+39 347 9177302

Il disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità è un disturbo appartenente al cosiddetto cluster C dei disturbi di personalità. Come avrai già approfondito dai contenuti precedenti, esistono tre cluster, A, B e C, ognuno dei quali è caratterizzato da alcuni elementi comuni che accomunano i disturbi contenuti al suo interno.

Cos’è il disturbo evitante di personalità

Il disturbo evitante di personalità colpisce circa l’1% della popolazione e, come suggerisce il termine stesso, determina un ritiro sociale, un isolamento e un comportamento attivo volto all’evitamento di contesti sociali e di relazioni, siano esse amicali o sentimentali.

Diciamo che ci sono tre grandi caratteristiche che determinano e connotano il disturbo evitante di personalità. Da un lato c’è sicuramente questo ritiro sociale, questa inibizione nelle relazioni; dall’altro c’è un grande senso di inadeguatezza, di inefficacia, di sentirsi sbagliati o fuori posto; infine, vi è un’ipersensibilità soprattutto legata al giudizio altrui, alle opinioni degli altri e all’eventuale critica che può essere mossa.

Le tre caratteristiche principali del disturbo evitante di personalità

Queste sono tre caratteristiche importantissime del disturbo evitante di personalità. La persona che ne soffre, di fatto, vive ai margini della società: risulta spesso quasi invisibile, ritirata, e frequentemente non ha relazioni significative di alcun tipo.

Vive in maniera attiva qualunque relazione o contesto sociale come potenzialmente minaccioso, a meno che non abbia la certezza assoluta di piacere, cioè di essere in qualche modo approvata.

Paura del giudizio e senso di inadeguatezza

Teme il giudizio degli altri, teme lo scontro, teme il conflitto, teme la critica e la vive come una ferita intima che difficilmente può essere rimarginata. È estremamente fragile da questo punto di vista e non si sente mai sufficientemente all’altezza.

Di fatto, quindi, si ritira, lascia scorrere o talvolta rifiuta in maniera esplicita alcune opportunità: può essere un invito a cena, una promozione sul lavoro, la richiesta da parte del capo di esporsi in qualche attività o anche un semplice riconoscimento.

Tutte queste situazioni vengono vissute con paura, timore, imbarazzo e con questo profondo senso di inadeguatezza.

Il trattamento del disturbo evitante di personalità

Molto spesso questo tipo di disturbo richiede un intervento, sicuramente dal punto di vista psicoterapeutico talvolta associato ad un percorso farmacologico.

Viene confuso o associato anche ad altri disturbi, ad esempio al disturbo schizoide di personalità o al disturbo da fobia sociale, i quali tuttavia non coincidono esattamente con il disturbo evitante di personalità.

Disturbo evitante di personalità ed ego-sintonia

Come dico sempre, i disturbi di personalità sono, in qualche modo, ego-sintonici, cioè fanno parte del modo di essere e del modo di funzionare della persona.

Altri disturbi, come ad esempio la fobia sociale, possono invece essere vissuti come ego-distonici, cioè come qualcosa di estraneo, di esterno rispetto al proprio modo abituale di percepirsi.

Differenze tra disturbo evitante di personalità, disturbo schizoide e fobia sociale

Il disturbo evitante di personalità è quindi caratterizzato sicuramente da alcuni punti in comune con altri disturbi, come il disturbo schizoide di personalità e il disturbo da fobia sociale, anche se poi se ne differenzia per una serie di aspetti specifici.

In conclusione, un elemento centrale è proprio la deprivazione relazionale: la persona mette in atto, in maniera trasversale nei diversi contesti — affettivi, amicali, sentimentali e lavorativi — un evitamento e una limitazione delle relazioni, determinati dal timore del giudizio, del rifiuto e della propria percepita inadeguatezza.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.