Terapia: come si affronta la pausa estiva? Home > Psicologia della coppia > Terapia come si affronta la pausa estiva Il problema della sospensione della terapia durante le ferie Come faccio a superare l’estate senza fare psicoterapia? Questa è una domanda che molto spesso viene fatta quando ci si avvicina alla pausa estiva o, ad esempio, alla pausa invernale, comunque in qualunque momento di ferie programmato che prevede un’interruzione degli incontri. Molte persone sono spaventate da questo e quindi si chiedono: “cosa si potrebbe fare?”, oppure pensano “è tutto inutile”. Altri, ad esempio, chiedono: “ha senso iniziare un percorso di terapia se tra un mese andrò in ferie?”. Tutte domande che, ovviamente, chi si trova ad affrontare una difficoltà si pone giustamente. Quando la pausa terapeutica è programmata Partiamo da questo presupposto: è sicuramente importante, prima di tutto, considerare le motivazioni della pausa e il perché la terapia debba essere interrotta o sospesa per un periodo. È chiaro che è molto diverso interrompere una terapia che già prosegue da sette-otto mesi piuttosto che interrompere o sospendere una terapia proprio dopo uno o due incontri, per un periodo ad esempio di vacanza. La pausa come possibile risorsa terapeutica Nel momento in cui la pausa è programmata non è affatto un limite, anzi, come ci insegna la psicoterapia, il vincolo può diventare una risorsa. Ciò significa che, a meno che la pausa non sia obbligata e improvvisa, quindi non preventivata, essa può diventare un momento di lavoro all’interno del percorso terapeutico anche senza contatti diretti con il terapeuta. Sapendo che la pausa arriverà, può essere trasformata in risorsa e non in vincolo, perché si possono osservare alcune dinamiche, possono essere assegnati compiti o esercizi che non significano “tornare sui banchi di scuola”, ma piuttosto prestare attenzione mirata a determinate dinamiche, provare ad agire cambiamenti, fare prove, tentativi ed errori, e tornare quindi inevitabilmente con un bagaglio che magari non saremmo riusciti a costruire nel tempo se ci fossimo visti con regolarità settimanale con il terapeuta. Questo permette anche di raccogliere molte informazioni diverse, quindi con un significato differente rispetto al lavoro continuativo. Questo è sicuramente un aspetto cruciale. L’impatto della pausa nella vita quotidiana e nelle relazioni C’è poi da considerare che durante l’estate, visto che ci stiamo avvicinando a questo periodo, tutto effettivamente viene messo in pausa o quasi. Pensate a quante volte coppie in crisi riescono comunque a godersi l’estate, oppure persone in difficoltà sul lavoro riescono a vivere un periodo di vacanza più leggero. Spesso, soprattutto quando le pause sono programmate, permettono di staccare in tutti i sensi, talvolta anche dalle difficoltà che ci portiamo dietro, siano esse di carattere lavorativo o personale. La disponibilità del terapeuta durante la pausa Infine, c’è da considerare anche questo aspetto: il terapeuta, soprattutto nel momento in cui c’è un’urgenza o ci si trova in una fase delicata della terapia, può anche essere disponibile in alcuni momenti prestabiliti durante le ferie. Questo accade soprattutto quando le ferie del terapeuta si incastrano male con quelle del paziente e si prevede quindi una pausa molto lunga. Può succedere che il terapeuta, in accordo con il paziente, definisca alcuni momenti in cui sia possibile, ad esempio, rispondere al telefono o rimanere disponibile nel caso succeda qualcosa. Pensiamo a situazioni in cui la persona sta aspettando una notizia importante o una data fatidica: in quei casi il terapeuta può mettersi a disposizione, ovviamente a seconda della situazione e del setting concordato. Per ogni realtà è diverso: nei nostri centri, ad esempio, questo viene fatto con regolarità. Se ci sono urgenze o momenti specifici, da parte mia o da parte nostra non costa nulla prendersi mezz’ora in una settimana o in due settimane di vacanza per rispondere a una persona con cui si sta lavorando. Conclusioni: come vivere la sospensione della terapia Questo è il mio punto di vista rispetto alla sospensione della terapia durante le ferie, siano esse estive o invernali: valutare bene il momento in cui la sospensione avviene, imparare a vederla non necessariamente come un vincolo ma anche come una risorsa, un momento in cui cambiare il registro di lavoro e il tipo di lavoro che viene fatto. Bisogna anche comprendere che durante la pausa estiva o invernale le ferie determinano, per definizione, un periodo “in bolla”, in cui molte cose si attenuano ma allo stesso tempo molte cose si attivano. Infine, è importante valutare situazione per situazione anche le disponibilità in momenti specifici, in modo da non lasciare o non far sentire troppo sola, soprattutto nel momento del bisogno, una persona che sta chiedendo aiuto.