+39 347 9177302

Come le notizie di cronaca influiscono sul nostro benessere?

Ti sei mai chiesto come le notizie di cronaca impattano sul tuo benessere e sulla tua salute mentale? In questo articolo proviamo a rispondere a questa domanda e vediamo anche qualche consiglio su come poterci tutelare. Ora, le notizie di cronaca sono sempre più presenti intorno a noi, siamo bombardati letteralmente da notizie che tendenzialmente hanno un’accezione negativa: si parla di crisi, di conflitti, di guerre, di drammi e via discorrendo. Ora è giusto rimanere informati, ovviamente, ma al tempo stesso è anche giusto capire qual è l’impatto che tutto questo suscita su di noi e quindi sul nostro benessere mentale.

Empatia e sensibilità

Ci sono diversi aspetti che dovrebbero essere analizzati. Cerco di fare ordine rispetto a quali, secondo me, sono i principali e poi vediamo insomma di fare qualche riflessione a riguardo. Sicuramente noi siamo degli animali sociali: c’è una sorta di connessione empatica, proviamo delle emozioni, siamo capaci di poter immaginare ciò che sta provando l’altro e provarlo a nostra volta; questa cosa si chiama empatia ed è facile capire come, di fronte a determinate notizie di cronaca, questa empatia sia iper sollecitata. Ad esempio, io personalmente, quando sento delle notizie che hanno a che fare con il coinvolgimento di bambini, maltrattamenti, eccetera, da quando sono diventato padre, mi rendo conto di essere molto più sensibile. Mi rendo conto di come, quando ascolto questo tipo di notizie, tendenzialmente provo un disagio diverso, rispetto al passato; questo perché empatizzo con il genitore piuttosto che con il bambino, di cui sento appunto la notizia. Dall’altra parte, questa sovraesposizione, questo continuo bombardamento di notizie negative, inevitabilmente ha a che fare con una flessione potenziale dell’umore. Ora, non parlo necessariamente di depressione, ma ci rendiamo conto come è molto più facile sostanzialmente flettere l’umore verso il basso. Quindi, con un’eccezione negativa, in funzione del tipo di notizie che vengono riportate: se 10 a 1 sono notizie negative, l’impatto che ovviamente ci sarà sulla nostra persona avrà la medesima accezione. Quindi, non si può dire che la cronaca è causa di depressione, però altrettanto vero che impatta e porta, veicola l’umore verso quel tipo di direzione.

Effetti sulla salute mentale

E poi, ci sono tutta un’altra serie di fattori che sono proprio legati al tipo di sensazioni che quindi poi andremo a vivere: ad esempio, il senso di impotenza, il senso di insicurezza, piuttosto che il senso di disconnessione. Sono tre aspetti che si innescano nel momento in cui noi non riusciamo a regolare questa sovraesposizione all’informazione, alla notizia appunto, alla cronaca. Per spiegarli brevemente, è facile capire come il senso di impotenza è “non posso fare niente”, cioè siamo vittime di questo mondo terribile; come si può affrontare tutto questo? È una cosa più grande di me. Il senso di insicurezza è “io sono un passeggero della vita, io posso costruirmi nel mio giardino, nella mia casa, la mia sicurezza”. Ma questa cosa può essere spazzata via da un momento all’altro: possono esserci cambiamenti geopolitici, possono esserci cambiamenti sociali, ci possono essere delle guerre e improvvisamente tutto quello per il quale io ho lavorato una vita e che ho provato a costruire, che mi trasmetteva un certo senso di sicurezza, un certo senso di tranquillità, viene spazzato via. In ultimo, il senso di disconnessione, che diventa poi quasi un meccanismo di difesa, ovvero, io metto in atto un allontanamento, faccio un passo indietro rispetto a tutto ciò che sto vivendo o sentendo, dicendo “questo non è parte del mio mondo, io vivo una vita diversa”. Meno male che questa cosa succede dall’altra parte del globo, non mi tocca, non mi tange.

Come gestire l’impatto delle notizie di cronaca

In realtà, è facile capire come tutto questo sia un principio di difesa, cioè un meccanismo che aiuta la persona a vivere l’illusione di non essere toccata da determinati eventi, determinate situazioni, notizie e via discorrendo. La buona notizia in questo senso è che sicuramente si può fare qualcosa, sicuramente si può agire in un qualche modo, ok, per provare a mitigare o comunque diventare controllori del tipo di impatto che questo tipo di notizie può avere su di noi. E ci sono, secondo me, tre aspetti importanti da poter considerare, ovviamente ce ne potrebbero essere molti di più e se si va in rete si trova davvero la qualunque, vi dico i miei perché sono provati sulla mia persona. C’è un sistema di significati che può essere usato per tenere la barra dritta, quindi per tenere ben chiaro in mente perché scegliamo di comportarci in una certa maniera e come possiamo diventare anche piloti e non solo passeggeri, ecco, di tutte queste notizie.

Selezione delle fonti

Innanzitutto, controlliamo e scegliamo e selezioniamo quali sono le fonti, nel senso che possibile leggere tutto ed è, penso, anche sbagliato esporsi a tutto, vale la pena selezionare il tipo di notizie che ci interessa leggere e/o, approfondire e anche il tipo di fonti, cioè quali sono le fonti che sentiamo a noi più affini perché ovviamente cambiando fonte cambia enormemente il tipo di messaggio, quali sono le fonti che apprezziamo, quali sono le fonti che riteniamo in un qualche modo autorevoli in materia, dove dobbiamo andare a pescare le informazioni nel momento in cui, ad esempio, vogliamo approfondire.

Limitare l’esposizione

Limitiamo esplicitamente i tempi in cui ci esponiamo alle informazioni. È chiaro che basta navigare sul web piuttosto che aprire un social e veniamo bombardati di notizie. C’è chi utilizza la bacheca di Facebook piuttosto che la bacheca di Instagram, come il quotidiano ai tempi dei nostri genitori: probabilmente era più semplice, c’era la mezz’ora al mattino, alla sera, a pranzo, in cui si apriva il giornale, si leggeva, si sceglieva quel giornale perché ovviamente era impossibile leggerli tutti e si decideva che cosa approfondire e che cosa non approfondire. Ora è molto più difficile ovviamente perché le sollecitazioni sono ovunque, però, dall’altro lato, noi possiamo scegliere quando informarci, quando leggere le cose, quando approfondirle. Ad esempio, io lo faccio puntualmente un quarto d’ora di solito al mattino e poi lo faccio una mezz’oretta alla sera, questo è la scelta insomma che ho fatto io, non vuol dire che sia giusta o che sia sbagliata, però può essere un consiglio, uno spunto, ecco, di riflessione.

Selezione delle notizie da discutere

Punto numero tre, che secondo me è il più importante: selezioniamo che cosa discutere, ovvero, come dicevo prima, ci sono delle notizie che inevitabilmente ci colpiscono di più e delle notizie che ci colpiscono di meno, questo è legato a tantissimi fattori, alla nostra visione del mondo, ai nostri interessi, alla nostra situazione, infatti adesso quando leggo delle notizie che hanno a che fare con la genitorialità e coi bambini, sicuramente mi rendo conto di essere più sensibile a riguardo. Ora, siccome non possiamo approfondire tutto, ma ci rendiamo conto che ci sono delle cose che ci toccano in una maniera diversa, in questo caso il consiglio è proprio questo: quando ci sentiamo sollecitati da qualcosa, approfondiamo, ovvero, cerchiamo, documentiamo, cerchiamo in quel caso anche delle fonti diverse rispetto a quelle che solitamente utilizziamo per avere un aggiornamento, discutiamone, cioè quindi parliamo con le persone che sono a noi vicine, possiamo discutere con, in questo caso, sì, i vari gruppi che troviamo in rete, cioè nel momento in cui sentiamo qualcosa che ci sollecita, ci tocca, allora, per liberarsi da senso di impotenza, senso di disconnessione, senso di insicurezza, insomma, quello che ho raccontato prima, vale la pena uno, approfondire e due, eventualmente discutere, parlarne, ecco, riuscire a trovare interlocutori coi quali vale la pena approfondire la notizia, approfondire la riflessione a riguardo.

Questi sono un po’ i consigli e le riflessioni a riguardo. Fammi sapere se ti trovi d’accordo!

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.