Perchè non supero la rottura? Home > Psicologia della coppia > Perche non supero la rottura 2 “Dottore, non riesco a toglierlo dalla testa, non riesco ad andare oltre, non so come fare, non capisco che cosa succede.” Come leggiamo in questo quesito che spesso mi viene posto approfondiamo ora quali potrebbero essere i motivi per cui non si riesce effettivamente ad andare oltre, cioè a elaborare una rottura. I principali motivi che bloccano l’elaborazione di una rottura Sono principalmente due. Il rifiuto del lutto: quando non si accetta la fine della relazione La prima possibilità è quella di essere rimasti incastrati nell’elaborazione del lutto: non ci si capacita di come la relazione possa essere terminata, non si è d’accordo sull’interruzione della relazione, si pensa che l’altro stia mentendo nella volontà di interrompere la relazione. Cioè non si crede davvero alla fine della relazione. E non è solo in termini di speranza, è proprio in termini di convinzione. Rimane la volontà di ritrovare l’altro, rimane la volontà di dare una seconda possibilità, rimane comunque l’idea di non credere effettivamente fino in fondo che la decisione dell’altro sia tale. E quindi si rifiuta, si rifiuta, si rifiuta il lutto; si distanzia l’interruzione, la sentenza, la chiusura, la fine stessa della relazione. Si rimane in una qualche attesa, facendo dei tentativi, più o meno espliciti, per poterla riattivare. La paura di perdere una parte di sé dopo la separazione La seconda possibilità è quella legata invece all’idea di avere lasciato all’interno della relazione qualcosa, una parte di sé, che non si sarà più capaci di ritrovare al di fuori: quindi o da soli o all’interno di una nuova relazione. Non solo non si è capaci di mettere a fuoco i propri bisogni, quelli che sono stati soddisfatti o non soddisfatti all’interno della relazione, ma quella parte di sé che veniva soddisfatta dalla relazione la si attribuisce addirittura all’altro. Cioè: non è un mio bisogno, non era una parte di me, ma era qualcosa che l’altro portava all’interno della relazione e che a me faceva stare bene. Attribuire all’altro ciò che in realtà è un proprio bisogno Non ci si riesce ad attribuire questo bisogno, questa competenza, questa qualità, ma la si attribuisce all’altro. E si è convinti che senza l’altro questa cosa non sarà mai più ottenibile, senza invece riuscire a vedere che è un bisogno magari non conosciuto, non espresso, con il quale l’altro, il mio ex partner, risuonava ed era capace di far emergere. Queste sensazioni, queste emozioni vengono attribuite all’altro anziché a se stessi. Cosa che ovviamente non è così, perché se anche l’altro è capace di portare qualcosa all’interno della relazione, se questo non risuona in noi, se non entra in contatto con le nostre corde, se non tocca dei nostri bisogni, noi non ne siamo sensibili, non ne siamo suscettibili, sostanzialmente non ce ne curiamo. Perché non si riesce a superare una relazione finita Queste sono le due modalità, i due motivi sostanziali per cui non si riesce ad andare oltre: o perché si è convinti che la relazione non sia effettivamente finita, quindi non si crede al giudizio, alla sentenza, e non è solo una questione di volontà, oppure perché si è convinti di lasciare all’interno della relazione una parte di sé che non si pensa possa essere ulteriormente soddisfatta in futuro, da soli o tramite la presenza di un nuovo partner. Questo accade perché non si attribuisce questo bisogno a se stessi, ma lo si vede come qualcosa di esterno, non come qualcosa che il partner portava all’interno della relazione. Riconoscere i propri bisogni per andare oltre una rottura Ovviamente così non è, perché se questo qualcosa che il partner portava all’interno della relazione non fosse stato effettivamente per noi importante, se non avesse contattato alcuni nostri bisogni, evidentemente non avrebbe suscitato questo tipo di emozione. Quindi dobbiamo essere capaci di mettere a fuoco quali sono state queste risonanze, quali sono stati i bisogni soddisfatti, capire che questi bisogni sono nostri e provare anche a cercarli altrove: dentro di noi o all’interno di una nuova relazione.