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L’insicurezza personale impatta sulla coppia?

“Dottore spiega come le insicurezze personali impattano sulla coppia e quali possono essere i loro esiti e le loro derive, partendo dal presupposto che la coppia è una nuova entità rispetto ai singoli individui che la costituiscono?”

Ho ricevuto una domanda come questa e la ritengo molto interessante da approfondire in questo contesto. È chiaro innanzitutto che tutto parte da questo aspetto: da due individui che si combinano e si compongono. Alcuni, i più romantici, dicono che “iniziano a vibrare insieme” in funzione di un obiettivo comune, di un’ambizione, di un desiderio, di una prospettiva migliore. Cioè: io, stando con l’altro e iniziando questa relazione, potrò diventare di più, potrò trasformarmi, potrò stare meglio, potrò essere più felice, potrò essere — talvolta si sente dire — “completo/a”.

Fase dell’innamoramento e costruzione della coppia

Nella fase soprattutto dell’innamoramento, siamo completamente aperti a questo flusso trasformativo: ci poniamo, come viene detto spesso in terapia, insieme all’altro e costruiamo la nostra nuova realtà sulla realtà della coppia, appunto della nuova entità che inizia a far parte delle nostre vite. Non si tratta più solo di due individui, ma di qualcosa di più: qualcosa di creato e costruito insieme, che assume il nome di coppia.

Dalla fase dell’innamoramento alla fase dell’amore

È chiaro che, finita la fase dell’innamoramento — quel “fiume in piena” che travolge e da un lato spazza via anche le principali paure, soprattutto quella di potersi aprire a una nuova relazione — ci troviamo spesso, si dice, nella fase dell’amore. Cioè quella fase in cui abbiamo scelto di stare insieme, abbiamo trasformato e fatto evolvere l’innamoramento stesso e iniziamo a ragionare su quali potrebbero essere le prospettive future. Poniamo i presupposti, le fondamenta della relazione.

Emersione di insicurezze e criticità individuali

È qui che, una volta calmato il turbinio dell’innamoramento, iniziano a emergere dubbi e potenziali criticità, così come caratteristiche individuali che magari non si sono perfettamente combinate con quelle dell’altro. In questo caso parliamo di insicurezze; in altri casi potremmo parlare di tratti caratteriali, comportamentali o altre caratteristiche che ciascuno di noi sa non integrarsi sempre perfettamente con quelle del partner.

Origine delle insicurezze personali

Per quanto riguarda il tema dell’insicurezza, è un tema teorico che può avere un’origine individuale, cioè legata alla storia della persona o al suo passato. Quante volte si sente dire: “ho subito un tradimento”, “sono stato abbandonato da piccolo”, “so cosa vuol dire rimanere solo”. Oppure: “sono già stato tradito”. In questi casi, la persona riporta queste esperienze all’interno della coppia e finisce per far “pagare” al partner colpe che in realtà non gli appartengono, perché non ha mai dato motivo di dubitare della sua lealtà o fiducia.

La persona, però, ha questo problema pregresso e fa fatica a vedere l’oggettività dei fatti, proiettando all’interno della coppia le proprie insicurezze e i propri dubbi.

Insicurezze pregresse e proiezione nella coppia

L’altra via è che l’insicurezza si generi all’interno della relazione stessa, perché uno dei due partner ha dato motivo all’altro di non fidarsi o di sviluppare questo tipo di insicurezza. Ma questo è un altro capitolo.

Insicurezze generate nella relazione

Qui parliamo di quando l’insicurezza è pregressa rispetto alla coppia, cioè quando una persona si sente insicura già di suo per motivi legati al passato e porta queste insicurezze nella relazione.

Effetti dell’insicurezza nella dinamica di coppia

Quali possono essere gli esiti? Cosa determina? Quali potrebbero essere le conseguenze di un atteggiamento così insicuro che poi sfocia, come spesso accade, in richieste di rassicurazione, controllo, indagini su ciò che l’altro ha fatto, veri e propri interrogatori, e progressivamente nella limitazione dei gradi di libertà dell’altro all’interno della relazione?

Comunicazione e funzione adattiva dell’insicurezza

Ci sono diverse possibilità. Innanzitutto, bisogna chiedersi se e come questa insicurezza sia stata mai manifestata all’altro, e se l’altro fosse consapevole di questo tratto già all’inizio della relazione, e come si sia poi evoluto il rapporto.

Che senso ha, per noi, mostrare questa insicurezza? Che comportamento suscita nell’altro? Diventa protettivo, accudente? Anticipa alcuni bisogni, facendo sì che possiamo stare più sereni? In questi casi l’insicurezza diventa un canale di comunicazione, un fattore attraverso cui la coppia è anche in grado di meta-comunicare.

Derive disfunzionali: controllo, richieste di rassicurazione e chiusura

Il problema è la possibile degenerazione che questa insicurezza può assumere.

L’altro può, infatti, reagire in due modi: il primo è una risposta accudente iniziale, ma che col tempo può trasformarsi in repulsione, perché il partner si sente invaso e investito di una responsabilità che non vuole avere.

Il secondo è che, dopo una prima fase accudente, il partner si “scocci” nel non vedere un’evoluzione del livello di insicurezza dell’altro, che invece di ridursi si amplifica, perché vengono richieste sempre più rassicurazioni e attenzioni. A quel punto può iniziare a mettere dei paletti e ad allontanarsi.

Gestione eterodiretta dell’insicurezza e squilibrio relazionale

Questa è la principale deriva: quando l’insicurezza viene gestita in maniera eterodiretta, cioè quando la persona insicura non lavora sulla propria insicurezza ma delega all’altro la responsabilità di accoglierla e risolverla.

Il partner può anche essere disposto a farlo, ma si risente nel momento in cui percepisce di essere l’unico a lavorare sulla relazione. Non vede, infatti, un impegno reciproco: la persona insicura non sta lavorando su sé stessa.

Dinamiche di escalation e rischio di frattura

A quel punto, l’insicurezza degenera: le risposte e l’accoglienza del partner si riducono, e la persona insicura diventa ancora più incalzante, più inquisitoria e più richiedente. Si crea così una possibile deriva.

Da un lato, chi inizialmente accudiva smette di farlo perché si sente sovraccaricato; dall’altro, chi è insicuro si sente tradito e conferma la propria idea: “avevo ragione a dubitare”.

Qui si rischia la frattura.

Strategie di gestione e intervento nella coppia

Per risolvere questo tipo di problema all’interno della coppia, la prima cosa fondamentale è il dialogo. Successivamente ci si può rivolgere a un terapeuta e cercare di comprendere le responsabilità reciproche.

Il punto fondamentale, la condizione sine qua non affinché questo problema possa essere gestito, è che venga affrontato all’interno della coppia e non delegato all’esterno. Entrambi i partner hanno un problema con l’insicurezza: chi la vive e chi la gestisce.

Non può essere solo il partner “sicuro” a rispondere anticipando continuamente i bisogni dell’altro, così come non può essere solo il partner insicuro a chiedere rassicurazioni senza lavorare su sé stesso.

Trasformare l’insicurezza in risorsa relazionale

Serve consapevolezza e un lavoro di entrambi. Da un lato, chi è insicuro deve lavorare sull’oggettività, cioè comprendere progressivamente che al partner attuale non possono essere attribuite le colpe delle relazioni passate.

Dall’altro, il partner deve essere in grado di comprendere, accogliere e rispettare questa insicurezza senza farsene completamente carico.

Solo così, tramite collaborazione e lavoro reciproco, l’insicurezza nella coppia non diventa un vincolo, ma può trasformarsi in una risorsa: un canale di metacomunicazione in cui ci si prende cura reciprocamente dell’altro.

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Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

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Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.