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“Lo faccio per lui/lei”, giusto o sbagliato?

“Non interrompo la relazione perché il mio partner sta vivendo un momento estremamente complicato: faccio bene o faccio male?”

Questa è una domanda che mi è arrivata, come tante altre, attraverso i socia. A mio avviso è molto interessante poiché apre diversi interrogativi.

Esiste una scelta giusta o sbagliata quando il partner è fragile?

Premesso che non esiste una risposta giusta o sbagliata: non c’è nulla di più assoluto del “giusto” o “sbagliato” all’interno di una relazione, a meno che non si sfoci in situazioni di violenza o in condizioni molto più delicate e rischiose. In generale, non esiste un giusto o uno sbagliato: ci sono tantissime variabili e implicazioni in gioco che devono essere considerate.

Restare per amore, paura o senso di responsabilità?

Ad esempio: ti rendi conto di voler bene a questa persona, nonostante la storia pensi debba giungere al termine, e la vedi particolarmente sofferente. Non so a che tipo di difficoltà tu percepisca nel tuo partner, però dall’altro lato ti dici che questa ulteriore “batosta”, questa ulteriore fatica portata dall’eventuale interruzione della relazione, potrebbe andare a sconvolgere ulteriormente la situazione o ad aggravare questa crisi e queste difficoltà.

Allora scegli di stare vicino, magari per paura di essere un ulteriore danno per una persona che sta vivendo una condizione di fragilità.

Dall’altro lato, potresti farlo anche in funzione di riconoscenza: indipendentemente dal fatto che l’amore sia finito, vuoi talmente bene a questa persona che, in questo momento, scegli di starle vicino per aiutarla a traghettarsi verso lidi più sicuri, più sereni, e poi, quando entrambi avrete la testa per farlo, affrontare anche la risoluzione della vostra relazione.

I rischi di rimandare la fine di una relazione

È chiaro che questo porta con sé tutta una serie di controindicazioni o, per così dire, altre facce della medaglia. Ad esempio: che cosa ci rimetti tu? Quanto ti costa? Per quanto tempo pensi di poter portare avanti questa situazione? Lo fai solamente per lui o per lei, oppure lo fai anche per te?

Anche nelle interruzioni di una relazione c’è bisogno di poter essere a posto con se stessi.

A chi stai facendo bene (o male)?

Alla domanda “faccio bene o faccio male?”, dovresti innanzitutto chiederti: a chi faccio bene o male? A lui o a lei? A me stesso o a me stessa? Ci sono queste due sponde dello stesso fiume che devono essere considerate.

Non è detto che il tuo stare vicino a questa persona – o il tuo credere di poter stare vicino a questa persona – mentre non stai più bene nella relazione con lui o con lei, faccia davvero del bene all’altro. Questa è una cosa che va valutata.

Affrontare tutto insieme o rimandare?

Ci sono molte persone che, nel momento in cui affrontano una crisi, preferiscono, come si suol dire, “fare 30 e fare 31”, affrontare tutto in un colpo solo per poter in qualche modo rinascere, anziché procrastinare la situazione: prima affrontare il momento di crisi personale e poi, eventualmente, l’interruzione della relazione di coppia.

Relazioni in crisi: scegliere in modo consapevole

Ripeto: non c’è una risposta giusta e non c’è una risposta sbagliata. Lo devi sapere tu. Devi sapere se lo fai per lui o per lei, se lo fai per te stesso o per te stessa, e quali sono le dinamiche, le condizioni e le caratteristiche della vostra relazione, così come il modo in cui entrambi reagite alle situazioni.

È chiaro che, se lo fai in un’ottica puramente sacrificale o, ancor peggio, per illuderti di muoverti in una condizione “giusta”, di correttezza nei confronti dell’altro, ma senza alcun tipo di reale coinvolgimento emotivo, allora la risposta viene da sé.

Nelle relazioni, soprattutto in situazioni molto delicate – ad esempio quando le relazioni sono finite ma perdurano da molto tempo – non può esistere un giusto o uno sbagliato assoluto in questa scelta. Devi chiederti per chi lo fai e che cosa questo comporta, per l’altro e per te stesso.

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Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
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Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
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Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.