La transilienza dello psicologo Home > Psicoterapia come funziona > La transilienza dello psicologo Parliamo di transilienza e di quanto questa sia importante nella terapia, e di quanto sia importante che il terapeuta sia transiliente. Ora, magari non hai mai sentito questo termine. Magari hai sentito il termine “resilienza”, e “transilienza” un pochino ci si avvicina, sì, si assomigliano. Ed è vero nel senso che il concetto è simile, anche se non è lo stesso. Cos’è la Transilienza La transilienza consiste, diciamo così, nella scienza e nell’arte di sviluppare delle competenze trasferibili, cioè delle competenze trasportabili nei diversi contesti. Quando ad esempio, tramite un lavoro di équipe, si valuta chi sia il terapeuta più indicato per una specifica situazione, la transilienza può essere una risorsa determinante. Competenze Trasferibili e Vita del Terapeuta Qui non parlo di competenze trasversali come le competenze comunicative, empatiche o le soft skills. Parlo proprio di competenze trasportabili, cioè legate all’esperienza di vita e alla persona del terapeuta. Queste possono essere un fattore — anzi, probabilmente lo sono — che incide sull’efficacia terapeutica in situazioni specifiche. La Transilienza Non Sostituisce la Competenza Clinica Non credo che uno psicologo debba aver vissuto tutte le patologie per poterle curare, così come un ortopedico non deve essersi rotto tutti gli ossi per ripararli. Ma ci sono competenze non cliniche, donate dall’esperienza di vita, che rendono il terapeuta più efficace in determinati contesti. La Scelta del Terapeuta in Équipe Quando un’équipe valuta chi dovrebbe seguire un paziente, considera due grandi macro-categorie: 1. Competenze Tecniche Esperienza con sintomi specifici, patologie particolari, esiti terapeutici precedenti, agio nel trattare un certo tipo di problematica. 2. Competenze Umane e Transilienti Non solo empatia o ascolto attivo, ma vere e proprie esperienze di vita del terapeuta che possono fungere da risorsa terapeutica all’interno della seduta. Transilienza e Cicli di Vita Un terapeuta può essere più efficace quando ha vissuto in prima persona situazioni simili a quelle del paziente. Non è un vincolo, ma una potenziale risorsa. Ad esempio, un terapeuta uomo può comprendere direttamente cosa significhi affrontare problemi sessuali maschili. Lo stesso vale per la gestione dei figli, le separazioni, o grandi cambiamenti di vita. Esempio di Applicazione della Transilienza Pensiamo a un uomo di 45 anni, appena separato, con figli preadolescenti. Deve riorganizzare la propria vita personale, familiare ed economica. Se si trovasse davanti tre terapeuti — un uomo coetaneo, una donna di 30 anni, e un uomo di 30 anni — chi sceglierebbe? La risposta potrebbe essere: “Basta che sia competente.” Ed è giusto. Ma a parità di competenza, il terapeuta coetaneo ha dalla sua parte una maggiore probabilità di transilienza: ha vissuto esperienze simili e può quindi offrire una comprensione più immediata e profonda. La Relazione Terapeutica e la Percezione del Paziente La transilienza può favorire la relazione terapeutica. Il paziente potrebbe sentirsi più capito e facilitato nell’aprirsi. Questo non significa che il terapeuta più giovane non possa essere efficace, ma che avrà un tipo diverso di approccio e strumenti. Magari il terapeuta coetaneo non è sposato, ma sa cosa significa arrivare a 45 anni single. Oppure è sposato con figli e conosce bene le dinamiche familiari. Non è una questione di giusto o sbagliato, ma di risorse disponibili. Transilienza: Risorsa Non Necessaria, Ma Preziosa La transilienza non è sempre necessaria — e spesso non è possibile. Ma quando c’è, è un valore aggiunto. Nei lavori in équipe, questo è uno dei grandi vantaggi: si può scegliere il terapeuta anche sulla base delle competenze umane, relazionali e transilienti, oltre che cliniche.