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Come (NON) superare la fine di una relazione

Ricevo spesso domande del tipo:

  • “Dottore, come faccio a dimenticare una persona?”
  • “Come faccio a superare la fine di una relazione?”
  • “Come faccio ad andare oltre?”

Premesso che ci sono già molti contenuti, in cui spiego come affrontare la fine di una relazione sentimentale, oggi ci concentriamo su cosa non fare per superare una relazione.

Parliamo, cioè, delle azioni che non fanno altro che mantenerci all’interno del circolo vizioso mentale che spesso si instaura quando finisce una relazione importante. Indipendentemente dal fatto che sia finita per nostra scelta, per volontà dell’altro o per una decisione condivisa, questo oggi non è così rilevante ai fini del discorso.

È possibile dimenticare una persona?

Partiamo dal presupposto che dimenticare non è possibile.

Non esiste nulla — né scientifico né non scientifico — che permetta di dimenticare una persona importante, una persona per la quale si prova o si è provato qualcosa. Non esiste una “gomma cerebrale” con cui ricordi, emozioni e sentimenti possano essere improvvisamente cancellati.

Quindi, togliamoci dalla testa l’idea di poter dimenticare una persona. Piuttosto, dobbiamo ricollocarla. Dobbiamo rielaborare il significato che quella persona ha avuto per noi.

Cosa non fare dopo la fine di una relazione

1. Non alimentare le emozioni negative

Molto spesso, chi sta affrontando una rottura cerca di concentrarsi solo sulle cose negative: ciò che non funzionava, ciò che non piaceva dell’altra persona, gli errori commessi. Questo approccio può sembrare utile nei primi giorni perché genera una sensazione di distacco.

Tuttavia, queste emozioni col tempo si trasformano in una trappola: subentrano rancore, risentimento, rabbia, senso di impotenza. Ciò che accade è che la relazione resta viva, ma connotata solo negativamente, e non ci libera davvero.

2. Non trasformare l’amore in odio

Odiando, non si è più liberi di quanto lo si sia amando. L’odio è solo una nuova forma di attaccamento. Trasformare l’amore in un’emozione opposta ma intensa, come il rancore, illude di facilitare il distacco, ma mantiene attivo il legame emotivo.

Anche se inizialmente questo processo può sembrare utile, a lungo termine non consente una reale elaborazione del lutto emotivo.

3. Non svalutare ciò che è stato

Alcuni scelgono la strada dell’annullamento: minimizzano l’importanza della relazione, fingono che non sia mai esistita, si convincono che “in fondo non era nulla”.

Questo tipo di strategia porta a un’anestesia emotiva che però non guarisce. Al contrario, lascia un peso latente che ci portiamo dietro e che condiziona le relazioni future.

Cosa fare per superare una rottura sentimentale

La via d’uscita consiste nel dedicare lo stesso impegno emotivo e mentale che abbiamo messo nella relazione anche alla sua elaborazione e conclusione.

Riflessione e consapevolezza

Chiediamoci:

  • Cosa abbiamo imparato dalla relazione?
  • Cosa di bello ci portiamo via?
  • Cosa abbiamo capito dell’altro?
  • Cosa abbiamo capito di noi stessi?
  • Che cosa siamo disposti a rimettere in gioco?
  • Quali sono i nostri valori irrinunciabili?
  • Cosa non accetteremo più in futuro?

Attribuire un significato alla relazione

Non possiamo decidere da soli se una relazione continua o finisce: l’altra persona ha sempre un ruolo. Tuttavia, ciò che nessuno può toglierci è il potere di attribuire un significato personale e costruttivo a ciò che abbiamo vissuto.

La relazione può diventare uno strumento per conoscerci meglio, per crescere, per avvicinarci sempre di più a quella felicità autentica che desideriamo.

Conclusione: superare una rottura non è dimenticare

Superare una relazione finita non significa dimenticare, né odiare, né far finta di nulla. Significa capire, rielaborare, collocare. Significa fare pace con ciò che è stato, per poter guardare con più lucidità a ciò che sarà.

Solo così, un passo alla volta, possiamo avvicinarci a una nuova versione di noi stessi, più consapevole, più autentica, più libera di amare davvero.

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Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.