Perchè lo psicologo non parla di sé Home > Psicoterapia come funziona > Perch lo psicologo non parla di s Le domande più comuni “Dottore, lei è sposato? Ha figli? Dove va in vacanza quest’estate?” Sono domande che mi vengono fatte spesso, soprattutto quando si è già instaurata una certa alleanza terapeutica dopo qualche incontro. È normale che, all’interno della relazione terapeutica, alcuni pazienti sviluppino curiosità nei confronti del loro terapeuta. Queste domande possono sorgere spontaneamente nel corso della conversazione, poiché conoscere meglio chi si ha di fronte aiuta a sentirsi più a proprio agio. Il ruolo del terapeuta: perché non risponde? Nonostante questa curiosità sia comprensibile, tendo a non rispondere a queste domande, perché il focus deve rimanere sul paziente. La terapia è uno spazio dedicato interamente a lui, e parlare di me rischierebbe di spostare l’attenzione su aspetti che non sono rilevanti per il processo terapeutico. In alcuni casi, quando un paziente diventa particolarmente insistente, il mio rifiuto di rispondere può apparire più netto. Questo però non significa che io voglia essere distante, saccente o che mi consideri superiore. Spesso i pazienti possono interpretare questa chiusura come un segnale di distacco, ma in realtà ha una funzione ben precisa all’interno del percorso terapeutico. Le neo-strutture terapeutiche: cosa sono e perché sono importanti? Nel percorso terapeutico esistono le cosiddette neo-strutture terapeutiche, ossia processi mentali che contribuiscono al cambiamento dell’individuo. Si tratta di meccanismi interni che aiutano il paziente a elaborare i propri pensieri e a sviluppare un dialogo interno con il terapeuta. Per spiegare meglio questo concetto, facciamo un esempio: dopo un certo periodo di terapia, un paziente inizia a riconoscere il tipo di domande che il terapeuta gli pone e le riflessioni che gli suggerisce. Nel momento in cui si trova ad affrontare una difficoltà nella vita quotidiana, può iniziare a chiedersi: “Cosa mi direbbe il mio terapeuta in questa situazione? Quale domanda mi porrebbe per aiutarmi a riflettere?” Questi pensieri fanno parte delle neo-strutture terapeutiche: sono il segno che il paziente sta interiorizzando il processo terapeutico e che sta sviluppando un dialogo interno che gli consente di affrontare autonomamente le proprie difficoltà. L’importanza dello “spazio bianco” nella terapia Ma cosa c’entra tutto questo con il fatto che il terapeuta non parla di sé? C’entra eccome. Se il paziente conoscesse molte informazioni sul terapeuta—chi è, cosa fa, cosa pensa, come reagirebbe in determinate situazioni—questo influenzerebbe il processo terapeutico. Invece di proiettare i propri pensieri e le proprie soluzioni su uno “spazio bianco”, il paziente rischierebbe di basarsi su ciò che il terapeuta pensa realmente, anziché elaborare autonomamente le proprie risposte. Lo spazio bianco è fondamentale: permette al paziente di esplorare i propri pensieri senza essere condizionato dalle esperienze o dalle opinioni personali del terapeuta. Se il paziente sapesse esattamente cosa farebbe il suo terapeuta in una determinata situazione, non sarebbe più libero di costruire il proprio ragionamento, ma tenderebbe semplicemente a ripetere ciò che crede il terapeuta farebbe. Questo andrebbe contro l’obiettivo della terapia, che è aiutare il paziente a sviluppare una propria autonomia decisionale e riflessiva. Conclusione Quando il terapeuta sceglie di non parlare di sé, non lo fa per mantenere un atteggiamento distaccato o perché si considera superiore. Non è una questione di riservatezza o di freddezza, ma una scelta consapevole e funzionale alla terapia. Le neo-strutture terapeutiche sono strumenti fondamentali nel percorso terapeutico: affinché possano funzionare, il terapeuta deve rimanere uno spazio bianco su cui il paziente può proiettare i propri pensieri e idee. Questo consente al paziente di sviluppare un dialogo interno costruttivo e di acquisire maggiore autonomia nel processo decisionale. La terapia non è un luogo in cui si scambiano informazioni personali, ma uno spazio in cui il paziente è libero di esplorare se stesso, senza distrazioni e senza condizionamenti.