Quando chiamare lo psicologo Home > Psicoterapia come funziona > Percorso psicologico > Quando chiamare lo psicologo Le due categorie di pazienti Quando ha senso intraprendere una psicoterapia? Esistono due categorie di pazienti che si rivolgono a uno psicologo psicoterapeuta. La prima categoria è composta da persone che si rendono conto di avere un problema e chiedono aiuto con consapevolezza. Si presentano dallo psicoterapeuta dicendo: “Ho questa difficoltà. Da solo faccio fatica. Ho bisogno di una consulenza o comunque di un lavoro con un professionista. Per questo mi sono rivolto a lei: mi dica cosa c’è da fare e lavoriamo insieme per risolvere il problema.” Non è un approccio diverso da quello che avrebbero con un dentista per un mal di denti o con un ortopedico per un problema articolare. La seconda categoria, invece, è quella degli scettici. Sono coloro che affermano di non aver mai creduto nella psicologia. Dicono cose come: “Non è una questione di fede, ho sempre pensato di essere forte. Non è una questione di debolezza, ho sempre creduto che non avrei mai avuto bisogno di una figura come la sua. Però, siccome ho questa difficoltà e mi è stato consigliato di consultare uno specialista, e siccome magari può essere utile, mi dica lei se ho bisogno di intraprendere un percorso oppure no.” Le risposte a questi due tipi di pazienti variano e, in particolare nel caso della seconda categoria, occorre affrontare alcune false credenze che spesso accompagnano la loro visione della psicoterapia. I due fattori discriminanti nella scelta di iniziare un percorso Ciò che è davvero decisivo nel valutare se iniziare o meno una psicoterapia dipende da due aspetti fondamentali: Quanto il problema è comprensibile Quanto il problema è invalidante Solo nel caso in cui il problema sia comprensibile e non invalidante si può considerare di affrontarlo da soli, almeno in una fase iniziale. In questi casi, si può provare a lavorare su se stessi in autonomia, senza necessariamente l’intervento di un professionista. In tutti gli altri scenari – quando il problema è comprensibile ma invalidante, quando non è comprensibile (a prescindere dal suo livello di invalidazione) – rivolgersi a uno psicoterapeuta diventa necessario. Differenti livelli di difficoltà e la necessità di aiuto Ci sono situazioni più complesse, in cui il problema non è comprensibile ed è altamente invalidante. In altri casi, invece, il problema potrebbe non essere comprensibile, ma allo stesso tempo non gravemente invalidante. Questo suggerisce che esistono livelli differenti di difficoltà psicologiche: alcune più lievi, altre più impattanti sulla vita quotidiana. Questa distinzione si applica sia ai sintomi psicologici veri e propri (come un attacco di panico o la depressione) sia alle difficoltà legate a momenti di vita complessi, che non si manifestano con sintomi clinici ma possono comunque generare grande conflitto interno e sofferenza. Pensiamo, ad esempio, alle decisioni difficili da prendere, ai dilemmi esistenziali o a scelte che mettono in discussione il proprio percorso di vita. Quando si può provare a gestire il problema da soli? In generale, puoi scegliere di non chiedere aiuto nel momento in cui il problema è comprensibile e non è invalidante. Questo significa provare a muoverti autonomamente, utilizzando le tue risorse personali, per un periodo di tempo limitato. Se però non trovi una soluzione, è opportuno rivolgersi successivamente a uno psicoterapeuta. Quando è necessario rivolgersi a uno specialista? In tutte le altre combinazioni, è essenziale chiedere aiuto: Il problema non è comprensibile ed è invalidante Il problema non è comprensibile ma comunque invalidante Il problema è comprensibile, ma nonostante ciò è invalidante In questi casi, solo il contributo di uno specialista può fornire gli strumenti per trovare una soluzione e intraprendere la giusta direzione per affrontare la difficoltà.