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Immaturità emotiva

Esiste l’immaturità emotiva?

Sì, esiste l’immaturità emotiva, così come esistono altri ambiti di possibile immaturità: ad esempio quella relazionale, quella sentimentale, quella sociale, quella lavorativa e così via. Potenzialmente esiste una maturità e, di conseguenza, anche una immaturità in qualunque ambito della vita che preveda uno sviluppo: uno sviluppo da una fase acerba, in cui abbiamo magari delle competenze di base, a una fase evoluta, quindi matura, in cui queste competenze, abilità e capacità sono state sviluppate nel tempo, attraverso l’esperienza e la crescita.

Il ruolo delle emozioni nella vita psicologica

Per quanto riguarda le emozioni, il tema è molto delicato ma altrettanto interessante. Le emozioni, di fatto, sono ciò che colora la nostra vita e ciò che le dà senso e significato. Governano le nostre azioni e ci permettono spesso di interpretare le situazioni nelle quali ci troviamo e via discorrendo. Sono, ad esempio, il nucleo centrale di qualunque psicoterapia e, al tempo stesso, anche delle potenziali psicopatologie che possono essere presenti o sperimentate nel corso della vita di una persona.

Le emozioni sono nevralgiche, sono centrali nella nostra vita. Qualunque persona che si presenta in uno studio di psicoterapia, infatti, si trova in qualche modo a dover fare i conti con le proprie emozioni. Quindi le emozioni sono trasversali non solo alla nostra vita, ma anche al nostro benessere o malessere. Qualunque tipo di patologia, conclamata o meno, ha a che fare con una certa alterazione delle emozioni: pensiamo all’ansia, ai disturbi narcisistici e a qualunque altro tipo di disturbo. Ci sono sempre delle emozioni coinvolte, e queste emozioni diventano poi materiale centrale della terapia.

L’immaturità emotiva non è una diagnosi clinica

L’immaturità emotiva non è un’etichetta diagnostica. Non è corretto affermare che una persona possa essere diagnosticata come “immaturo emotivamente”. O meglio, si dovrebbero fare diverse distinzioni a riguardo. Non esiste una patologia chiamata immaturità emotiva. Esistono però diverse caratteristiche e comportamenti che una persona può mettere in atto e che potrebbero far sì che gli altri la percepiscano come immatura.

Caratteristiche dell’immaturità emotiva

Si potrebbe quindi affermare che alcune persone sono immature e che queste persone condividono delle caratteristiche. Quali sono queste caratteristiche? Cosa accomuna le persone che potrebbero essere definite immature dal punto di vista emotivo?

Auto-centratura e bisogno di attenzione

Innanzitutto l’essere autocentrati: significa pensare solo a sé, parlare solo di sé, porsi in ogni condizione o ruolo sociale al centro. “Io penso a me e tutti gli altri non contano”, esattamente come fanno i bambini. Sono persone tendenzialmente bisognose e dipendenti, e pretendono che gli altri si prendano cura di loro e svolgano determinati compiti che dovrebbero essere svolti in autonomia. Si aspettano dedizione e attenzione.

Scarsa empatia

Sono persone difficilmente empatiche: non riescono a comprendere l’emozione dell’altro, non riescono a mettersi nei suoi panni e quindi a capire, ad esempio, se il proprio comportamento stia ferendo qualcuno o cosa l’altro stia vivendo in quella specifica situazione.

Difficoltà nella regolazione emotiva

Sono inoltre persone che difficilmente regolano le emozioni: molto spesso ne sono sopraffatte, le devono esprimere indipendentemente dal fatto che siano congrue o meno al contesto sociale. Non riescono a regolarsi, non riescono a limitarsi e non riescono, ad esempio, a posticipare l’espressione dell’emozione quando sarebbe controproducente. Agiscono e basta, incuranti delle possibili conseguenze.

Mancata assunzione di responsabilità

Infine, sono persone che tendono a non assumersi le responsabilità, soprattutto in termini negativi: quando le cose non vanno, inevitabilmente è colpa di qualcun altro. Quel qualcun altro da cui si aspettano dedizione, e da cui sono dipendenti, non ha agito secondo le loro aspettative e quindi la colpa non è loro.

Possibili sovrapposizioni con quadri clinici

Come si vede già da questa descrizione, emergono diverse possibili sovrapposizioni con alcune condizioni psicopatologiche. Quando si parla di autocentratura, bisogno di attenzione e dipendenza, possono venire in mente diversi disturbi di personalità, come il disturbo narcisistico o il disturbo istrionico. Quando si parla di dipendenza, possono venire in mente anche i disturbi dipendenti o alcune forme di agorafobia in termini relazionali, cioè la difficoltà a prendere distanza dalle relazioni significative.

Conclusione

Per questo motivo non esiste un’unica etichetta diagnostica che definisca chi è immaturo emotivamente e chi invece è maturo emotivamente. Esistono però una serie di caratteristiche che permettono di identificare una possibile immaturità emotiva: l’essere egocentrati, l’essere dipendenti, il rifiutare le responsabilità, il non riuscire a regolare le emozioni e quindi doverle necessariamente esprimere ed esibire, e infine l’essere poco empatici.

Questi sono alcuni punti di riferimento utili nel momento in cui ci troviamo di fronte a qualcuno che temiamo possa presentare tratti di immaturità emotiva.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

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Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

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È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

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Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

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Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

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