Come cambia la relazione? Home > Psicologia della coppia > Come cambia la relazione 2 ” Dottore, siamo insieme da un po’, abbiamo condiviso diverse esperienze, diverse vicissitudini, ma e la nostra relazione è un po’ cambiata. Prima eravamo molto affettuosi, molto presenti e molto attaccati, mentre adesso non lo siamo più. Molte volte quindi vivo un po’ nel timore, nel dubbio che vada tutto bene.” La domanda è: è giusto che cambi la relazione? È giusto che cambi la modalità relazionale nel corso della propria storia o deve rimanere sempre la medesima? Cosa accade? Perché scegliamo l’altro: la relazione come risorsa personale Partiamo da questo presupposto: noi siamo insieme all’altra persona perché, nel momento in cui ci scegliamo, vediamo nell’altro una risorsa anche per noi stessi. Cioè, tramite l’altro riusciamo magari ad ottenere maggiormente, con più probabilità, i nostri obiettivi; l’altro ci completa, ci fa stare bene, ci permette di vivere una versione di noi che ci appaga maggiormente. Il cambiamento nella relazione di coppia: normalità e trasformazione Ovviamente, mano a mano che stiamo insieme, la relazione cambia. O meglio, cambiano i bisogni individuali, cambiano le organizzazioni all’interno della coppia. Mi viene da dire, anche se è un termine che non mi piace particolarmente usare: è normale che la relazione stessa si trasformi. Dalla fase di innamoramento alla fase di amore All’inizio, tendenzialmente nella fase di innamoramento, c’è un bisogno di stare insieme all’altro fisicamente, di riconoscersi, di scoprirsi, di condividere. Mano a mano che la relazione prosegue, tutto l’aspetto fisico non è detto che venga meno – assolutamente non sto parlando di sessualità o di intimità – sto parlando proprio della numerosità degli abbracci, delle fusioni, eccetera. È chiaro però che la parte di scoperta si trasforma: si passa dalla famosa fase di innamoramento, di cui mi hai sentito spesso parlare, alla fase di amore, di cui mi hai sentito altrettanto spesso parlare. Questo implica anche una nuova organizzazione delle dinamiche della relazione stessa. Quando il cambiamento non è un problema nella coppia Quindi, questo è un problema? No, assolutamente, purché i due partner siano d’accordo e siano entrambi appagati e soddisfatti del tipo di relazione, del tipo di contatto, del tipo di fusione, del tipo di intimità che piano piano vanno a costruire. Ciò che sicuramente, se dovessimo fare una stima, cambia e si riduce è forse proprio questo: il numero di effusioni, i baci, gli abbracci, le carezze, eccetera. C’è tendenzialmente una maggiore volontà, una maggiore espressività della propria autonomia, della propria individualità. Autonomia e individualità nella relazione di coppia Se all’inizio il tempo trascorso insieme era parecchio, quasi la totalità, mano a mano che la coppia va avanti emergono anche tutta una serie di bisogni che sono prettamente individuali: azioni, attività, interessi, hobby, esperienze che magari uno dei due o entrambi preferiscono fare da soli, nonostante stiano bene all’interno della propria coppia. E attenzione: questo non è un limite, non è un vincolo, non è un campanello d’allarme, anzi può essere un’estrema risorsa. Perché, a seguito della fase in cui si viene travolti dal sentimento, in cui ci si dedica anima e corpo all’altro e alla relazione, andando avanti nel tempo i bisogni cambiano. La metacomunicazione: cosa significa prendersi spazio Alcuni bisogni che magari erano stati messi un po’ tra parentesi – come la necessità di svolgere attività individuali, di fare esperienze proprie – progressivamente emergono. Ma il fatto che emergano non è un rischio, non è necessariamente un problema. Anzi, può essere un’estrema risorsa all’interno della coppia. Perché è come se la metacomunicazione, cioè il messaggio che passa tra i due partner, fosse: “Io sto talmente bene all’interno della coppia che ora mi permetto anche di prendere degli spazi per me, mi permetto di essere completo anche in sua assenza”. Cioè, tramite la solidità e la base di un rapporto stabile, mi permetto esperienze individuali, momenti di affermazione autonoma che permettono una mia individualità. Questi momenti, di fatto, vanno a nutrire la relazione perché, nel momento in cui poi torno, sto meglio, sono più appagato o appagata e, tramite me, completo ulteriormente la coppia. Quando l’autonomia diventa un problema: controllo e dipendenza Il limite è nel momento opposto: quando all’interno della coppia si genera un controllo, un giudizio da parte di uno dei due, per cui l’altro non è lasciato libero di avere una propria individualità, una propria autonomia. In quel caso si vive in una condizione di controllo, di scacco, in cui non ci si può muovere liberamente e autonomamente perché altrimenti si vive sotto la minaccia o il ricatto che l’altro possa risentirsi o addirittura lasciare la relazione. Questo sì che diventa il problema. Equilibrio tra coppia e individualità: una relazione matura Quindi è normale che ci sia una trasformazione del tipo di contatto, del tempo trascorso insieme, all’interno di un percorso di coppia. Ma nel momento in cui questi cambiamenti vengono gestiti bene, non sono un limite: diventano una risorsa, perché permettono di equilibrare il bisogno di autonomia e di individualità che ognuno di noi ha con il bisogno della coppia. Ed è qui che si può dire che la coppia, effettivamente, è completa.