La psicoterapia non deve essere infinita e indefinita Home > Psicoterapia come funziona > La psicoterapia non deve essere infinita e indefinita 2 La psicoterapia non deve e non dovrebbe essere indefinita e infinita. Si sente molto spesso dire: “So quando ho iniziato la terapia, ma non so quando finirà”. Questo accade perché, da un lato, è uno stereotipo sulla professione, ma dall’altro gli interventi psicoterapeutici oggi non sono più così indefiniti o nebulosi da comprendere. Consapevolezza dei tempi e dei modi della terapia Dal lato del paziente che si rivolge a un terapeuta, e dal lato del terapeuta stesso, soprattutto alla luce della riflessione che facevamo qualche settimana fa su come è cambiato il sistema di significati della terapia all’interno della trasformazione che la società sta vivendo, emerge un aspetto culturale nuovo: la terapia prevede che ci sia consapevolezza da parte della persona che chiede aiuto non solo dei tempi, ma anche dei modi della terapia. È importante riuscire a definire, dopo una primissima fase di consultazione, quali sono gli obiettivi che la terapia si pone, in modo che, tramite questa co-costruzione nel dialogo tra persona e terapeuta, si possa chiarire cosa è verosimilmente raggiungibile e in quali tempi. Il ruolo della fiducia e della chiarezza Per riuscire a fare questo è necessario certamente un clima di fiducia, ma anche la possibilità di parlarne apertamente, così che il paziente — soprattutto se si tratta della sua prima esperienza — sappia esattamente in che direzione si sta andando e cosa è legittimo aspettarsi dal percorso intrapreso. Il concetto di modularità in psicoterapia Per questo sempre più spesso, all’interno della stanza di terapia, trova spazio il concetto di modularità: la strutturazione dell’intervento per step, passaggi, momenti, blocchi. Questo permette che sia sempre chiaro cosa si sta facendo, con quali obiettivi, con quali modalità e in quali tempi. Inoltre, quando un modulo di terapia viene concluso, è possibile decidere se e quali altri nuovi capitoli aprire. Naturalmente, sto schematizzando: non è realistico dire “in tre incontri affrontiamo questa cosa, in quattro incontri affrontiamo quest’altra”. È più verosimile dirsi che “ci prenderemo più o meno uno o due incontri per affrontare questo tema e, lavorando in questa direzione, è probabile che in quel tempo si raggiunga tale obiettivo”. Semplifico e irrigidisco volutamente lo schema per renderlo comprensibile. I vantaggi di un approccio modulare Questo approccio modulare, oltre a offrire al paziente chiarezza su cosa si sta facendo e cosa può aspettarsi — con il conseguente vantaggio di una maggiore aderenza al percorso — permette un altro aspetto fondamentale: la possibilità di scegliere esplicitamente il grado di profondità da dare al proprio percorso terapeutico. Accade spesso che il paziente possa sentirsi forzato, o portato dal terapeuta in una direzione che non desidera. Non perché non riconosca il valore di lavorare su certi aspetti, ma perché non li ritiene utili in quel momento, o non è quello il motivo per cui si è rivolto al terapeuta, o semplicemente non ha voglia, in quella fase della sua vita, di affrontarli. Strutturare un percorso modulare permette proprio questo: scegliere fino a dove arrivare, come arrivarci e quale grado di profondità attribuire alla propria terapia. Conclusioni: i due grandi vantaggi della psicoterapia modulare In sintesi, i due grandi vantaggi di questa evoluzione della psicoterapia sono: Rendere il paziente consapevole di cosa è legittimo aspettarsi, dei tempi e dei modi per raggiungere un obiettivo, favorendo così aderenza, collaborazione e partecipazione attiva. Dare la possibilità di scegliere il livello di profondità da attribuire al proprio percorso, rendendo la terapia più flessibile e rispettosa dei bisogni personali.