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L’amante può essere una vittima?

“Dottore, ma l’amante può essere anche una vittima?” Domanda interessante che mi è stata fatta, e sì, assolutamente: fa riflettere, e fa riflettere molto. Ci sono almeno un paio di considerazioni che vale la pena esplicitare.

Il luogo comune: l’amante come carnefice della coppia

Facciamo una piccola premessa: l’amante solitamente viene visto come il carnefice, cioè come colui o colei che sfascia la famiglia, si insinua all’interno della coppia e la distrugge. Partiamo da questo presupposto: se la coppia fosse salda, se fosse solida, se non avesse crepe o non fosse in crisi, ovviamente non ci sarebbero pertugi all’interno dei quali l’amante potrebbe infilarsi.

Questo è il punto di vista di chi viene tradito. Il luogo comune e il pensiero comune dicono che l’amante è il carnefice, l’affabulatore che in qualche modo distoglie il partner dalla relazione e lo tenta verso l’esterno, come se fosse qualcuno che, in maniera fredda e machiavellica, si mettesse a tavolino per capire come distruggere la felicità altrui. Così non è. È un pensiero semplicistico rispetto a ciò che accade realmente.

Responsabilità nel tradimento: oltre la colpa dell’amante

Parliamo del fatto che la responsabilità, tendenzialmente, sta almeno anche nel traditore e, in parte, verosimilmente, anche nel tradito. Se dobbiamo comprendere le responsabilità all’interno di un tradimento, non addossiamole all’amante, ma a chi ha tradito, che evidentemente ha cercato un modo individuale per risolvere un problema di coppia, e anche a chi è stato tradito, non per il tradimento in sé, ma per il non funzionamento della coppia, che ha fatto sì che l’altro commettesse un errore, ovviamente più grave e più distruttivo. La responsabilità principale, tuttavia, resta comunque di chi ha agito il tradimento.

L’amante può essere una vittima?

Al di là della rappresentazione dell’amante come figura negativa — che può anche avere un fondo di verità — esistono almeno altri due possibili risvolti. L’amante può essere, infatti, una vittima: vittima del traditore oppure vittima di sé stesso.

Vittima del traditore: vivere nei ritagli di tempo

Può essere vittima del traditore nel momento in cui è “condannato” a vivere nell’attesa della disponibilità dell’altro: “adesso non puoi chiamarmi perché sono a casa con mia moglie”, “adesso non posso perché sono al lavoro”, “ci vediamo solo in questi ritagli di tempo”. L’amante finisce per organizzare la propria vita in funzione dell’altro, vivendo una relazione fatta di attese e di briciole di tempo. La quotidianità viene meno, così come la possibilità di frequentarsi alla luce del sole e in modo pieno. Tutto diventa estremamente limitato e complicato.

Diverso è il caso in cui entrambi abbiano altre relazioni e siano consapevoli della situazione: in quel caso si accetta una dinamica fatta di ritagli di tempo. Ma spesso non è così. Spesso l’amante è single e si trova a vivere nell’attesa che l’altro sia disponibile, magari con promesse come “lascerò l’altro/a”, che però raramente si concretizzano. Il tempo passa e l’amante resta lì, a volte adattandosi a una situazione infelice, altre volte arrivando a un punto di rottura, fino a interrompere la relazione o a renderla pubblica.

Vittima di sé stessi: schemi relazionali e bisogni inconsci

La seconda situazione è quella in cui l’amante è vittima di sé stesso. In questo caso, tende ad attribuire tutta la responsabilità all’altro, senza riconoscere le proprie scelte e i propri schemi. Spesso emerge che non è la prima volta che si trova in relazioni di questo tipo: relazioni complicate, triangolari, vissute nell’ombra.

In questi casi, le motivazioni sono interne: possono esserci bisogni legati al non volersi impegnare troppo, al voler procedere con cautela, o al trovare rassicurante il fatto che l’altro abbia già un’altra vita, e quindi non invada completamente la propria. Oppure possono esserci altre priorità — lavoro, figli, genitori — che rendono “comoda” una relazione apparentemente senza impegno.

Peccato che, quando subentra il sentimento, l’impegno emerga comunque, insieme al dolore. Chi si trova in questa posizione deve essere capace di riconoscerlo e di essere sincero con sé stesso, per capire le motivazioni che lo portano a scegliere questo tipo di relazioni.

Come uscire da queste dinamiche relazionali

Una volta messe a fuoco queste dinamiche, diventa possibile costruire relazioni più sane, più equilibrate e più appaganti.

Conclusione: amante vittima o carnefice?

Quindi, al di là della visione dell’amante come tentatore o carnefice, esiste anche una dimensione di amante-vittima: vittima del traditore, perché ingannato, oppure vittima di sé stesso, perché non consapevole dei propri bisogni e delle proprie scelte. In questi casi, un percorso terapeutico può essere molto utile per fare chiarezza su aspetti così delicati.

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