Mutismo selettivo Home > Riflessioni psicologiche > 7002 Parliamo di mutismo selettivo. Può essere che tu senta riferirti a questa patologia anche con il termine di mutismo elettivo: questo è il vecchio nome che veniva assegnato al disturbo. Ora invece si parla, correttamente, di mutismo selettivo. Che cos’è il mutismo selettivo Il mutismo selettivo è un disturbo di natura esclusivamente psicologica e viene classificato come disturbo ansioso, quindi legato a difficoltà emotive vissute da chi ne soffre. Colpisce prevalentemente i bambini, anche se non in maniera esclusiva. La quasi totalità dei casi si manifesta infatti nell’infanzia. Non è una patologia legata a compromissioni organiche o neurologiche, ma esclusivamente a fattori emotivi e psicologici. Diffusione e dati epidemiologici È relativamente diffusa: si stima che colpisca dallo 0,03% all’1% della popolazione infantile mondiale. La percentuale varia in base agli studi condotti e anche agli aspetti sociali e culturali, per cui in diverse aree del mondo le stime sono differenti. Età di insorgenza I primi sintomi di mutismo selettivo si possono presentare già tra i 2 e i 3 anni, ma l’esordio vero e proprio è più frequente tra i 4 e i 5 anni, quindi poco prima dell’ingresso nella scuola primaria. Ci sono casi in cui l’esordio avviene anche intorno ai 6 anni, ma la fascia tipica rimane quella tra i 4 e i 5 anni. Caratteristiche principali Come suggerisce il termine, il mutismo selettivo non è un mutismo assoluto, cioè non è presente in tutti i contesti della vita, ma solo in alcuni. È infatti un mutismo “selettivo”, legato al fatto che il bambino, pur avendo capacità di linguaggio intatte e spesso ben sviluppate, non riesce a parlare in determinati contesti, soprattutto quelli che gli generano ansia o agitazione. Un esempio tipico è la scuola: non è raro che il bambino non riesca a parlare con insegnanti e compagni, mentre a casa, con i genitori, fratelli o amici stretti, riesca a esprimersi senza problemi. Talvolta la presenza rassicurante di un genitore può attenuare il sintomo, permettendo al bambino di comunicare anche con estranei, ma non avviene sempre. Conseguenze sulla vita del bambino Il mutismo selettivo ha un impatto significativo sulla vita del bambino: compromette le relazioni sociali, le esperienze di gruppo (ad esempio attività sportive o associative), la sfera scolastica e l’apprendimento. Proprio come avviene in molti disturbi ansiosi, tende a restringere progressivamente i margini di libertà del bambino, portandolo a chiudersi sempre più e a rifugiarsi unicamente nei contesti in cui si sente sicuro. Come affrontare il mutismo selettivo È fondamentale un intervento che coinvolga l’intera famiglia. Nei bambini così piccoli (4–8 anni circa) è necessario lavorare non solo sul bambino, ma anche con i genitori, per comprendere e affrontare le difficoltà emotive e ansiose sottostanti. Il percorso terapeutico non è semplice: il bambino, proprio a causa del mutismo, può avere difficoltà a interagire con lo psicologo, percepito inizialmente come un estraneo. Per questo il ruolo dei genitori è centrale. Strumenti terapeutici e osservazione Spesso si utilizzano strumenti di osservazione indiretta, come le stanze con specchio unidirezionale: i genitori e il bambino vengono invitati a svolgere attività di gioco, mentre gli psicologi osservano dall’esterno le dinamiche relazionali. Attraverso queste osservazioni si comprendono i meccanismi emotivi alla base del disagio e si strutturano interventi mirati. Conclusioni In sintesi, il mutismo selettivo è un disturbo di origine psicologica, non organica, che limita profondamente la vita sociale, scolastica e relazionale del bambino. Le cause e le risorse per affrontarlo vanno ricercate all’interno delle dinamiche relazionali ed emotive in cui il bambino cresce.