+39 347 9177302

L’efficacia della psicoterapia

 

Psicoterapia e scienza: un legame inaspettato

Oggi parliamo di psicoterapia e della sua efficacia, collegandola a due scienze apparentemente lontane: la fisica e la matematica. Attraverso due delle teorie più note in questi campi, ti spiegherò come la psicoterapia riesca a essere efficace per il paziente.

Le due teorie di riferimento sono:

  • La teoria dell’incompletezza di Gödel, elaborata negli anni ’30 dal matematico Kurt Gödel.
  • La teoria della relatività di Einstein, una delle più celebri teorie fisiche, formulata all’inizio del XX secolo.

A prima vista, queste due discipline potrebbero sembrare distanti dalla pratica psicoterapeutica, ma un’analisi più approfondita rivela sorprendenti connessioni.

La teoria dell’incompletezza di Gödel: cosa ci insegna sulla mente?

La teoria dell’incompletezza di Gödel afferma che, all’interno di un sistema formale, è impossibile dimostrarne la validità e l’affidabilità utilizzando solo gli elementi interni al sistema stesso.

Gödel dimostrò matematicamente che un sistema non può essere spiegato attraverso le sue sole componenti interne. Questo principio, sebbene applicato inizialmente alla logica e alla matematica, trova un’interessante corrispondenza nel mondo della psicoterapia.

Pensiamo, ad esempio, a un paziente che vive un disagio psicologico. Egli sperimenta il sintomo, lo percepisce, ma non sempre riesce a comprenderlo o spiegarlo a se stesso. Può descriverlo agli altri, può viverlo e provare a razionalizzarlo, ma rimane all’interno del sistema del proprio malessere.

Anche gli psicoterapeuti, quando affrontano difficoltà personali, si rivolgono ad altri colleghi. Questo perché, essendo parte del proprio sistema, faticano a osservarlo in modo oggettivo.

Il concetto di Gödel ci suggerisce, quindi, che il paziente – essendo immerso nel proprio disagio – non può comprenderlo completamente da solo. Ed è qui che entra in gioco la psicoterapia.

La teoria della relatività di Einstein e la percezione soggettiva della realtà

La teoria della relatività di Einstein è ben più nota rispetto a quella di Gödel. Uno dei suoi principi fondamentali è che la realtà dipende dall’osservatore: ogni misurazione e percezione è influenzata dal punto di vista di chi osserva.

Trasponendo questo principio alla psicologia, possiamo dire che la realtà vissuta dal paziente non è una realtà assoluta, ma una costruzione soggettiva, modellata dalle sue esperienze, emozioni e credenze.

In altre parole, non esiste una verità unica e oggettiva della sofferenza di una persona. Esiste piuttosto una narrazione personale, che il terapeuta aiuta a esplorare, ristrutturare e comprendere.

Il ruolo della psicoterapia: un punto di vista esterno per il cambiamento

Se il paziente non può comprendere pienamente il proprio disagio dall’interno del suo sistema (come ci insegna Gödel) e se la realtà è soggettiva e influenzata dal punto di vista dell’osservatore (come ci dice Einstein), allora il ruolo dello psicoterapeuta diventa fondamentale.

La psicoterapia è un processo in cui il paziente, attraverso il racconto della propria esperienza, inizia a rielaborare il suo disagio. Ma non può farlo da solo in modo efficace. Il terapeuta fornisce un punto di vista esterno, che consente di vedere il problema da una prospettiva nuova e più chiara.

L’obiettivo della terapia non è solo far emergere la narrazione del paziente, ma anche aiutarlo a modificare il proprio punto di vista, rendendolo più flessibile e aperto al cambiamento.

La questione della neutralità del terapeuta

A questo punto, una domanda potrebbe sorgere spontanea: se il terapeuta è anch’egli un osservatore, non rischia di influenzare la narrazione del paziente con la propria soggettività?

È una questione centrale, e la risposta è sì, il terapeuta inevitabilmente porta una parte della propria visione nel processo terapeutico. Tuttavia, esistono strumenti e strategie per minimizzare questo effetto e garantire l’efficacia della terapia.

Ecco quattro principi fondamentali che aiutano il terapeuta a mantenere un ruolo efficace senza contaminare eccessivamente il sistema del paziente:

  1. Essere un osservatore esterno – Il terapeuta non può prendere in carico familiari, amici o conoscenti. La distanza dal sistema del paziente garantisce un’osservazione più neutra e obiettiva.
  2. Evitare l’autorivelazione – Il terapeuta non condivide dettagli personali, non per riservatezza o rigidità, ma per evitare di influenzare il paziente con la propria visione del mondo.
  3. Lavorare in equipe – In casi complessi, due terapeuti possono collaborare: uno presente nella seduta e uno che osserva attraverso uno specchio unidirezionale, per offrire diversi livelli di analisi.
  4. Essere consapevoli del proprio impatto – Il terapeuta accetta di essere un agente di cambiamento, non un osservatore passivo. Il suo ruolo è quello di facilitare il movimento del paziente verso un nuovo equilibrio.

Il terapeuta come guida nel cambiamento

La psicoterapia non è un processo statico. Non si tratta di trovare un equilibrio immobile, ma di costruire un equilibrio dinamico.

Pensiamo al camminare: per stare in piedi, dobbiamo alternare il peso da una gamba all’altra, muoverci in avanti, perderci momentaneamente l’equilibrio per poi ritrovarlo.

Allo stesso modo, il terapeuta aiuta il paziente a spostarsi da un punto di vista all’altro, a “sbilanciarsi” verso nuove prospettive, e infine a trovare un nuovo equilibrio più funzionale.

La mobilità del sintomo, quindi, è parte integrante della sua risoluzione.

Conclusioni: la psicoterapia tra scienza e cambiamento

Abbiamo visto come la teoria dell’incompletezza di Gödel e la teoria della relatività di Einstein possano offrire spunti profondi per comprendere il funzionamento della psicoterapia.

  • Gödel ci insegna che chi è all’interno di un sistema non può comprenderlo appieno.
  • Einstein ci ricorda che la realtà è sempre influenzata dal punto di vista dell’osservatore.
  • La psicoterapia si inserisce tra questi due poli: aiuta il paziente a raccontare la propria realtà, fornendogli un punto di vista esterno per comprendere il proprio disagio e avviare il cambiamento.

Grazie a strategie specifiche, il terapeuta minimizza il rischio di contaminare il sistema del paziente e diventa un facilitatore attivo del cambiamento.

La psicoterapia, quindi, non è un’arte astratta o ineffabile, ma un processo concreto e strutturato, che trova le sue radici anche in principi scientifici. E forse proprio in questo sta la sua vera efficacia.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.