+39 347 9177302

Ereditarietà delle patologie psicologiche e psichiatriche

“Dottore, la malattia mentale, cioè le patologie psicologiche e le patologie psichiatriche, sono ereditarie?”

Questa è una domanda che mi viene spesso fatta, non solo da chi sente di vivere un disturbo o da chi ha un genitore che vive un disturbo e, siccome vede una certa assonanza con le proprie difficoltà, teme di aver sviluppato la stessa malattia o la stessa patologia del genitore, ma anche dai genitori o futuri genitori che, soffrendo o vivendo un disagio psicologico o mentale, si preoccupano di poterlo trasmettere ai figli.

La risposta non è diretta, non è così semplice. È difficile dare una risposta in termini dicotomici, cioè dire: “Sì, è esattamente così”, oppure: “No, tranquillo, non c’è alcuna ereditarietà”. La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo.

Da cosa dipende l’insorgenza di una malattia mentale?

Partiamo dalle basi. Le basi ci dicono questo: la malattia mentale, chiamiamola così senza stare a fare distinzioni tra aspetti psicologici e aspetti psichiatrici, è determinata da quattro diversi fattori, cioè quattro diversi elementi che, correlandosi e combinandosi tra loro, possono determinare l’insorgenza di una malattia mentale.

Questi sono:

  • fattori genetici, cioè quelli scritti all’interno del nostro patrimonio genetico;
  • fattori biologici, quindi legati al funzionamento dell’organismo;
  • fattori psicologici, cioè relativi al funzionamento mentale;
  • fattori ambientali, cioè legati al contesto di vita e alle esperienze vissute.

Nessun singolo fattore determina da solo un disturbo mentale

L’aspetto importante, per rispondere alla domanda iniziale, è proprio questo: nessuno di questi elementi, preso singolarmente, è in grado di determinare l’insorgenza di una malattia mentale. È la correlazione tra questi quattro diversi fattori a poter favorire lo sviluppo di un disturbo.

Questo è stato dimostrato da numerosi studi, alcuni molto interessanti condotti sui gemelli monozigoti, quindi individui con lo stesso patrimonio genetico, che magari sono stati separati alla nascita e sono cresciuti in ambienti completamente diversi. Può accadere che uno dei due sviluppi una patologia, mentre l’altro non la sviluppi. Questo esempio mostra chiaramente come fattori genetici e fattori ambientali, insieme ai fattori biologici e psicologici, contribuiscano tutti al rischio di sviluppare una malattia mentale.

Per questo motivo, la ricerca ci dice che nessuno di questi fattori, preso isolatamente, sia esso genetico, biologico, psicologico o ambientale, è sufficiente a determinare autonomamente l’insorgenza di una malattia mentale.

Quali disturbi mentali hanno una componente ereditaria?

La notizia meno rassicurante è che esistono effettivamente alcune patologie, soprattutto nell’ambito psichiatrico, che mostrano una certa familiarità o una componente ereditaria. Ad esempio, la schizofrenia, il disturbo bipolare e anche la depressione presentano una componente genetica.

Cosa significa avere una predisposizione genetica?

Ma cosa significa, concretamente, familiarità o ereditarietà?

Non significa che, se un genitore o un parente stretto soffre di una determinata patologia, allora inevitabilmente anche i suoi figli o discendenti ne soffriranno. Significa piuttosto che esiste una maggiore predisposizione, cioè un fattore di rischio più elevato. Questo non equivale alla certezza di sviluppare quella malattia, ma semplicemente a una maggiore probabilità rispetto alla popolazione generale.

Come dicevo prima, infatti, sono diversi i fattori che devono concorrere insieme affinché una malattia mentale si sviluppi. Inoltre, è impossibile definire a priori quale sarà il peso di ciascun fattore e quale sarà la probabilità che questa predisposizione genetica si traduca effettivamente nello sviluppo di un disturbo.

Le malattie mentali sono ereditarie? La conclusione

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: sì e no.

Esiste una componente genetica e biologica che può aumentare il rischio di sviluppare alcune malattie mentali. Tuttavia, questi fattori non sono gli unici a determinarne l’insorgenza. Affinché una patologia si sviluppi entrano in gioco anche fattori psicologici, ambientali ed esperienziali, che interagiscono tra loro in modo complesso.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.