La comunicazione durante la terapia: cosa osserva il terapeuta Home > Psicoterapia come funziona > La comunicazione durante la terapia cosa osserva il terapeuta “Ma, dottore, quando lei parla con la persona, il paziente seduto all’interno della stanza di terapia, si basa solo su quello che dice? Osserva anche il comportamento non verbale? Come funziona una cosa del genere?” Presta attenzione sicuramente alla comunicazione, che è fatta da tanti diversi elementi che vengono presentati in contemporanea su diversi livelli dalla persona quando racconta, appunto, la propria difficoltà, il proprio problema, ma anche la propria vita. C’è un detto, era anche il primo assioma della comunicazione, che dice: «Non si può non comunicare», e sono d’accordissimo con questo. Nel senso che, di fatto, qualunque nostro gesto, che sia fisico piuttosto che, ad esempio, comporti una parte verbale, di fatto è una comunicazione. I diversi livelli della comunicazione in terapia Ci sono diversi livelli che vengono osservati nel momento in cui si svolge un lavoro di terapia. Sicuramente c’è l’aspetto verbale, ma, controintuitivamente, da quanto si possa pensare, è sicuramente il meno importante. L’aspetto verbale, di per sé, altro non è che l’insieme di parole che viene utilizzato per andare a esprimere un concetto, ma di per se stesso non è ciò che porta con sé la maggioranza del significato all’interno della comunicazione. A corollario di questo e a completamento di tutto questo, ci sono sicuramente altri aspetti che devono essere considerati. Mi riferisco prevalentemente all’aspetto non verbale, quindi alla comunicazione non verbale, alla comunicazione paraverbale e alla comunicazione semantica. La comunicazione non verbale: gesti, postura e comportamento Se l’aspetto verbale è semplice e facile da capire, lo è altrettanto, se vogliamo, l’aspetto della comunicazione non verbale, ossia l’insieme di gesti, di posizioni, di posture, tutta la parte che non ha a che fare con la parola, ma che ha a che fare con il corpo. Ci sono tantissimi segnali, tantissime indicazioni che vengono fornite durante l’interazione. Ad esempio, io, mentre sto parlando, gesticolo. Il gesticolare, ovviamente, comunica qualcosa di me: comunica, ad esempio, la volontà di andare a esprimere meglio un concetto; comunica potenzialmente una certa agitazione, una certa attivazione che quindi deve essere scaricata attraverso il corpo, eccetera, eccetera. Può essere, come dire, a conferma o a disconferma, ad esempio, di ciò che vado a dire verbalmente. Quindi ci deve essere ovviamente una congruenza e, nel momento in cui questa viene meno, diciamo che l’aspetto non verbale, di fatto, risulta essere più sincero e quindi più comunicativo rispetto, invece, al tema prettamente verbale. La comunicazione paraverbale e il significato della voce Poi c’è una componente, invece, che viene chiamata paraverbale, ossia punteggiature, pause, inflessioni, tono della voce, piuttosto che la velocità dell’eloquio: cioè tutto ciò che, in un qualche modo, colora la comunicazione e ne cambia il senso. Provate, ad esempio, a pensare a come il cambiare una piccola punteggiatura all’interno della frase ne stravolga completamente il significato. Ad esempio, si potrebbe dire: «Lo psicologo dice: il paziente è ansioso», oppure potrei dire: «Lo psicologo, dice il paziente, è ansioso». Nel primo caso, a essere ansioso è il paziente; nel secondo caso, a essere ansioso è lo psicologo. Ovviamente possono essere vere entrambe, però come gestisco la comunicazione paraverbale influenza, poi cambia, il significato del messaggio che porto. Tant’è che ci sono tutta una serie di studi che vanno a testimoniare il diverso impatto dei diversi tipi di comunicazione, appunto, nel significato che questa porta con sé. Si stima che, diciamo, il significato della comunicazione passi per circa il 55% dalla comunicazione non verbale, per il 38% dalla comunicazione paraverbale e solo per il 7% dalla comunicazione verbale vera e propria, cioè dalle scelte nelle parole che vengono utilizzate. La comunicazione semantica e i sistemi di significato A questo si aggiunge, se vogliamo vederla dal punto prettamente psicologico, anche l’aspetto semantico della comunicazione, cioè il sistema di significati, l’insieme di significati che la persona utilizza e sceglie di utilizzare nel momento in cui presenta se stessa. Quindi il tipo di parole che vengono utilizzate, il significato che le parole portano con sé. In base ai termini che vengono scelti, in base a come viene presentato e quindi quali sono i valori attorno ai quali viene costruito il messaggio, viene costruita la comunicazione. Diventano estremamente informativi all’interno della stanza di terapia e vanno a costituire il significato, cioè la semantica del messaggio stesso. Le semantiche del potere, della bontà, della libertà e dell’appartenenza Io, ad esempio, rispetto all’orientamento teorico e rispetto, appunto, a tutto il modello che prevede il mio orientamento teorico nello svolgere la terapia, organizzo il pensiero secondo, appunto, la teorizzazione di Valeria Ugazio, che penso non abbia particolarmente bisogno di presentazione, la quale organizza le semantiche, e quindi i sistemi di significato della persona, in funzione di quattro grandi macrocategorie, che possono essere, appunto, la semantica del potere, quella della bontà, quella della libertà e quella dell’appartenenza. Che, di fatto, sono un insieme, più categorie, appunto, in cui i diversi significati si organizzano. Ad esempio, se una persona parla principalmente di successo, di sfida, di vittoria, di fallimenti, di successi, si parla inevitabilmente di una semantica di potere. Se si parla, invece, di libertà, di indipendenza, di autonomia, di paure, di coraggio, ci si organizza principalmente in una tematica e in una semantica della libertà. Piuttosto che, se si parla di buono, cattivo, giusto o sbagliato, bianco e nero, allora ci si orienta principalmente a una semantica della bontà. Piuttosto che la semantica dell’appartenenza, nel momento in cui si parla di degno, indegno, di appartenere piuttosto che essere rifiutato, di dentro e di fuori. E ovviamente queste semantiche sono rappresentative, poi, del sistema, dell’organizzazione di significato che il paziente porta con sé nella percezione di se stesso, nella rappresentazione della propria vita. Il ruolo della comunicazione nel lavoro terapeutico Quindi, ovviamente, è un discorso che dovrebbe essere ulteriormente approfondito per essere più chiaro, però diciamo che i livelli di comunicazione sono diversi, sono tantissimi. A differenza di quanto si possa pensare, la comunicazione verbale è solo una piccolissima parte della comunicazione che viene osservata durante il lavoro di terapia. Insieme a questa, appunto, ci sono, come detto, la comunicazione non verbale, la comunicazione paraverbale e i significati, cioè le semantiche, appunto, che la persona porta all’interno della stanza e che, di fatto, contengono sicuramente la causa del disagio, ma altresì la soluzione. Cioè, ciò che ha determinato il problema, cioè l’insieme, il contesto di significati culturali, sociali, relazionali, all’interno del quale la persona si è inserita, contiene non solo il vincolo, ma anche la risorsa per poterlo superare.