Oggi vediamo com’è strutturata la stanza per la terapia e come funziona quest’ultima da dietro le quinte. Nel video vedete la stanza per la terapia di uno degli studi, quello di Arcore. Ci sono un po’ di quadri alle pareti, un Kandinsky, un Magritte, quadri evocativi che invitano alla riflessione.

Lo specchio unidirezionale

La stanza in cui si svolge la terapia avete imparato a conoscerla, ma diversamente invece non avete mai visto lo specchio unidirezionale, che nel video si trova alle mie spalle. I pazienti generalmente si siedono frontalmente allo specchio, mentre il terapeuta rivolge lo sguardo ai suoi pazienti, poggiando le spalle sul muro.

Un terapeuta è dietro lo specchio

I terapeuti sono due, e dietro allo specchio unidirezionale che vedete nel video si siede il co-terapeuta. Sempre nella stanza della terapia, sopra lo specchio unidirezionale, troviamo una piccola telecamera che permetterà al co-terapeuta di avere un audio chiaro e pulito di ciò che viene discusso nella terapia.

Allo stesso modo questo spazio sarà fondamentale per permettere ai due terapeuti di confrontarsi in maniera professionale e precisa. Il terapeuta dietro allo specchio, infatti, osservando ciò che accade, funge da occhio esterno vigile che aiuta il primo terapeuta nell’analisi e nell’interpretazione più corretta possibile del colloquio.

Lo specchio unidirezionale lo troviamo anche rivolto verso un’altra stanza, in cui generalmente si svolgono incontri con i bambini. Gli specchi da cui si osserva nelle due stanze sono coperti da veneziane, alzate all’occorrenza, da cui tuttavia si riesce a osservare con chiarezza.

Questa metodologia è estremamente utile perché in base alla quantità di persone presenti nel colloquio varia soprattutto la quantità e la qualità delle informazioni utili. La presenza di due terapeuti diventa fondamentale, anche solo dal colloquio di una semplice coppia, per cui ogni nozione o aneddoto possono essere fondamentali per la coppia.

Avere una persona dietro lo specchio è un grande vantaggio, perché, innanzitutto, permette un confronto continuo e costante, che non sarebbe permesso qualora non ci fosse una persona dietro lo specchio, ma in modo particolare offre la possibilità di studiare e analizzare in maniera accurata anche i casi più complessi.

Il rischio del non utilizzare questa metodologia – rischio che corrono alcuni colleghi – è chiudersi nel proprio ramo e rimanere in balia di sé stessi e del paziente.

Nel caso in cui ci siano infatti casi particolarmente complessi, con l’uso di questa metodologia, questo rischio non si corre perché ci sono sempre due terapeuti che contemporaneamente lavorano sulla coppia.

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