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Come chiudere una relazione

Quando si parla di relazioni, tradimenti, crisi di coppia, separazioni, divorzi, famiglie da ricostruire e difficoltà da superare, questa è una domanda che viene posta molto spesso. Il tema della chiusura di una relazione è ricorrente, perché rappresenta sempre una delle possibilità prese in considerazione nel momento in cui ci si approccia, ad esempio, a un percorso di terapia.

Anche quando non lo si vuole valutare concretamente, spesso ci si chiede se sia il caso di prenderlo in considerazione. A volte la risposta è “no”, e la coppia arriva in terapia dichiarando: “Noi abbiamo già deciso che dobbiamo fare di tutto per rimanere insieme”. Tuttavia, il tema della separazione e dell’interruzione del legame resta comunque presente e ricorrente.

La domanda più comune: come chiudere bene?

Spesso mi viene chiesto: “Come si fa davvero a chiudere bene? Come si fa a chiudere in maniera efficace?”

Premesso che non esiste una risposta univoca né una ricetta valida per tutti, ciò che funziona per una coppia non è detto che vada bene per un’altra. C’è sempre un aspetto profondamente soggettivo, come in qualunque tema psicologico che riguarda la vita delle persone.

Il ruolo delle colpe e delle responsabilità

Un consiglio, però, mi sento di darlo: riguarda il modo in cui si attribuiscono colpe e responsabilità. Quando si interrompe una relazione e la si vuole chiudere bene, non dovrebbe esserci attribuzione di colpa in termini assoluti. E, se proprio non si riesce a evitare questo meccanismo, quantomeno non dovrebbe avvenire in maniera univoca: non bisognerebbe attribuire tutta la responsabilità a se stessi né tutta all’altro.

Perché dire “è colpa tua” non funziona

Un esempio di chiusura inefficace è quando si dice: “Dobbiamo chiudere la relazione, ti lascio perché tu sei questo, hai fatto questo, ti sei comportato così…”. In questo modo, la responsabilità viene assegnata interamente all’altro, e la causa della fine della relazione viene comunicata come se fosse esclusivamente colpa sua. Questo approccio non funziona.

Perché dire “non sei tu, sono io” non funziona

Allo stesso modo, però, non funziona neppure l’opposto: il classico “Non sei tu, sono io”. Dire “Tu sei perfetto/a, sei splendido/a, ma non per me: il problema sono io” significa attribuire la colpa totalmente a se stessi. Anche questa modalità non è efficace, perché lascia l’altro senza spiegazioni reali, senza motivazioni e senza ragioni concrete.

Molto spesso chi sceglie questa via lo fa per chiudere velocemente e nel tentativo di non far soffrire troppo l’altro. Ma di fatto non funziona, perché non fornisce all’altro delle risposte che possano aiutarlo a elaborare la fine del rapporto.

Come chiudere una relazione in modo costruttivo

Ciò che andrebbe fatto, invece, è provare a definire insieme che cosa non ha funzionato nella coppia. Attribuire eventualmente delle responsabilità reciproche, senza rabbia, rancore o aggressività, e spiegare come l’incastro dei rispettivi modi d’essere non abbia reso possibile un’evoluzione diversa.

Parlare delle proprie emozioni

Il punto chiave è riuscire a parlare di ciò che si prova, di come ci si sente, e – per quanto possibile – di come si pensa che l’altro si sia sentito. Non di ciò che avrebbe dovuto fare o avrebbe dovuto essere per renderci felici, perché ormai la decisione è presa: la relazione è conclusa. L’attribuzione di colpe non ha più senso.

Se vogliamo chiudere in modo efficace, dobbiamo provare a raccontare la nostra sofferenza e la nostra difficoltà partendo dalle emozioni vissute. L’altro, magari, potrà essere carico emotivamente e non disposto al dialogo, ma non si sentirà accusato né additato come unico responsabile. Allo stesso tempo, non si sentirà ingannato da un “è tutta colpa mia” che, se può sembrare una pillola più dolce al momento, nel lungo periodo lascia l’amaro in bocca.

La sincerità come strumento di chiarezza

In questo modo, anche se le spiegazioni possono non piacere o non essere condivise, restano sincere e indiscutibili, perché legate a emozioni reali che non possono essere negate.

Raccontare la propria fatica e la propria sofferenza permette di trasformare la chiusura di una relazione – pur sempre dolorosa, anche per chi prende l’iniziativa – in un passaggio meno complicato e, per quanto possibile, utile.

Conclusioni

Chiudere una relazione non è mai semplice. Tuttavia, parlare in modo autentico delle proprie emozioni, senza attribuire colpe univoche, aiuta a dare un senso alla separazione e a renderla un passaggio meno traumatico. Questo è, in sintesi, il consiglio che mi sento di dare.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

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È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

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Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

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