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Crisi di coppia: “non sono la priorità!”

Dottore, siamo in crisi perché io non sono la priorità.

Questa è un’affermazione che spesso sento all’interno della terapia, o meglio ancora nelle fasi iniziali: nella prima telefonata, durante il primo colloquio, nella fase di consultazione. È una sfida, una variabile che molte coppie si trovano ad affrontare. Perché inevitabilmente, anche se sono insieme magari da tanto tempo, la questione dell’attenzione, della premura e della priorità che si dà all’altro rimane sempre attuale e importante.

Il problema della priorità nella relazione

Molte coppie che chiedono una consulenza si trovano proprio a “contrattare” questo aspetto: la priorità. Di solito, per fare un esempio, uno dei due dice:

«Io non sono prioritario/a. Lui o lei ha sempre in mente qualcos’altro. C’è sempre qualcos’altro o qualcun altro che viene prima di me. Io non ho mai l’ultima parola, non ho mai il posto speciale, non ho mai la possibilità di far valere la mia opinione…».

Il concetto è uno: non mi sono state prestate abbastanza attenzioni o non mi è stato dato abbastanza credito, al punto da non sentirmi più bene nella relazione. Oppure, ho il dubbio di non essere davvero importante nei fatti — perché secondo me i fatti non lo dimostrano, per quanto l’altro mi dica a parole che sono importante.

Critiche e risposte tipiche

È un discorso delicato, qualcosa che ogni coppia, prima o poi, si trova a discutere. La critica tipica è quella di chi si sente trascurato, mentre la risposta di chi viene accusato è spesso:

«Non è vero, per me tu sei prioritario/a. Però ci sono anche tanti altri aspetti nella vita e tante altre cose che voglio fare».

A quel punto, la coppia inizia a ragionare:

  • È la persona che non si sente prioritaria a mancare di sicurezza personale, portando così a un grado di insoddisfazione?
  • Oppure è colui/colei accusato di non dare priorità che effettivamente non lo fa, magari pianificando un allontanamento o evitando di stringere definitivamente il rapporto?

Le due prospettive in conflitto

Da un lato, può avere ragione chi non si sente prioritario e ha bisogno di altro perché la relazione, così com’è, non lo fa sentire abbastanza importante.

Dall’altro lato, può avere ragione chi sostiene:

«Per me tu sei prioritario/a, ma voglio anche fare altre cose. Il fatto che io le faccia non significa che tu non sia importante o prioritario».

Qui entra in gioco la contrattazione: dov’è il confine tra la capacità dell’altro di rendere qualcuno prioritario e il bisogno di autonomia e indipendenza? E dove, invece, è solo insicurezza di chi non si sente al centro?

Lo stereotipo delle coppie in crisi di priorità

Nello stereotipo, queste coppie sono composte da:

  • Una persona che vuole una relazione fusionale, simbiotica, con pochi interessi personali, che dedica tutto il tempo libero al partner e desidera stare sempre insieme, magari isolandosi dal mondo.
  • Un’altra persona, accusata di “fuga”, che invece ha hobby, interessi, spazi di autonomia e vuole frequentare persone anche da sola, senza la presenza del partner.

Questo innesca nella prima il sentimento di minaccia e di non-priorità.

Bisogno di rassicurazione o realtà dei fatti?

La coppia, quindi, deve valutare:

  • È un bisogno legato davvero al comportamento dell’altro (che sembra allontanarsi)?
  • Oppure è più un bisogno di rassicurazione e conferma, indipendente da ciò che l’altro fa?

Se si tratta di insicurezza, si possono trovare altre strade senza arrivare a limitare completamente l’espressione autonoma dell’altro.
Se invece l’altro ha bisogno di autonomia perché si sente soffocato dalla richiesta di esclusività, allora la coppia deve discuterne apertamente, senza demonizzare nessuno dei due bisogni.

Entrambe le esigenze sono legittime

Entrambe le esigenze sono legittime:

  • Chi necessita di sentirsi prioritario deve chiarire cosa lo fa sentire tale, al di là della richiesta generica.
  • Chi ha bisogno di autonomia deve capire come vivere i propri spazi senza che questi vengano percepiti come fughe.

Se ci si limita a uno scambio sterile — «Dobbiamo passare più tempo insieme» vs. «Ho bisogno della mia autonomia» — senza parlare delle motivazioni profonde e delle possibili azioni concrete di entrambi, il rischio di crisi è enorme.

Il circolo vizioso della coppia

Altrimenti, si innesca il circolo vizioso:

«Io non sono prioritario» ↔ «Io ho bisogno di spazi»

fino a che la coppia non si sfalda, entrando in una modalità di “pilota automatico” che porta alla deriva, con ognuno che esprime il proprio malumore senza fare nulla per risolverlo.

La domanda chiave per salvare la relazione

La domanda da tenere sempre a mente è:

«Cosa posso fare io per soddisfare il tuo bisogno?»

e viceversa:

«Cosa puoi fare tu per soddisfare il mio bisogno?»

Da un lato, il bisogno di priorità e di sentirsi esclusivi; dall’altro, il bisogno di affermare la propria autonomia e avere spazi indipendenti, senza che questi siano vissuti come fughe dalla coppia.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.