Matrimonio è sinonimo di monotonia? Home > Psicologia della coppia > Matrimonio e sinonimo di monotonia “Dottore, il matrimonio è davvero sinonimo di monotonia?” Mi sono arrivate tante domande ultimamente sul tema matrimonio. Abbiamo già ampiamente parlato di amore, di innamoramento e anche del matrimonio come “tomba dell’amore”. Perché il matrimonio viene associato alla monotonia Rispetto al tema della monotonia, però, ci sono una serie di concetti che forse è bene andare ad esplorare. Quando mi sento dire che il matrimonio è sinonimo di monotonia, mi viene innanzitutto da pensare che ci siano delle idee errate, o comunque delle convinzioni sbagliate, rispetto al matrimonio stesso. Quando si paragona il matrimonio alla monotonia è perché, in qualche modo, il matrimonio rappresenta o viene vissuto come un punto di arrivo all’interno della relazione. Ahimè, è esattamente il contrario: il matrimonio dovrebbe essere, non necessariamente un punto di partenza — perché magari prima c’è stata una convivenza, una relazione lunga — ma una sorta di check point. Un “ok, sigilliamo, consolidiamo le basi, ufficializziamo anche nei confronti della società il nostro amore, la nostra unione… e da qui ripartiamo”. Il matrimonio non è un punto di arrivo, ma un checkpoint Invece molte persone vedono il culmine della relazione nella giornata del matrimonio, nel momento — o nell’anno — del matrimonio, e poi si inizia un progressivo declino. Questo è legato, a mio modo di vedere, a tutta una serie di convinzioni errate che non portano più a coltivare la coppia. L’importanza degli obiettivi comuni nella coppia Ad esempio, non vengono definiti degli obiettivi comuni: quali sono i prossimi passi? Durante il fidanzamento abbiamo ragionato su come sarebbe stato bello creare una famiglia, sposarci, avere la nostra casa, il nostro nido, la nostra intimità. Tornare dalle vacanze e avere la sensazione che non siano finite, perché riapriamo la porta di casa e siamo di nuovo “noi”. Il tema è che, nel matrimonio, una volta raggiunto questo culmine, è come se questi obiettivi venissero persi, abbandonati, messi in soffitta o, ancora peggio, non venissero proprio definiti. Quindi: ok, ora siamo sposati, abbiamo il certificato, agli occhi del mondo siamo marito e moglie… e ora vediamo dove va questa barca. Come se molte coppie, finito l’entusiasmo iniziale, si lasciassero andare alla deriva. Routine e monotonia: cause o conseguenze? In questa circostanza tendenzialmente si innesca quella che viene chiamata “routine”, vista come causa del logoramento del matrimonio. Ma in realtà è la conseguenza di qualcosa che non è stato definito prima: gli obiettivi, meglio ancora gli obiettivi comuni. La trappola del “abbiamo tempo” nel matrimonio L’altro tema è la “trappola del tempo”. Molti, una volta sposati, iniziano con il “abbiamo tempo, non c’è bisogno di definire tutto subito, possiamo prendercela con calma”. Ormai hanno raggiunto mete importanti nella relazione e pensano: vediamo come va. Peccato che questo tempo, richiesto per affermare la propria libertà o per non sentirsi pressati dalle incombenze del matrimonio (che per alcuni rappresenta una gabbia mentale), diventi controproducente. Il non definire obiettivi o sviluppi futuri, proprio perché si vuole mantenere autonomia e libertà, è in antitesi con il concetto stesso di matrimonio. Mi sposo, concretizzo qualcosa, lo rendo ufficiale agli occhi della società… ma quando devo progettare, dico “aspettiamo”. Non definisco obiettivi comuni, mi prendo tempo… e così il matrimonio viene messo in pausa e perde il suo significato. Dalla mappa al territorio: cosa cambia dopo il matrimonio Perché succede questo? Perché spesso si passa dalla fase di innamoramento e progettazione (anche lunga) al matrimonio spostando lo sguardo dalla “mappa” della vita al “territorio” della vita. Quando si è fidanzati o si progettano le nozze, lo sguardo è sulla mappa: dove vogliamo andare, quali obiettivi vogliamo raggiungere, quali strade percorrere. Poi c’è il territorio: il sentiero reale, fatto di salite, discese, difficoltà, pioggia, fango. Chi è innamorato è disposto ad affrontare queste fatiche perché ha chiara la mappa. Sa dove vuole andare. Quando ci si sposa, invece, è come se quella mappa venisse stracciata e buttata via, e si iniziasse a vivere alla giornata, concentrandosi solo sul territorio. Ma se guardo solo il sentiero e questo non è sempre “rose e fiori”, allora inizio a chiedermi: “Ma perché mi sono sposato? Forse stavo meglio prima”. E si dà la colpa al matrimonio. Perché serve una direzione nella relazione di coppia In realtà, il problema è che la mappa è stata buttata via. Per affrontare una relazione è sempre necessario avere in testa una direzione. Il matrimonio non è un punto di arrivo: è una baita lungo il percorso, un checkpoint da cui ripartire. Bisogna fermarsi, rimettere la mappa sul tavolo e tracciare nuove rotte, nuovi obiettivi, nuove strade. Sapere dove si sta andando, dichiararlo, condividerlo. Così non si cade nella trappola del “c’è tempo” usato per evitare di scegliere. Perché scegliere un progetto di vita insieme comporta autonomia, sì, ma anche responsabilità e presenza reciproca. Il vero significato del matrimonio: impegno e continuità Allora il matrimonio non diventa monotonia. Diventa rassicurazione, diventa un patto: nonostante il sentiero sia impervio, io resto. Non mollo alla prima difficoltà. Mi impegno a esserci — nella buona e nella cattiva sorte. Conclusione: la monotonia è davvero colpa del matrimonio? La monotonia, quindi, non è il matrimonio. Può essere, piuttosto, la tomba del matrimonio. Ma è una conseguenza, non la causa. Nasce dal fatto che le persone non si fermano a ridefinire la propria mappa, a tracciare nuove strade. Pensano di essere arrivate, e iniziano a vivere “day by day”, concentrandosi solo sul territorio. E siccome quel territorio non sarà mai sempre facile, inevitabilmente arriva il momento in cui si pensa che qualcosa non vada — e si dà la colpa al matrimonio. Tuttavia problema, in realtà, è altrove.