+39 347 9177302

Dove si trova la forza per separarsi?

“Dottore, dove trovo la forza per separarmi?”

Questa è una domanda che spesso mi viene fatta e, ovviamente, implica che la persona sia già all’interno di un certo percorso di rielaborazione e di presa di decisione, legato alle insoddisfazioni e all’infelicità che la propria relazione sta suscitando.

Di solito è una domanda che viene posta quando la decisione sembra essere stata presa: cioè, io sono infelice, noi siamo infelici, dovremmo separarci, ma qualcosa lo impedisce. E quindi molto spesso viene tirata in causa la forza: dove trovo il coraggio? Dove trovo la determinazione?

Perché è difficile separarsi anche quando si è infelici

Le implicazioni che fanno presumere il bisogno di una forza possono essere diverse: ad esempio, le aspettative sociali, l’idea che noi abbiamo di ciò che gli altri si aspettano da noi, la presenza dei figli, la presenza di alcuni vincoli economici, magari una coppia che lavora insieme o che ha un’attività insieme.

Le aspettative sociali, cioè non solo delle persone che conosciamo, ma anche ciò che la società alla quale apparteniamo e nella quale viviamo si aspetta da noi. La stessa immagine sociale può essere un deterrente, un ostacolo alla separazione.

Le implicazioni sono tantissime e molto diverse tra loro. Bisognerebbe fare un contenuto per ciascuna, per riuscire ad affrontare nel dettaglio il concetto di forza. Però, secondo me, è interessante approfondire perché ci sono due macro livelli, cioè due livelli, se vogliamo, paralleli, che dovrebbero essere considerati quando ci si pone questa domanda: dove trovo la forza per separarmi?

I due livelli psicologici della difficoltà nel separarsi

Uno ha a che fare con un principio di delega della responsabilità; un altro, invece, è molto più legato a un tema di scelta, di individualizzazione e di affermazione di sé.

1. Delegare la responsabilità a cause esterne

Per quanto riguarda quello della delega della responsabilità, molte volte noi pensiamo di non poterci separare perché deleghiamo la responsabilità della decisione a degli eventi esterni o a qualcosa che ci impedisce di essere liberi nella presa della decisione.

Ad esempio: la mia famiglia non me lo perdonerà mai; sarò povero o povera; dovrò cambiare lavoro; sarò costretto o costretta a lasciare la casa; non posso farlo per i figli.

Queste sono solo alcune delle motivazioni, però sono tutte deleghe di responsabilità, cioè sono tutte situazioni in cui, a causa di qualcosa o a causa di qualcuno, io non posso sentirmi libero o libera di agire la mia scelta.

Questo è il principio di delega. Ovviamente questa è una scusa: una scusa per la quale inevitabilmente io non posso prendere questa decisione, ma mi costringo all’infelicità. Quindi è come se stessi barattando la mia felicità, la mia soddisfazione, il mio benessere, in funzione del bisogno di qualcos’altro o di qualcun altro.

Il ruolo dei figli, della famiglia e delle difficoltà economiche

Ora, il tema dei figli è un tema estremamente delicato e, ovviamente, come dicevo prima, dovrebbe essere approfondito in maniera più dettagliata. Però quante volte diciamo: non possiamo separarci o non posso separarmi perché altrimenti dovrei gestire, ad esempio, il malumore della mia famiglia di origine oppure potrei avere delle difficoltà economiche?

Benissimo: stiamo contrattando, se la motivazione che scegliamo è questa, il malumore della nostra famiglia di origine o potenziali difficoltà economiche con la nostra felicità.

Non è né giusto né sbagliato: dobbiamo semplicemente scegliere che cosa vale di più.

2. Dire sì agli altri significa dire no a sé stessi

Dall’altro lato, invece, l’altro tema, l’altro livello che ho accennato, è legato a un processo di affermazione di sé stessi, cioè di assunzione di responsabilità e di riconoscimento di sé.

Se siamo vittime di questo tipo di ragionamento, dobbiamo essere anche consci del fatto che ogni volta che noi diciamo sì a qualcun altro o a qualcos’altro — e, come avete capito, non sto parlando solamente del partner o della relazione infelice, ma anche di tutte le altre implicazioni che ho citato prima — stiamo dicendo no a noi stessi.

E quindi, in qualche modo, stiamo scegliendo e accettando di metterci in secondo piano, quando, come ci siamo sempre detti e come abbiamo già approfondito, ma come anche evidentemente avrete vissuto all’interno della relazione, prima di tutto una relazione nasce in funzione di un soddisfacimento individuale.

La relazione di coppia deve valorizzare gli individui

Prima di tutto, prima di essere una coppia, le persone che la compongono sono due individui, ed è attraverso la coppia che trovano la loro manifestazione, la loro esaltazione, la loro evoluzione, il loro miglioramento.

Quando questa cosa non avviene, ovviamente l’insoddisfazione è prima di tutto individuale; poi è il fallimento della coppia o la difficoltà all’interno della coppia a determinare, di conseguenza, a cascata, l’insoddisfazione individuale.

Come trovare la forza per separarsi davvero

Quindi ci sono questi due livelli diversi.

Da un lato, il delegare la responsabilità della propria infelicità ad altri.

Dall’altro, il non essere consapevoli — proprio perché mascheriamo a noi stessi questa scusa, questa responsabilità eterodeterminata — che, dicendo sì ad altri, stiamo dicendo no a noi stessi.

Questi sono i due argomenti, i due livelli che hanno a che fare con la forza da trovare, da cercare, per riuscire a separarsi.

Essere chiari con sé stessi che la responsabilità è prima di tutto nostra, che noi stiamo scegliendo la nostra infelicità e che talvolta siamo portati a dire sì ad altro, ma diciamo no a noi stessi. O, peggio ancora, deleghiamo la responsabilità della nostra infelicità a delle cause esterne che invece abbiamo costruito, abbiamo scelto e che inevitabilmente saremo costretti a dover ricontrattare.

È qui che va cercata la forza: all’interno di ciò che noi ci costringiamo a essere e a vivere se non cambiamo la situazione. Ed è un interno tendenzialmente infelice.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.