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Autostima (bassa) e relazione sentimentale

Ci sono diverse riflessioni che possono essere fatte riguardo, soprattutto, alla correlazione tra le due cose e a come queste interagiscono e si influenzano reciprocamente.

Parliamo di quando la relazione inizia, quando prosegue e si sviluppa, e quando finisce, e del ruolo che l’autostima – o meglio, la bassa autostima – può avere in queste diverse fasi.

È facile capire come una bassa autostima, cioè un’autostima per cui si è sempre legati al giudizio dell’altro, alla sua valutazione, all’idea che l’altro mi giudichi (altrimenti io non sono capace di valutare me stesso), porti a dare più peso a ciò che dice l’altro rispetto a ciò che penso io.

C’è tutta questa etero-attribuzione, etero-determinazione, per cui se faccio qualcosa di buono, in realtà è “fortuna”; se faccio qualcosa di sbagliato, è sicuramente colpa mia. Devo riuscire a soddisfare le aspettative dell’altro, perché l’altro mi deve dare un feedback positivo; altrimenti, da solo/a, non sono capace di restituirmi una valutazione oggettiva della situazione o di quello che provo rispetto a me stesso/a e a ciò che ho fatto. Ho bisogno che sia l’altro a dirmelo.

Per questo motivo, adatto anche il mio comportamento per cercare di sollecitare o suscitare feedback positivi, eccetera.

Bassa autostima e inizio di una relazione

All’inizio della relazione, la bassa autostima può essere ostativa, cioè un ostacolo, perché c’è il rischio di non riuscire a mostrarsi per quello che si è, di non riuscire ad aprirsi veramente all’altro, di non lasciarsi trasportare dal flusso delle emozioni e della relazione.

Serve una sufficiente sicurezza in sé per potersi buttare in qualcosa che non si conosce, che può essere estremamente positivo, ma che porta con sé anche dei rischi: il rischio che l’altro non sia quello giusto, il rischio di prendere un abbaglio, il rischio di esporsi a un giudizio.

Quindi, una bassa autostima, all’inizio, può rappresentare un ostacolo. Ovviamente non è sempre così: ci sono persone con bassa autostima che, quando si innamorano o sono attratte da qualcuno, se ne dimenticano, oppure è l’altro/a che “le va a prendere” e propone di darsi un’opportunità. Le storie, insomma, sono infinite. Ma in generale, la bassa autostima può limitare la capacità di esporsi, di mostrarsi e di sentirsi sufficientemente a proprio agio con se stessi per farsi conoscere davvero.

Bassa autostima durante la relazione

Man mano che la relazione si evolve, se l’autostima non cresce – anche solo un po’ – il rischio è alto. L’ideale sarebbe utilizzare la relazione come occasione per imparare ad affermarsi, rispettarsi di più, rafforzare il proprio senso di sé.

Se questo non accade e l’autostima rimane bassa, o addirittura peggiora, allora ci troviamo potenzialmente in una dinamica di manipolazione.

Manipolazione subita

La manipolazione può essere esterna, se il partner controlla, giudica, opprime, fa leva sulla nostra fragilità per esercitare un potere su di noi, usando la nostra bassa autostima come ricatto emotivo.

Manipolazione agita

La manipolazione può essere interna, se siamo noi a manipolare, magari in modo passivo-aggressivo, utilizzando il bisogno di conferme, rassicurazioni e approvazioni per condizionare o governare il comportamento dell’altro.

In questo secondo caso, potremmo anche raccontarci di non esserne consapevoli, ma di fatto limitiamo la libertà dell’altro, che deve stare sempre attento ai nostri bisogni.

Ricapitolando

  • All’inizio, la bassa autostima può essere un ostacolo, perché serve coraggio e fiducia in sé per avviare una relazione.
  • Durante la relazione, se l’autostima non migliora, si può entrare in dinamiche manipolatorie, subite o agite.

Bassa autostima e fine della relazione

Si pensa, un po’ ingenuamente, che la fine di una relazione determini sempre un calo dell’autostima. Non è sempre così.

Alla fine di una relazione, l’autostima può:

  • Crescere, ad esempio se si è stati capaci di interrompere una relazione tossica o manipolatoria, o se si riconosce il valore di ciò che si è costruito e ci si sente pronti a “spiccare il volo” verso nuove esperienze.
  • Diminuire, se la rottura viene vissuta come un fallimento o se eravamo fortemente dipendenti dall’altro per la nostra autovalutazione.

Ci sono casi in cui la fine di una relazione porta dolore, ma anche consapevolezza, forza e determinazione; e casi in cui, invece, abbatte profondamente l’autostima.

Conclusione

Ricorda: l’autostima cambia all’interno di una relazione. All’inizio ha un ruolo, durante lo svolgimento ne ha un altro, e alla fine può assumere significati diversi. Non è scontato che la fine di una relazione determini un calo dell’autostima, come abbiamo appena visto.

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Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

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Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

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Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.