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Avere figli influenza il rapporto con i propri genitori?

Dottore una volta che divento, diventerò o sono diventato genitore come cambia o cambierà il mio rapporto con i miei genitori? Diventare genitori come influenza il rapporto con i propri genitori?
Queste domande estremamente profonde e anche complicate permettono tante riflessioni diverse e come sempre non ho presunzione di esaustività. Partiamo da questo: si sente solitamente dire che si è dei nonni diversi rispetto ai genitori che si è stati. Questa cosa secondo me è verissima e ho potuto vedere negli anni, nel corso della terapia, nonni che sono stati completamente rivalutati sia in positivo sia in negativo rispetto ai genitori che sono stati proprio perché l’essere diventati nonni fa sì che ci si muova e ci si comporti seguendo altre dinamiche. Un classico è che un genitore che è stato particolarmente rigido, particolarmente severo, duro poi risulti essere accomodante, gentile e morbido nei confronti dei nipoti, il che lascia un po’ basiti i genitori, i figli che sono diventati genitori. I nuovi genitori si chiedono: “Ma come, questa è la stessa persona che mi ha cresciuto?”. Ovviamente è vero anche il contrario, ci sono casi dove genitori particolarmente amorevoli sono nonni assenti o estremamente deleganti.

Come dico sempre: un figlio è trasformativo. Il solo pensiero del figlio è trasformativo. E come trasforma le dinamiche familiari, la routine, la quotidianità, i rapporti all’interno della coppia, i tempi, i momenti della coppia, l’immagine che si ha del partner nella coppia, trasforma anche il rapporto con i propri genitori. Quindi al di là di quello che loro vogliono essere la cosa fondamentale è che noi scegliamo che tipo di genitori vogliamo essere e successivamente riusciamo a comunicare in che modo loro, da nonni, possono essere di supporto al nostro stile educativo ed alla nostra immagine di genitori. Per tornare quindi alla domanda iniziale noi dovremmo avere innanzitutto chiaro che genitori vogliamo essere ed in secondo luogo capire che questi genitori hanno bisogno di questo tipo di nonni.

Questo è un tema (cioè quello del rapporto con i nonni) dal quale nessuno di noi, nel momento in cui diventa genitore, può esimersi ed è bene riuscire ad uscire dalla dinamica di figlio: nei confronti di mio figlio non sono nuovamente tuo figlio, ma sono il suo genitore e sono io a  dover controllare che cosa deve essere fatto con mio figlio. Questa cosa deve essere assolutamente definita, ci si deve contrattare. Talvolta vedo anche situazioni di scontro che partono sempre da un principio di buona fede, ma non sempre la buona fede, non sempre fare il meglio, fa sì che ci si incastri e ci si componga in maniera coesa, in maniera definita. E come i due genitori devono contrattare il loro stile genitoriale, il loro stile educativo all’interno della coppia a fronte del bambino appena nato, allo stesso modo lo devono fare con l’esterno.

Talvolta, ad esempio, è necessario che uno dei due diventi scudo: questo non è una cosa insolita nei primi momenti di vita del bambino e uno dei ruoli del padre è proprio di riuscire a fare scudo con l’esterno, add esempio mettendosi d’accordo con la propria moglie o comunque la madre del proprio figlio e decidere come andare a regolare le relazioni. Vogliamo che ci affollino casa e si spupazzino il bambino? Vogliamo invece calmierare, definire, calendarizzare le visite? Vogliamo che vengano una volta per uno senza che ci siano troppe persone in casa? Vogliamo che ci tocchino subito il bambino? Glielo diamo in braccio o meno? Queste sono domande che sorgono spontanee, immediate, nel momento in cui una coppia si trova un neonato di tra le mani (ovviamente facciamo questo discorso collocandolo in un’epoca covid-free!). Non farsi queste domande, e molte altre anche successivamente, è un errore perché poi i nonni, anziché essere risorse, anziché essere un valore aggiunto alla nostra relazione, diventano degli ostacoli: diventano motivo di conflitto, diventano motivo di tensione, magari all’interno della coppia o magari appunto la tensione si esplicita direttamente nel rapporto con loro e si innesca poi un substrato, un sottosuolo di malumori, di diffidenza, di giudizio che altro non fa che andare a compromettere la relazione.

Quindi è chiaro che è un tema, quello dello stile educativo genitoriale e poi anche dei nonni, da cui non ci si può esimere ed è altrettanto chiaro che è una cosa che la coppia deve riuscire a definire al suo interno e poi comunicare all’esterno. Perché questo è il modo di far evolvere, di trasformare, di valorizzare anche il ruolo dei nonni in funzione di quali sono le loro esigenze, le loro necessità in quanto nonni. Partendo dal fatto che ovviamente si è dei nonni diversi, e su questo sono convintissimo, rispetto ai genitori che sia stati.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.