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Stare vicino ad una persona dipendente

Come si fa a stare vicino a qualcuno che vive una dipendenza? Come ci si prende cura di lui o di lei? Quali sono le implicazioni e quali sono le responsabilità della famiglia?

Partiamo da una piccola precisazione: quando parlo di “famiglia”, non mi riferisco necessariamente ai legami di sangue, ma a qualunque persona che assuma un ruolo importante e abbia un legame intimo e significativo con la persona dipendente. Per necessità di sintesi, quindi, parleremo di “famiglia”, anche quando si tratta, per esempio, di un’amicizia intima o di una relazione che non è stata ufficializzata attraverso il matrimonio.

In generale, ci riferiamo a qualunque persona che abbia un ruolo significativo nella vita della persona dipendente.

Il ruolo delle persone vicine nella dipendenza

Possiamo individuare tre aspetti, o tre momenti diversi, nei quali una persona vicina a chi vive una dipendenza può avere un ruolo rilevante.

La famiglia e i fattori di rischio nello sviluppo della dipendenza

Il primo riguarda l’insorgenza della patologia. Non perché vi sia una responsabilità diretta della persona vicina nel determinare l’insorgenza della dipendenza, quanto perché si ragiona sempre in termini di fattori di rischio.

Che cosa significa?

Non si può certamente eliminare la responsabilità della persona dipendente rispetto alle scelte compiute, cioè rispetto all’essersi avvicinata a un determinato comportamento o a una determinata abitudine che, successivamente, si è trasformata in una dipendenza.

La responsabilità della persona che ha sviluppato la dipendenza rimane, quindi, centrale.

Allo stesso tempo, la famiglia, o comunque le persone vicine, possono costituire dei fattori di rischio, cioè possono determinare un aumento o una riduzione della probabilità che una persona, all’interno del ventaglio di possibilità che ha davanti, metta in atto o sviluppi un comportamento dipendente e, successivamente, una vera e propria dipendenza.

Aiutare la persona dipendente a prendere consapevolezza del problema

Il secondo momento importante è quello nel quale la persona vicina alla persona dipendente, e più in generale la famiglia, può aiutare quest’ultima a rendersi conto di avere una patologia, cioè di aver sviluppato una dipendenza.

Molto spesso, infatti, la persona dipendente tende a sminuire il problema, a svicolare o a non assumersi pienamente la responsabilità della propria condizione.

Questo può avvenire principalmente per tre motivi: il primo è la vergogna, il secondo è una sottostima della gravità della dipendenza e il terzo è una sovrastima delle proprie capacità di poter controllare la dipendenza stessa.

In questo caso, quindi, chi è vicino alla persona dipendente ha un ruolo cruciale nel riuscire ad aiutarla a prendere coscienza e consapevolezza di ciò che sta vivendo e della difficoltà all’interno della quale si trova.

Il ruolo della famiglia nel percorso di cura e guarigione dalla dipendenza

Il terzo momento nel quale la famiglia e le persone vicine assumono un ruolo rilevante riguarda la cura e il percorso di guarigione, cioè l’aiutare la persona a uscire dalla dipendenza.

Questo può avvenire in diversi modi. Per esempio, in alcuni percorsi terapeutici relativi all’alcolismo, alle tossicodipendenze o al gioco d’azzardo, può essere coinvolta la famiglia stessa.

Le persone vicine alla persona dipendente possono essere coinvolte all’interno del percorso terapeutico, attraverso incontri individuali, incontri di gruppo e momenti di coordinamento tra i professionisti che stanno aiutando la persona dipendente e la famiglia stessa.

Supporto familiare, controllo e regolazione del comportamento dipendente

La famiglia può quindi assumere un ruolo sia di controllo sia di aiuto e supporto, contribuendo alla regolazione del comportamento della persona dipendente.

Per esempio, insieme ai curanti possono essere definite una serie di strategie finalizzate a ridurre i fattori di rischio e la successiva esposizione della persona dipendente a comportamenti legati alla dipendenza.

Banalmente, nel caso di una persona con una dipendenza da alcol, può essere necessario evitare di tenere alcolici in casa; nel caso di un giocatore d’azzardo, può essere invece necessario modificare alcune abitudini e modalità di gestione del denaro o delle situazioni a rischio.

La riorganizzazione della famiglia nel percorso di recupero

Questo è un ruolo che deve essere svolto soprattutto dalla famiglia, che può contribuire a riorganizzare il sistema, le abitudini e il funzionamento familiare, anche attraverso una modifica dei propri comportamenti, in modo da facilitare la riorganizzazione delle abitudini della persona dipendente.

Non si tratta, quindi, soltanto di esercitare un controllo, ma anche di contribuire alla riorganizzazione del contesto nel quale la persona vive.

La responsabilità della persona dipendente e il ruolo della rete di supporto

Per questo dico che la famiglia, all’interno della tematica delle dipendenze, ha un ruolo cruciale: sia perché può costituire, in determinate circostanze, un fattore di rischio nello sviluppo della dipendenza, seppur, ovviamente, la responsabilità non possa essere attribuita alla famiglia per il semplice fatto che una persona abbia sviluppato una dipendenza, sia soprattutto perché può contribuire a far prendere coscienza alla persona della propria difficoltà e, successivamente, ad assumersi la responsabilità del processo di cura e di cambiamento.

La famiglia può quindi svolgere un ruolo nell’aiutare la persona a uscire dalla dipendenza, sia attraverso il controllo del comportamento dipendente, in coordinamento con i curanti, sia attraverso la modificazione delle proprie abitudini, delle proprie strategie e dei propri comportamenti, quando questi debbano essere modificati per favorire il percorso della persona dipendente.

La partecipazione attiva della famiglia al trattamento delle dipendenze

A questo si aggiunge la possibilità di partecipare attivamente al processo di cura, per esempio prendendo parte agli incontri degli Alcolisti Anonimi, dei Giocatori Anonimi o al percorso terapeutico individuale intrapreso dalla persona dipendente, così da poterla sostenere nel percorso di uscita dalla propria difficoltà e dalla propria problematica.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

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Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.