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La sindrome dell’impostore

Parliamo della sindrome dell’impostore, un termine che ultimamente si sente spesso, soprattutto quando si ha a che fare con tematiche lavorative. Si manifesta, ad esempio, quando una persona sta lavorando e ha recentemente fatto carriera, assumendo ruoli di maggiore responsabilità. Tuttavia, è importante sottolineare che la sindrome dell’impostore non riguarda esclusivamente l’ambito lavorativo, ma può manifestarsi anche nelle relazioni.

Cos’è la Sindrome dell’Impostore?

La sindrome dell’impostore consiste nella convinzione di non essere degni o meritevoli dei successi ottenuti, indipendentemente da cosa si intenda per successo: può essere lavorativo, economico, relazionale, di prestigio sociale, e così via. Chi ne soffre non riesce ad attribuirsi i propri meriti e le proprie qualità, ma sente solo il peso della responsabilità che il raggiungimento di un certo obiettivo comporta. Inoltre, teme di essere “smascherato” nella propria presunta inettitudine e incompetenza.

Chi Soffre della Sindrome dell’Impostore è Davvero Incompetente?

Ovviamente, questa percezione non corrisponde alla realtà. Oggettivamente parlando, nel momento in cui una persona ottiene un riconoscimento o una promozione, ha tutte le competenze e le carte in regola per meritarselo. Non si arriva mai a una certa posizione per caso, così come non si inizia mai una relazione solo per un colpo di fortuna. È vero che possono esistere condizioni favorevoli, ma è sempre la competenza a determinare il raggiungimento e il mantenimento degli obiettivi prefissati. Tuttavia, chi soffre della sindrome dell’impostore fatica a riconoscerlo.

Perché si Ha la Sensazione di Essere un Impostore?

Da un lato, la persona razionalmente sa di avere determinate capacità perché riceve feedback positivi dagli altri—colleghi, superiori, amici—che ne riconoscono il valore. Ma, a livello emotivo, non lo “sente”, non lo interiorizza. Continua a dubitare di sé, a sentirsi fuori posto, a credere di essere stata sopravvalutata, di essere solo un’illusione destinata presto a sgonfiarsi, lasciando emergere la sua presunta inadeguatezza.

Il Ruolo del Locus of Control nella Sindrome dell’Impostore

Questa condizione è spesso collegata a un’errata gestione del locus of control, ovvero il sistema di attribuzione di meriti e colpe. In breve, chi soffre della sindrome dell’impostore tende ad avere un locus of control esterno per quanto riguarda i successi: non li percepisce come un proprio merito, ma li attribuisce a fattori esterni, come la fortuna, le circostanze favorevoli o il contributo di altre persone. Al contrario, ha un locus of control interno per quanto riguarda i fallimenti: qualsiasi errore o insuccesso viene considerato esclusivamente colpa sua.

Questa asimmetria diventa una vera e propria cassa di risonanza del dubbio e dell’autocritica. Se il successo è sempre merito di altri o della sorte, mentre gli errori sono sempre e solo responsabilità personale, il risultato è un’auto-percezione profondamente distorta e negativa.

Quali Sono le Cause della Sindrome dell’Impostore?

Ma come si sviluppa questo schema mentale? Le cause possono essere molteplici e variano da persona a persona. Due fattori fondamentali sono:

1. Le Dinamiche Familiari

Le esperienze vissute nell’infanzia e le relazioni con la famiglia di origine possono aver influenzato la costruzione del locus of control. L’educazione ricevuta e i messaggi trasmessi dai genitori o figure di riferimento giocano un ruolo chiave nello sviluppo dell’autostima.

2. Le Esperienze Personali

Le esperienze di vita, i successi e gli insuccessi vissuti, così come il modo in cui sono stati interpretati, possono rafforzare certe credenze e modalità di pensiero che alimentano la sindrome dell’impostore.

Come Superare la Sindrome dell’Impostore?

Comprendere l’origine di questi meccanismi richiede un lavoro approfondito su se stessi. Per questo motivo, affrontare la sindrome dell’impostore in modo efficace spesso richiede il supporto di un percorso terapeutico, in cui si possa analizzare la propria storia personale e imparare a riconoscere e modificare schemi di pensiero disfunzionali.

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Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.