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Ansia senza innesco

“Dottore, perché talvolta l’ansia si presenta senza apparente motivo?”

I disturbi ansiosi sono diversi, come abbiamo già ampiamente visto, e non tutti si presentano nella stessa maniera. Se parliamo, ad esempio, di attacchi di panico piuttosto che di ansia generalizzata — che sono due tra i disturbi ansiosi più diffusi — solitamente si presume, ma è un luogo comune, che inizino necessariamente connessi a un innesco, cioè a una situazione, un evento o un momento di vita che ne determina l’insorgere.

Attacchi di panico e ansia generalizzata: esiste sempre un innesco?

Talvolta è facile riuscire a individuare quali siano questi inneschi. Ad esempio, una persona può aver paura di guidare e quindi, quando è in coda in autostrada o in galleria, parte l’attacco di panico. Altre volte può esserci un’ansia legata alla prestazione, quindi un attacco di panico, nelle forme più gravi, può scaturire dal dover sostenere un qualche tipo di performance. In altri casi, come ad esempio nelle fobie, l’innesco consiste proprio nell’oggetto o nell’elemento che genera l’ansia: la fobia dell’altezza è scatenata dall’essere in un punto elevato, la fobia dei ragni dal vedere un ragno, e così via.

Il ruolo dell’innesco nei disturbi ansiosi

L’innesco di per sé è importante, ovviamente, nel senso che fa presumere alla persona di poter comprendere e controllare la propria ansia. È importante soprattutto perché dà un certo senso di controllo: nel momento in cui evito o mi tengo alla larga da quello che può essere l’innesco della mia ansia, sono relativamente sicuro di poter stare bene. Questo, però, porta con sé anche tutta un’altra serie di possibili conseguenze, ad esempio le strategie di evitamento, che — come abbiamo visto anche in precedenza — possono diventare esse stesse il problema, andando a ridurre progressivamente i livelli di libertà di una persona, che si illude di poter stare bene ma, dall’altro lato, si preclude tutta una serie di opportunità all’interno della propria vita.

Ansia senza causa apparente: perché destabilizza?

Il non avere un innesco, cioè vivere una condizione di ansia generalizzata oppure un attacco di panico senza essere stati capaci di mettere a fuoco quale sia l’innesco, può altresì destabilizzare la persona, perché si sente in balia di una serie di eventi che non riesce a controllare e che, di conseguenza, la tengono in uno stato costante di allerta, tensione e paura.

Lavorare sull’innesco in terapia: il processo di ingegneria inversa

Ma dell’innesco, che ci sia o meno, che cosa ce ne facciamo in terapia? È utile avere una conoscenza dell’innesco nella misura in cui, in un processo di “ingegneria inversa”, si torna indietro riuscendo a capire, proprio a partire dall’innesco, quali possano essere le cause ad esso associate. Talvolta, nelle situazioni più lineari, può esserci ad esempio un trauma; ma la teoria del trauma è spesso sopravvalutata, per cui non è necessario aver vissuto un trauma specifico da collegare a un problema ansioso. È anzi molto più probabile il contrario: che vi sia una serie di piccoli eventi, di situazioni, di significati attribuiti a queste situazioni, che determinano il fatto che la persona viva male una certa esperienza.

L’innesco, quindi, da un lato è utile alla persona che sta vivendo il disturbo ansioso perché le dà un certo senso di controllo, cosa che invece il non essere stati capaci di metterlo a fuoco può destabilizzare; dall’altro lato, però, può avere controindicazioni, come suscitare evitamento.

In terapia, l’innesco è utile per quel processo di ingegneria inversa: si parte dalla fine, dall’attacco di panico, si cerca di capire che cosa l’abbia suscitato e poi si risale al perché. Tuttavia, per quanto possa essere destabilizzante non avere un innesco specifico, si può lavorare anche senza di esso, come talvolta accade, perché l’obiettivo è comprendere il perché, cioè la causa e gli elementi determinanti di una certa situazione.

Il sistema di significati e il “sottosuolo” dell’ansia

L’innesco può essere utile per comprendere questo perché, tuttavia è necessario anche spiegare perché quell’innesco risuoni in modo così importante all’interno del sistema di significati della persona, tale da suscitare attacchi di panico, ansia generalizzata o qualunque altro tipo di disturbo ansioso.

Questo per dire che comprendo, dal lato della persona che vive questa difficoltà, quanto l’avere un innesco dia un certo senso di controllo, ma di fatto non fa parte della soluzione. La soluzione è comprendere qual è il problema alla base: se c’è un innesco, capire perché attecchisce in maniera così significativa nel “sottosuolo”, cioè nel sistema di significati della persona; se l’innesco non c’è ma si vive il sintomo, si partirà dal sintomo per comprendere qual è questo sottosuolo semantico che porta allo sviluppo della sintomatologia ansiosa.

Il sintomo ansioso come tentativo di soluzione

Talvolta, quindi, i disturbi ansiosi — attacchi di panico, ansia generalizzata e via discorrendo — hanno un innesco, cioè un elemento che determina l’insorgere immediato del sintomo; talvolta questo innesco non è così evidente. Ma la soluzione non sta mai nell’innesco: l’innesco può essere uno strumento in più per comprendere il problema. La soluzione sta nel capire qual è, se c’è l’innesco, il sottosuolo su cui attecchisce; oppure, se l’innesco non c’è, qual è il sistema di significati che ha portato allo sviluppo della sintomatologia ansiosa come tentativo — o strategia — per risolvere un problema.

Perché, ricordiamoci questo — l’ho detto tante volte e non mi stancherò mai di dirlo — il sintomo, per quanto sia sgradevole, è sempre e comunque un primo tentativo di soluzione a un problema che la persona vive.

Conclusioni: comprendere il perché dell’ansia

Non preoccuparti se c’è o non c’è un innesco, se riesci o meno a mettere a fuoco le cause o l’elemento scatenante della tua ansia: l’importante è comprendere il perché sottostante. Poi quel perché può essere suscettibile a un determinato tipo di innesco, ma anche se non lo è, ciò che conta è comprendere il collegamento tra il perché e il sintomo. Talvolta l’innesco si colloca tra questi due elementi e fa da anello di congiunzione per una migliore comprensione, ma il terapeuta a cui ti affidi deve essere capace di lavorare sul perché e, di conseguenza, capire che cosa occorra fare per risolvere il problema.

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Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

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Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

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Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.