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Le dipendenze comportamentali, dal gioco, dal sesso, sono solo questione di forza di volontà o c’è altro?

Pensi di avere una dipendenza dal cellulare, dal gioco, dal sesso? Pensi di avere una dipendenza comportamentale? Credi sia solo una questione di forza di volontà oppure ci sono altri fattori?

Spesso tendiamo a darci più colpe di quelle che dovremmo in realtà imputarci; è una tendenza comune e spesso genera malesseri più o meno profondi e disfunzionali. Ma è realmente solo mancanza di forza di volontà? È corretto dare tutta la colpa a sé stessi? Conosciamo davvero i meccanismi che ci rendono dipendenti e che ci fanno dire “io provo a staccarmi dal cellulare ma proprio non riesco”, “io provo a non finire l’intera barretta di cioccolato una volta aperta, ma proprio non riesco”, “Io provo a non buttare l’intero stipendio nella slot-machine, ma proprio non riesco”?

Prima di addentrarci nella discussione di questo interessante tema, ritengo fondamentale sottolineare che le variabili che vengono coinvolte in un disturbo, dipendenza, malessere, sono oltremodo molteplici, personali, ambientali, sistemiche e soprattutto soggettive. Pertanto l’intento di questo breve articolo non è minimizzare e semplificare ma gettar luce su una delle variabili coinvolte e spesso messa in disparte.

IL MECCANISMO

Le sostanze cosiddette d’abuso, cioè che tendono ad essere ricercate con desiderio, hanno in comune un effetto cerebrale: il rilascio del neurotrasmettitore dopamina in una stazione che mette in comunicazione il cervello mesencefalo con alcune aree frontali del cervello “superiore”. Il rilascio di dopamina funziona come un segnale, la cui conseguenza è la fissazione di una memoria, ovvero: tale sostanza merita di essere riutilizzata. Cocaina, alcol, anfetamine, oppiacei, benzodiazepine, cioè sostanze diverse per il tipo di interruttore cerebrale con cui si mettono immediatamente in contatto e per il tipo di effetti psichici, condividono due cose: una sensazione di piacere e di euforia e la tendenza a farsi desiderare. Questo crescere del desiderio in forma di memoria si associa poi ad un comportamento di ricerca: la sostanza è piacevole quindi la voglio ancora. Il meccanismo finale con cui una sostanza è in grado di indurre un comportamento di ricerca è detto rinforzo. Memoria e rinforzo sono quindi gli effetti di tutte le sostanze d’abuso.

COSA AVVIENE NELLE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI?  

Esattamente come per le sostanze d’abuso, nell’ottica di massimizzare la quantità di tempo che passiamo per esempio con i nostri dispositivi mobili, quali tablet, computer, cellulari, i produttori manipolano la chimica del nostro cervello innescando comportamenti di dipendenza. Molte delle tecniche alla base di questo processo coinvolgono, come per le dipendenze da sostanza, la dopamina, la quale attiva i recettori del cervello legati al piacere. Essa ci insegna quindi ad associare alcuni comportamenti alle relative ricompense, come un topo che riceve una crocchetta ogni volta che aziona una leva. Questa sostanza ci fa sentire euforici, allegri, leggeri, sensazioni oggigiorno spesso ricercate.

siamo inevitabilmente portati a ripetere qualsiasi esperienza che attivi il rilascio di dopamina. Per di più, se una data esperienza provoca più volte il rilascio di dopamina, il cervello memorizza il rapporto causa effetto e tende a rilasciare tale sostanza ogni qualvolta questa esperienza viene ricordata; viene pertanto rilasciata a priori. La tendenza ad anticipare la soddisfazione è fondamentale alla sopravvivenza, è essenziale per esempio alla ricerca di cibo; tuttavia talvolta rischia di essere dannosa. Può portare infatti il soggetto alla ricerca della soddisfazione di voglie incontrollabili e nei casi più estremi appunto alle dipendenze.  Se il cervello infatti impara che una data attività comporta la ricompensa, esso inizierà a rilasciare dopamina ogni volta che lo ricorda e a desiderare un contatto con la tale attività

Ogni qualvolta un amico seduto al nostro tavolo estrae il cellulare dalla tasca anche noi infatti “istintivamente” lo estraiamo o siamo tentati di farlo, oppure, nonostante i numerosi tentativi di starne lontani scegliamo proprio il bar che ha slot-machine.

È QUINDI TUTTA COLPA DELLA FORZA DI VOLONTA’?

Quando questo succede tendiamo a dare la colpa a noi stessi, ad una mancanza di volontà, spesso tuttavia i prodotti da cui dipendiamo sono appositamente creati per rendere difficilissimo smettere di utilizzarli. Questo “Brain Hacking” ovvero hackeraggio del cervello non è che un vero e proprio modello comportamentale basato sulla chimica del cervello ed applicabile ad altre dipendenze, definite infatti dipendenze senza sostanze: ludopatia, shopping compulsivo, la già citata “new technology addiction” (dipendenza da cellulari, tablet, computer), dipendenza da lavoro, la dipendenza sessuale e dipendenzaaffettiva, alcune devianze del comportamento alimentare come le ortoressie o l’overtraining.

Dare la colpa alla mancanza di forza di volontà è pertanto come concentrarsi sulla singola pennellata in un quadro impressionista perdendo di vista il quadro completo, ossia un’apposizione di tanti colori e tante pennellate che osservate nell’insieme compongono il dipinto. 

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La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

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Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

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È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

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Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

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Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

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Cambiare è quasi sempre faticoso.

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