In questo articolo vorrei proporre un vademecum, una sintesi, di alcuni capisaldi della terapia che tendenzialmente sia terapeuta, che paziente, dovrebbero ben tenere a mente. Naturalmente questa non ha la pretesa di essere una sintesi esaustiva, ha lo scopo di tenere insieme una serie di ragionamenti e riflessioni proposti in altri video e articoli, affinché possa essere utile a chiunque cerchi un approfondimento su come funziona la psicoterapia.

Innanzitutto

La terapia non è la mera ripetizione del passato

La terapia infatti non è il ricondurre tutto alla propria infanzia, alla relazione tra mamma e papà o le relazioni in famiglia. Non significa ricondurre tutto ad esperienze traumatiche passate. La psicoterapia naturalmente va a pescare nel passato, va a leggere ciò che il passato ci racconta per capire, attraverso di esso, il presente del paziente. La psicoterapia non è una cronistoria, una biografia, del paziente, in terapia si utilizza il passato per comprendere il presente e per rendere il futuro come lo desideriamo.

La psicoterapia è una scienza basata sulla parola

Molti pazienti, dopo i primi incontri, ci dicono: “ma dottore, noi parliamo e basta”, di fatto sì, in terapia si parla “e basta”, o meglio si fanno domande. E’ attraverso queste ultime, e non affermazioni, che si prova a modificare il pensiero del soggetto. Le domande aperte portano a riflessioni e connessioni (anche tra passato e presente) che quindi aprono il percorso a nuovi punti di vista. Le affermazioni, o le definizioni, tendenzialmente vengono evitate a favore di ragionamenti che propongono spunti di riflessione verso nuove lenti, con cui osservare la propria storia, il proprio presente quindi il futuro.

 

Il terapeuta non accetta la delega del paziente

Il punto precedente è necessariamente connesso a questo concetto, ovvero: è il paziente il responsabile del percorso che svolge nella stanza di terapia, il terapeuta aiuta, guida, sorregge, fa riflettere. Il terapeuta aiuta nel percorrere un tragitto nuovo ma è il paziente che, vivendo la difficoltà, ha la responsabilità del tragitto. Il terapeuta pertanto non accetterà mai la delega alla soluzione del sintomo (“dottore, ho questo problema, me lo risolva!) perché non ancora dotato di poteri magici. Durante il percorso di terapia è fondamentale la responsabilità, la volontà, e la motivazione. Il paziente che delega è destinato al fallimento del percorso terapeutico.

 

Non è l’orientamento teorico, ma la relazione!

Ciò che determina l’efficacia della terapia non è l’orientamento teorico del terapeuta, quindi non c’è una correlazione tra problema presentato e orientamento teorico ad hoc. Ciò che fa la differenza durante un percorso di terapia è la capacità del terapeuta di instaurare una relazione terapeutica con il paziente e viceversa, la capacità del paziente di entrare in una relazione d’efficacia con il terapeuta. L’orientamento teorico è la veste, lo strumento, attraverso cui essere efficace, esattamente come un calciatore sceglie un determinato tipo di scarpe perchè gli permettono d’essere più veloce.

Questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione che si possono proporre riguardo un percorso di terapia, questi tuttavia sono molto rappresentativi di cosa è giusto aspettarsi da parte del terapeuta e di contro di cosa è giusto aspettarsi dal lato paziente.

 

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