Lo psicologo cura tutto? Home > Psicoterapia come funziona > Lo psicologo cura tutto “Lo psicologo psicoterapeuta può curare qualsiasi problema psicologico?” Il dottore, lo psicologo cura tutto? O meglio: lo psicologo psicoterapeuta cura qualunque tipo di patologia, difficoltà o problema esistenziale che abbia natura psicologica? Domanda interessante a cui innanzitutto rispondo (anche se non si fa) attraverso un’altra domanda: un insegnante può insegnare tutto? Uno sportivo può praticare tutti gli sport? Un meccanico è in grado di aggiustare qualunque cosa? Ovviamente, in linea teorica, sì: un insegnante può insegnare qualunque cosa, uno sportivo può praticare qualunque sport, un meccanico è in grado di aggiustare tutto, uno psicologo psicoterapeuta può curare qualunque tipo di disturbo di tipo psicologico. Peccato che nella realtà, nella pratica, non sia così. Perché uno psicologo deve specializzarsi Poiché un insegnante, per essere bravo, per eccellere e quindi per fare bene il suo mestiere, deve specializzarsi in una o due materie, un meccanico deve specializzarsi in alcuni tipi di motori, in alcuni tipi di macchinari, uno sportivo deve scegliere qual è il suo sport principale per poterlo praticare bene e per poter ottenere degli ottimi risultati. Allo stesso modo, uno psicologo deve essere specializzato. Uno psicologo psicoterapeuta, in alcuni tipi di patologie, in alcuni tipi di difficoltà, in alcune tipologie di terapia, in alcune fasce di età e via discorrendo. La scelta degli ambiti di intervento Perché faccio questo discorso? Perché io stesso, essendo psicologo psicoterapeuta, mi sono dovuto, tempo fa ormai, approcciare alla professione e mi sono reso progressivamente conto che, per riuscire a fare bene il mio mestiere, per riuscire a essere verticale nella mia specializzazione, dovevo scegliere degli ambiti di intervento e quindi, per riuscire a fare bene alcune cose, dovevo necessariamente dire no ad altre. Dovevo necessariamente accettare di non essere specializzato in altre, o meglio, per riuscire a fare bene, quindi, riuscire ad avere competenze molto specifiche, molto verticali su alcuni tipi di disturbi e patologie e tipologie di terapia, inevitabilmente dovevo mettere da parte, appunto, la volontà di curarne delle altre. E quindi, mano a mano che mi arrivavano le richieste da parte dei potenziali clienti, pazienti, di persone che chiedevano aiuto, mi sono trovato nel problema etico e deontologico di dire: “Bene, però io sono esattamente la persona giusta? Sono proprio il professionista di cui hanno bisogno?” E quindi ho cercato, ovviamente, la risposta. La risposta è no, non sempre, perlomeno non in tutte le patologie, non in tutte le richieste che ricevo o che ricevevo. Lavorare in équipe per offrire un aiuto specializzato E quindi ho detto: come posso affrontare questo? Come posso riuscire a offrire alle persone che si rivolgono a me un aiuto concreto, un aiuto specializzato, un aiuto necessario e utile alle loro problematiche specifiche? Ho creato un’équipe, ho creato un team di professionisti in cui ognuno di noi ha delle specializzazioni diverse, poiché lo psicologo, come tutte le altre tipologie di professione, non può vivere dello stereotipo della tuttologia, cioè uno psicologo non può essere in grado di curare bene tutte le patologie. Uno psicologo deve verticalizzare, deve essere capace di curare nello specifico alcuni tipi, ridotti appunto, di difficoltà, patologie, sintomi, problemi esistenziali, come sto dicendo. E quindi ho creato un’équipe in cui ognuno dei suoi componenti ha una particolare specializzazione o due particolari specializzazioni. Le diverse specializzazioni in psicoterapia Questo avviene sia in termini, come dicevo, di sintomi: magari ci sono dottori che sono specializzati in tradimento, problemi sessuali, attacchi di panico, ansia, depressione, disturbi di personalità. Ce ne sono tantissime, ovviamente. In alcuni tipi di terapia, ad esempio la terapia individuale, la terapia di coppia, la terapia familiare, con particolari orientamenti: il sistemico-relazionale, l’analisi transazionale, lo psicodinamico, lo psicanalitico e via discorrendo. Ovviamente ce ne sono altri. E in particolari fasce d’età: l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta, la terza età. I vantaggi di lavorare in équipe Questo che cosa comporta? Comporta che, all’interno dell’équipe di MIND, noi riusciamo a connettere la persona con il professionista giusto. Questo perché? Perché appunto riusciamo a essere verticali, ognuno di noi tratta un numero ridotto di disturbi e fa solo quello, quindi lo fa, presumibilmente, molto bene. Perché? Perché tutta la sua pratica clinica, tutta la sua esperienza clinica viene giocata proprio su un numero ridotto di patologie, di difficoltà, di disturbi, di problemi esistenziali, come ho già detto. Il supporto dell’équipe nella pratica clinica Questo è un primo vantaggio. Un secondo vantaggio del poter lavorare in équipe è sicuramente il fatto che non si gioca la terapia all’interno del rapporto uno a uno, o meglio, non solo del rapporto uno a uno, cioè paziente e terapeuta all’interno della stanza, ma paziente-équipe. Ossia, il terapeuta può avere il supporto, anzi ha il supporto costante dell’équipe, sia tramite delle riunioni di intervisione e di supervisione, in cui prepara singolarmente ogni colloquio successivo che viene svolto con la persona, con qualunque paziente esso segua, mano a mano che si va avanti nella terapia. Questo permette quindi di migliorare l’idea clinica, di avere un aiuto nel poter considerare magari aspetti che non si erano presi in considerazione in autonomia e di avere anche un gruppo più esteso, con cadenza mensile, di professionisti e colleghi a disposizione nell’affrontare magari un caso particolarmente complicato per il quale si vuole chiedere aiuto. E quindi questa cosa permette, da una parte, di essere sicuramente precisi, costanti e puntuali nella preparazione di ogni singolo caso e, dall’altra, di godere del contributo ovviamente di altri professionisti che preparano insieme al terapeuta che conduce poi nella stanza il caso singolo, appunto la terapia con la persona che chiede aiuto, e che quindi ne migliora inevitabilmente la qualità della prestazione erogata. Un intervento terapeutico più strutturato C’è un terzo vantaggio. Il terzo vantaggio è che lavorare in équipe e strutturare una metodologia di questo tipo permette di risolvere lo stereotipo che molto spesso le terapie sono fumose, indefinite, infinite. Questo perché riuscire a strutturare un intervento modulare, per come viene fatto all’interno dell’équipe MINDS, permette al paziente di avere un senso di concretezza immediato, di sapere esattamente a che punto del suo percorso terapeutico si trova e di sapere quali sono gli obiettivi che la terapia si pone. Questo perché strutturiamo l’intervento facendo sempre 3-4 incontri massimo, chiamati di consultazione, che hanno lo scopo di riuscire a definire il problema, capire quali sono le cause, le origini, quali sono i fattori che ne determinano non solo l’insorgenza, ma anche il mantenimento, e quindi poi che cosa deve essere fatto per poterlo affrontare. In modo tale che, appunto, ripeto, il paziente abbia ben chiaro sempre in testa in che direzione si sta andando, a che punto della terapia si trova, quanti colloqui ci potrebbero ancora volere, quanto tempo potrebbe ancora volerci per risolvere il problema e via discorrendo. Quindi, lo psicologo cura tutto? Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: uno psicologo cura tutto? Uno psicologo psicoterapeuta può curare qualunque tipo di patologia, potenzialmente sì, ma solo nella teoria. Per riuscire a essere efficaci, per riuscire a essere verticali nella propria qualità, quindi nella propria capacità e nella propria competenza di erogare psicoterapia, ci si deve inevitabilmente specializzare appunto in alcune patologie, una, due, tre al massimo, in alcuni tipi di terapia, come dicevo prima, legati alla fascia d’età o alla tipologia, appunto, alla convocazione, che può essere individuale, di coppia o familiare. E quindi rivolgersi a un’équipe e avere un’équipe strutturata comporta non solo il vantaggio di riuscire a individuare il professionista giusto per la persona giusta, ma anche di avere un rapporto non solo one to one, quindi paziente-terapeuta, ma one to many, paziente-équipe, e quindi permettere di strutturare un intervento modulare in cui il paziente, la persona che si rivolge a noi, ha sempre chiaro a che punto si trova del percorso terapeutico, quali sono gli obiettivi che ci si pone e quali sono i tempi necessari per poter risolvere il proprio problema.