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Paura del rifiuto

Parliamo di paura del rifiuto e facciamo qualche riflessione sia rispetto alle cause che la determinano, sia sulle possibili conseguenze, quindi su come questa poi impatta potenzialmente sulle nostre vite. La paura del rifiuto è quella sensazione di apprensione, tensione, allerta e, nei casi più gravi, paura legata a essere respinti, rifiutati, rigettati, talvolta anche giudicati negativamente da qualcuno. Questa cosa, ovviamente, impatta in maniera importante sulle nostre relazioni, che siano esse di tipo lavorativo, sentimentale, amicale o familiare.

Trasversalità della Paura del Rifiuto

La paura del rifiuto è di solito trasversale ai nostri contesti di vita. Vuol dire che una persona che soffre di questa difficoltà la presenta solitamente in tutti i contesti a cui appartiene: quello sociale, quello amicale, quello familiare, sentimentale, ecc. Talvolta è possibile che questa sia concentrata principalmente in uno di questi ambiti, e gli altri ne siano relativamente salvi o toccati solamente in parte, anche se nella maggioranza dei casi è prevista una trasversalità: il rifiuto impatta tutti i contesti della vita della persona, indipendentemente da quale sia il contesto.

Origine della Paura del Rifiuto

Da dove nasce? Sicuramente è da ricercare l’origine nelle relazioni antiche, nelle prime nostre relazioni, nel senso che è all’interno della relazione con le figure di attaccamento — che siano i genitori, familiari o comunque coloro che ci hanno cresciuti — che nasce la paura del rifiuto. Soprattutto nel momento in cui queste relazioni si basavano su una qualche forma di ricatto, cioè il ricatto morale, più o meno esplicito e più o meno consapevole, da parte di chi lo ha agito.

Non tutti i genitori che poi crescono figli con la paura del rifiuto sono consapevoli di quello che stanno facendo o stanno volutamente manipolando; molte volte le cose vengono fatte anche in buona fede, ma poi hanno degli esiti che possono essere paradossalmente molto gravi.

Meccanismo Psicologico della Paura del Rifiuto

La paura del rifiuto si genera quando, nel momento in cui si giudicano le azioni, i comportamenti diventano termini di valutazione della persona. Anziché essere commentati e valutati come comportamenti, vengono traslati sulla persona stessa, che diventa, in quel ricatto morale, degna o indegna di amore, attenzione o approvazione. Le motivazioni per cui si può arrivare a un ricatto di questo tipo sono diverse: possono essere intrinseche, ad esempio legate alla patologia dei genitori, oppure legate alle contingenze che la vita pone.

Il concetto fondamentale è che la paura del rifiuto si innesca quando l’oggetto viene sempre sostituito o confuso con il soggetto. L’eventuale errore o azione non viene commentato come fine a se stesso, ma diventa rappresentativo della qualità, della bontà e della dignità della persona che l’ha compiuto, ovvero del figlio. Spesso il sistema anticipa le cose: al figlio viene detto cosa deve fare, come ci si aspetta che si comporti, perché altrimenti non sarà degno di amore o affetto.

Ricatto Morale e Impatto Relazionale

Questo è il ricatto: “Se tu non fai quello che ti dico, se non soddisfi le mie aspettative, non sarai degno di amore”. Qui si innesca inevitabilmente la paura del rifiuto, sia quando viene data la presunta possibilità di riuscire a soddisfare le aspettative, sia quando i genitori esplicitano l’incapacità del figlio di soddisfarle — ad esempio trattandolo come la “pecora nera”.

Questa dinamica impatta inevitabilmente sulla vita della persona, sia durante lo sviluppo sia in età adulta, e si ripresenta in molti contesti. Nelle relazioni, sentimentali o amicali, le conseguenze sono enormi: la persona cresce nell’idea di non essere abbastanza, degna o meritevole, nell’idea di non potersi mostrare per quello che è veramente, perché altrimenti sarà rifiutata, umiliata, allontanata o denigrata.

Esiti della Paura del Rifiuto

Questo può portare a due tipi di esiti:

  • Estrema solitudine e isolamento: La persona si isola per evitare il rifiuto e diventa sola, dovendo contare solo su sé stessa, con tutte le fatiche che ciò comporta.
  • Eccessiva accondiscendenza: La persona entra nei contesti sociali, familiari o relazionali, ma non si mostra mai davvero per quello che è, vivendo con il “capo chino”, ossequiosa, in attesa e sempre desiderosa dell’approvazione dell’altro, con tensione costante che l’altro possa abbandonarla.

In entrambi i casi si tratta di gabbie: nel primo caso senza sbarre, ma con totale isolamento; nel secondo caso estremamente strette e vincolanti rispetto alla propria personalità. L’evoluzione è possibile, ad esempio attraverso la terapia, che resta solo una delle vie percorribili per affrontare questi problemi.

Riflessione Finale

In sintesi, è importante considerare:

  1. Quali sono le cause che determinano l’insorgenza della paura del rifiuto.
  2. Quali possono essere le conseguenze di questa paura, che spesso diventa trasversale ai diversi contesti di vita, portando a isolamento o a eccessiva accondiscendenza nei confronti degli altri per paura di essere respinti, rifiutati o allontanati, specialmente in situazioni di conflitto.
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Ecco i prossimi passi
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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.