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La rabbia è un sintomo psicologico?

” Dottore, ma la rabbia è un sintomo psicologico? Devo preoccuparmi?”

Partiamo da questo presupposto: no, la rabbia non è un sintomo psicologico. La rabbia è semplicemente un’emozione, è una delle emozioni di base, come viene descritta da Ekman, uno dei principali studiosi delle emozioni. Ha fatto diversi libri, diversi articoli che, se ti interessa approfondire, puoi andare a leggere perché sono facilmente reperibili già su Google.

Quando la rabbia diventa patologica?

Diciamo che tuttavia può diventare un problema, come? Questo discorso vale per tutte le emozioni: nel momento in cui non si è più in grado di controllarla, o meglio, nel momento in cui non è più la persona a controllare la rabbia, ma è la rabbia a controllare la persona, allora in quel caso tracima, appunto, nel disfunzionale, nel patologico.

Perché dico che questo vale per qualunque tipo di emozione, che siano emozioni di base o meno? Pensiamo, ad esempio, all’ansia. L’ansia, di per sé, non ha nulla di disfunzionale. L’ansia può essere estremamente utile, estremamente adattiva, perché permette alla persona di attivarsi nel momento del bisogno e quindi riuscire a essere presente, prestante, appunto, “sul pezzo”, riuscendo ad attivare tutti i suoi sensi. Diventa disfunzionale quando, anziché compiere questa funzione per la persona, se ne impadronisce, bloccandola.

La funzione adattiva della rabbia

Ma la rabbia funziona esattamente allo stesso modo, ossia non è affatto disfunzionale, anzi, è estremamente adattiva, perché serve per manifestare, ad esempio, un proprio disaccordo, manifestare una propria opinione, per difendersi da qualcosa che può essere considerato come minaccioso, per esempio. Ma può anche diventare, appunto, disfunzionale, ossia quando tracima, supera il controllo della persona e si impossessa della persona stessa.

Quindi non è più la persona a controllare le emozioni di rabbia, in questo caso, ma è l’emozione a controllare la persona. E quindi poi ci possono essere diversi esiti.

Le componenti psicologiche e fisiologiche della rabbia

Come tutte le emozioni, ha sicuramente, come dire, una componente dal punto di vista emotivo, una componente cognitiva, una componente fisiologica e una componente, ad esempio, comportamentale.

Che cosa vuol dire? Che ci sono diversi ambiti e diverse sfere di influenza, appunto, che le emozioni, in questo caso la rabbia, hanno in queste diverse aree di funzionamento della persona.

La componente emotiva della rabbia

Dal punto di vista emotivo, ovviamente, può determinare, permanere in uno stato, far pervenire la persona a uno stato rabbioso, agitato, appunto, di apprensione, di risentimento, di collera.

La componente cognitiva della rabbia

Dal punto di vista cognitivo, può annebbiare, ovviamente, i pensieri. Provate a pensare, ad esempio, a quando noi siamo arrabbiati: perdiamo la lucidità, giustifichiamo alcune azioni che, ad esempio, a mente lucida non ci saremmo mai permessi di fare, con le quali magari siamo in disaccordo. Quante volte nelle litigate si dicono cose che magari non si pensano realmente?

La componente comportamentale e fisiologica

Oppure può generare, ad esempio, degli effetti da un punto di vista prettamente comportamentale, ad esempio lo scoppio d’ira, rompere le cose, diventare aggressivi anche dal punto di vista fisico, o generare dei cambiamenti fisici, fisiologici proprio all’interno della persona: scompensi cardiaci, ipertensione. Ce ne sono, ovviamente, diversi.

Quando la rabbia diventa disfunzionale

Questo per dire che cosa? Che, come tutto e, a maggior ragione, come tutte le emozioni, la rabbia non è un sintomo psicologico: è uno strumento e assolve una funzione, soprattutto adattiva, per la persona. Diventa disfunzionale nel momento in cui tracima il controllo stesso della persona e quindi può essere connessa o concausa, appunto, di patologie psicologiche che possono essere poi progressivamente sempre più gravi.

Rabbia, ansia e depressione

Ad esempio, elevati stati di rabbia sono connessi inevitabilmente all’ansia piuttosto che alla depressione, semplicemente hanno delle manifestazioni che sono molto diverse. In un caso la rabbia è esplosiva, in un caso la rabbia è spesso eterodiretta, mentre in altri, ad esempio nel caso della depressione, spesso la rabbia che c’è ed è molto presente in una patologia di questo tipo è invece, come dire, autodiretta, autogenerata, nel senso che è quasi implosiva, cioè va verso l’interno della persona, sinché la persona appunto non l’ha disattivata.

Ciò non vuol dire che la sua disattivazione sia una calma piatta, una catatonia tranquilla, ma è proprio il contrario, cioè un tumulto di rabbia, di aggressività che, anziché esplodere verso l’esterno, fa implodere appunto la persona.

Quando un’emozione può diventare patologica

Questa, però, è una degenerazione, come ho detto prima. Cioè, l’ansia, la rabbia, la felicità, la gioia: anche la felicità, ad esempio, può essere patologica. Non c’è nel momento in cui, nella fase maniacale, ad esempio, del disturbo bipolare, ci si mette in condizioni di rischio, in condizioni esagerate, in condizioni pericolose, eccentriche, che possono ledere appunto l’incolumità o la stabilità della persona stessa.

La rabbia come emozione adattiva

Quindi la rabbia, allo stesso modo, con qualunque emozione di quelle che ho citato, siano essere come esempio, è soprattutto adattiva, ma diventa disfunzionale e potenzialmente patologica nel momento in cui si impadronisce della persona. Poi le sue manifestazioni possono essere diverse, come dicevo prima: emotive e cognitive, fisiche e comportamentali e, appunto, psicopatologiche, come ad esempio connesse ad ansia piuttosto che a depressione, solo per dire le due principali connessioni appunto alla rabbia.

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