Terapia di coppia o individuale? Home > Psicologia della coppia > Terapia di coppia o individuale 4 “Dottore, siamo in crisi ma lui non vuole fare la terapia: vale la pena che la faccia da sola? Dobbiamo rinunciare? Che cosa possiamo fare?” Una domanda frequente nelle crisi di coppia Questa è una domanda che spesso mi viene fatta, soprattutto quando uno dei due partner – nell’esempio abbiamo preso lui, ma può ovviamente essere anche il contrario – vede la crisi ma non è interessato a svolgere un percorso di terapia. Magari non ci crede, magari pensa possa essere inutile, ha paura di essere giudicato: ci sono tante motivazioni diverse per cui una persona sceglie di non intraprendere un percorso terapeutico. Ovviamente l’altro, colui o colei che invece è interessato, disponibile e magari vede la terapia come una risorsa, si trova a un bivio e si chiede: che cosa faccio? Accetto il rifiuto, cerco un’altra soluzione oppure intraprendo un percorso individuale? Terapia di coppia: la soluzione ideale, quando possibile Dal mio punto di vista, ovviamente, di fronte a una crisi di coppia – anche per orientamento teorico e di mentalità – ritengo che l’intervento sulla coppia, quindi la terapia di coppia, sia la soluzione migliore. Tuttavia, nel momento in cui questo non è possibile, ad esempio perché uno dei due partner si rifiuta, dobbiamo fare i conti con la realtà. Quando la terapia di coppia non è possibile: alternative concrete E allora che cosa si può fare? Sicuramente si può iniziare un percorso di tipo individuale, poiché sulle dinamiche di coppia si può lavorare anche tramite una terapia individuale. È come se venisse utilizzato uno dei due partner come punto di accesso alle dinamiche di coppia, alle dinamiche relazionali: lui o lei diventano quindi uno strumento, un canale di ingresso, una porta attraverso cui entrare nel mondo della coppia. Differenze tra terapia di coppia e terapia individuale focalizzata sulla relazione È chiaro che una terapia individuale focalizzata su tematiche e problematiche di coppia assume sfumature e caratteristiche differenti rispetto a una terapia di coppia vera e propria. Questo perché, tendenzialmente, la terapia di coppia si differenzia per frequenza degli appuntamenti e per durata degli incontri: di solito gli incontri durano circa un’ora e mezza e hanno una cadenza quindicinale. Per quanto riguarda invece il lavoro individuale, la cadenza può essere settimanale e la durata dell’incontro è di circa un’ora. Strutturare l’intervento in base alla realtà della coppia In base a ciò che la realtà ci mette davanti, quindi alle possibilità concrete e alle variabili a disposizione, si sceglie come strutturare l’intervento. Nel momento in cui uno dei due partner non è interessato o non è disponibile alla terapia di coppia, si può procedere tranquillamente con un percorso individuale, ovviamente con le dovute considerazioni. L’efficacia della terapia individuale nelle crisi di coppia Lavorare sull’individuo non è detto che sia meno efficace o, in alcuni casi, può persino risultare più efficace rispetto alla terapia di coppia. Quello che sto cercando di dire è che non deve essere vista come una sine qua non la presenza di entrambi i partner all’interno della terapia per poter lavorare sulle dinamiche di coppia. Banalmente, è molto più funzionale avere in terapia un solo partner motivato piuttosto che due, di cui uno partecipa sotto ricatto, sotto minaccia, controvoglia o semplicemente per denigrare, squalificare o criticare l’altro. Oltre i limiti apparenti: lavorare sulla relazione anche con un solo partner Ci sono quindi molti aspetti diversi che devono essere considerati: non guardiamo solo ai limiti dell’intervento sulle dinamiche di coppia. Non è necessario che siano presenti entrambi i partner: può essere presente anche uno solo dei due. In un mondo ideale, la volontà e la disponibilità di entrambi a intraprendere un percorso di coppia sarebbero certamente una risorsa, ma dobbiamo fare i conti con la realtà. Se così non fosse, possiamo tranquillamente muoverci su una terapia di tipo individuale, in cui chi partecipa viene utilizzato come canale, come porta di ingresso all’interno delle dinamiche della relazione stessa.