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	<title>Percorso psicologico - Matteo Radavelli</title>
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		<title>Come possono reagire i tuoi figli al tradimento?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-possono-reagire-i-tuoi-figli-al-tradimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 08:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni psicologiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I figli dovrebbero conoscere i tradimenti dei genitori? La risposta breve è no. In questo articolo spiegherò tre motivazioni per cui i figli non dovrebbero conoscere i tradimenti, agiti o subiti, da parte dei genitori. Il contesto: perché questo tema è importante Quando affronto il tema del tradimento, che è un argomento a me particolarmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>I figli dovrebbero conoscere i tradimenti dei genitori?</h1>
<p>La risposta breve è no. In questo articolo spiegherò tre motivazioni per cui i figli non dovrebbero conoscere i tradimenti, agiti o subiti, da parte dei genitori.</p>
<h2>Il contesto: perché questo tema è importante</h2>
<p>Quando affronto il tema del tradimento, che è un argomento a me particolarmente caro e nel quale sono specializzato, spesso emergono situazioni familiari complesse. Frasi come queste sono ricorrenti:</p>
<blockquote>
<p>“Sono stato tradito, ma decido di stare insieme a mia moglie per il bene dei figli, anche se loro mi dicono: ‘Papà, cosa stai insieme a fare con mamma dopo tutto quello che ti ha combinato?’”</p>
<p>“I miei figli si chiedono come sia possibile che io stia ancora con il loro padre, dato tutto ciò che mi ha fatto passare.”</p>
</blockquote>
<p>In questi casi, è evidente che i figli siano consapevoli di ciò che è accaduto tra mamma e papà, o che abbiano intuito qualcosa. Tuttavia, ci sono buoni motivi per evitare di condividere con loro dettagli su un tradimento.</p>
<h2>Perché i figli non dovrebbero sapere del tradimento</h2>
<p>Ci sono diverse ragioni per cui è meglio che i figli non conoscano i dettagli di un tradimento. Certo, nella realtà a volte può accadere che scoprono la verità, ad esempio leggendo messaggi sul cellulare di un genitore. Ma il compito di un genitore è fare tutto il possibile per proteggere i figli da queste informazioni.</p>
<h3>Motivo 1: È una questione di coppia</h3>
<p>Il tradimento è un problema che riguarda esclusivamente mamma e papà nella loro dimensione di coppia. Anche se una separazione potrebbe influire sui figli, fino a quando la decisione non è definitiva, le cause della crisi non dovrebbero essere condivise. Questo protegge non solo i figli, ma anche la coppia stessa. Infatti, più persone conoscono il problema, più esso diventa sociale e complesso da gestire. Nel caso di un tradimento, il coinvolgimento di terzi aumenta il giudizio esterno, complicando decisioni libere e spontanee.</p>
<h3>Motivo 2: Obbliga i figli a schierarsi</h3>
<p>Rivelare ai figli un tradimento li costringe a prendere posizione. Anche se lo si fa con l’intenzione di informarli, inevitabilmente finiscono per schierarsi con un genitore contro l’altro. Questa dinamica, già presente su questioni banali, diventa molto più grave su un tema così delicato.</p>
<h3>Motivo 3: Altera l’immagine dei genitori</h3>
<p>Comunicare un tradimento forza un cambiamento nell’immagine che i figli hanno dei loro genitori. Non si tratta di un’evoluzione naturale, ma di una “bomba” che altera improvvisamente il modo in cui vengono percepiti. Il genitore traditore può essere visto come colpevole e negativo, mentre il genitore tradito potrebbe essere percepito come debole o vittima. Questo impatto è diverso in base all’età e alla personalità del figlio, ma in ogni caso influisce negativamente sul suo sviluppo.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In un mondo ideale, i figli non dovrebbero mai sapere di tradimenti tra i genitori, così come non dovrebbero esserci tradimenti. Tuttavia, la realtà è complessa, e talvolta queste informazioni possono emergere. Se ci troviamo in una situazione del genere, è fondamentale agire per il bene dei figli, che consiste nel proteggerli da tali dinamiche e mantenerli lontani da queste notizie.</p>
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		<title>Posso cambiare psicologo?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/posso-cambiare-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, ma posso cambiare terapeuta?&#8221; Questa è una domanda che spesso mi arriva dai social, in forme anche diverse: sono in terapia da tempo ma non ne comprendo l&#8217;utilità, sono bloccato\a su temi non affrontati, non ho feeling con il terapeuta ecc.. Indipendentemente da quale di queste premesse viene fatta il messaggio termina con: &#8220;posso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, ma posso cambiare terapeuta?&#8221;</p>
<p>Questa è una domanda che spesso mi arriva dai social, in forme anche diverse: sono in terapia da tempo ma non ne comprendo l&#8217;utilità, sono bloccato\a su temi non affrontati, non ho feeling con il terapeuta ecc..</p>
<p>Indipendentemente da quale di queste premesse viene fatta il messaggio termina con: &#8220;posso cambiare terapeuta?&#8221;. La risposta breve alla domanda è &#8220;ovviamente sì&#8221;, il terapeuta è come un consulente che ti aiuta a risolvere un periodo, un momento, particolarmente opprimente o nel risolvere un sintomo che diventa invalidante. Lo psicologo è utile anche a fare ordine su tematiche esistenziali che non richiedono un tema specifico, per esempio comprendere come riorganizzare la propria vita.</p>
<p>Se la risposta breve è sì, puoi cambiare terapeuta, la risposta più completa comprende alcune considerazioni:</p>
<h6>1. Con il terapeuta si deve parlare</h6>
<p>Non è mai utile, né lato paziente, né lato terapeuta non affrontare il problema essendo il contesto terapico il luogo per eccellenza dove si affrontano i problemi. E&#8217; fondamentale chiedere i propri perchè al terapeuta che potrebbe avere le risposte alle domande, risposte taciute per errore del terapeuta stesso.</p>
<h6>2. Vedere la reazione del terapeuta</h6>
<p>Il dubbio del paziente potrebbe essere lo stesso del terapeuta che accoglie le necessità del paziente. Il terapeuta stesso potrebbe avere spiegazioni efficaci e plausibili al perché, per esempio, non sono stati affrontati certi temi spiegando anche quando e come verrà fatto.</p>
<h6>3. Il terapeuta può dare spiegazione del momento terapeutico che si sta vivendo</h6>
<h6>4. Se ottieni risposte che non ti piacciono, non ti convincono, non ti soddisfano a pieno puoi davvero prendere una decisione a seguito di ciò.</h6>
<p>E&#8217; diritto del paziente cambiare terapeuta, ci si deve però dare la possibilità di capire e di far funzionare bene il percorso. Dire esclusivamente, per esempio, &#8220;non è nato un feeling&#8221; dopo poco tempo è poco utile, <strong>diamoci tempo e la possibilità. </strong></p>
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		<title>La psicoterapia non deve essere infinita e indefinita</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/la-psicoterapia-non-deve-essere-infinita-e-indefinita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2022 15:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sente spesso dire &#8220;so quando ho iniziato\inizierò la terapia non so quando la finirò&#8221; ed è uno stereotipo comune sulla nostra professione nonostante gli interventi in psicoterapia non sono più così nebulosi da comprendere da parte del paziente. E&#8217; importante che il paziente sia consapevole, sia dei tempi, che dei modi della terapia: è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sente spesso dire &#8220;<strong>so quando ho iniziato\inizierò la terapia non so quando la finirò</strong>&#8221; ed è uno stereotipo comune sulla nostra professione nonostante gli interventi in psicoterapia non sono più così nebulosi da comprendere da parte del paziente.</p>
<p>E&#8217; importante che il paziente sia consapevole, sia dei tempi, che dei modi della terapia: è bene definire con il paziente <strong>quali sono gli obiettivi che la terapia si pone</strong>, quali sono gli obiettivi realistici che si possono ottenere ed in quali tempi.</p>
<p>Per fare questo è fondamentale un clima di fiducia e poterne parlare apertamente in modo che il paziente sappia esattamente in che direzione sta andando, perché, e cosa aspettarsi.</p>
<p>Per questo motivo nella psicoterapia trova sempre più spazio <strong>la modularità</strong> ovvero il passaggio attraverso dei blocchi d&#8217;intervento in modo che si sappia sempre cosa si sta affrontando e attraverso che mezzi.</p>
<p>Attraverso questa struttura è possibile anche decidere a che step fermarsi, decidere quindi che profondità dare al percorso. Capita che il paziente si senta forzato dal terapeuta ad andare in una direzione o affrontare un determinato tema, <strong>un percorso modulare permette di scegliere dove arrivare, come farlo quindi decidere che profondità dare al percorso. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Autosabotaggio in psicoterapia</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/autosabotaggio-in-psicoterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2022 07:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo parliamo di auto-sabotaggio in terapia ovvero di tutte quelle circostanze in cui spesso i pazienti si pongono in una posizione per cui non fanno mai terapia e se ne vanno, abbandonano. I motivi tendenzialmente sono sempre ascritti al terapeuta o alle caratteristiche della terapia, elenchiamo qui qualche esempio di affermazione durante i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo parliamo di auto-sabotaggio in terapia ovvero di tutte quelle circostanze in cui spesso i pazienti si pongono in una posizione per cui non fanno mai terapia e se ne vanno, abbandonano.</p>
<p>I motivi tendenzialmente sono sempre ascritti al terapeuta o alle caratteristiche della terapia, elenchiamo qui qualche esempio di affermazione durante i primi colloqui di un percorso:</p>
<h6 style="text-align: center;">&#8220;La terapia costa troppo&#8221;</h6>
<p>Può essere, la percezione di costo è sempre estremamente soggettiva, tuttavia è vero che il costo che ci si troverebbe a pagare non vale la risoluzione del problema? E&#8217; meglio tenersi il disagio provato?</p>
<h6 style="text-align: center;">&#8220;Il terapeuta non è disponibile con gli orari, gli orari sono scomodi&#8221;</h6>
<p>Queste affermazioni diventano problematiche quando non vengono rese discutibili quindi quando non vengono portare nella stanza di terapia. Può essere infatti che il terapeuta abbia poca disponibilità oraria, tuttavia è fondamentale far diventare ciò tema di discussione. Talvolta infatti è possibile che il paziente chieda appuntamento in orari molto scomodi e con poca flessibilità. Come interpretare la poca flessibilità? Quale motivazione alla terapia?</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Lo studio è piccolo, brutto, non c&#8217;è parcheggio&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;Il terapeuta è troppo giovane\vecchio e non applica quella specifica tecnica&#8221;</p>
<p>Il terapeuta può scegliere se essere o non essere terapeutico quindi accettare il fallimento del percorso rendendo esplicito, spesso, il motivo che porta il paziente ad agire con queste affermazioni per interrompere il percorso stesso.</p>
<p>Molte persone spesso iniziano un percorso e lo terminano ascrivendo a motivazioni esterne la causa stessa dell&#8217;interruzione, il terapeuta deve essere necessariamente pronto ad accogliere questi momenti e continuare ad essere terapeutico.</p>
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		<item>
		<title>Come far fallire una psicoterapia</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/come-far-fallire-una-psicoterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2022 10:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come partire con un presupposto sbalgiato alla terapia? Quali sono le modalità che fanno fallire una terapia? In alcune circostanze l&#8217;alleanza terapeutica e la fiducia del paziente nei confronti del terapeuta si innesca automaticamente, in altre circostanze meno. Da un lato ci sono eprsone che di default si affidano, altre che hanno bisogno di fare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come partire con un presupposto sbalgiato alla terapia? Quali sono le modalità che fanno fallire una terapia?</p>
<p>In alcune circostanze l&#8217;alleanza terapeutica e la fiducia del paziente nei confronti del terapeuta si innesca automaticamente, in altre circostanze meno. Da un lato ci sono eprsone che di default si affidano, altre che hanno bisogno di fare domande e approfondimenti quindi iniziano il percorso con delle difese.</p>
<p>In particolare mi riferisco ad alcune domande, tra cui:</p>
<ul>
<li>
<h6>&#8220;dottore, lei ha già affrontato questa tipologia di problema?&#8221;</h6>
</li>
<li>&#8220;dottore, secondo me dovrebbe usare questa strategia..&#8221;</li>
<li>&#8220;dottore, ma lei è specializzato in&#8230;?&#8221;</li>
</ul>
<p>Queste domande rendono complesso il lavoro del terapeuta perchè innanzitutto deve chiedersi come mai il paziente propone queste domande.</p>
<h6 style="text-align: center;">Il rischio inoltre che il paziente corre è che il problema non venga risolto!</h6>
<p>Qualora il terapeuta infatti, trovandosi con le spalle al muro a fronte di queste domande, si adatta e aderisce alle richieste esposte dal paziente propone in terapia strategie che nella maggioranza dei casi <strong>il paziente ha già messo in pratica. Il paziente sicuramente si sentirà accolto ma rischia di innescare in un procedimento già visto quindi al fallimento. </strong></p>
<p>E&#8217; utile che paziente e terapeuta collaborino per definire il problema quindi insieme trovino le strategie più utili a raggiungere gli obiettivi preposti.</p>
<div style="margin-top:150px;border:1px solid #333;padding:10px">
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Opero come psicologo sessuologo a <a href="https://matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> e provincia (Cantù) oltre che in provincia di Lecco e Monza Brianza
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Mio figlio non vuole fare terapia&#8221; cosa fare?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/mio-figlio-non-vuole-fare-terapia-cosa-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 11:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, mio figlio ha bisogno di aiuto ma non vuole intraprendere un percorso di terapia&#8221;. &#160; E&#8217; una domanda che ricevo spesso e porta a molte riflessioni. Innanzitutto se il ragazzo\a è maggiorenne non lo si può obbligare, tanto meno è il professionista che può andare a recuperarlo\a a casa. E&#8217; importante rispettare la volontà [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: center;"><em>&#8220;Dottore, mio figlio ha bisogno di aiuto ma non vuole intraprendere un percorso di terapia&#8221;</em>.</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; una domanda che ricevo spesso e porta a molte riflessioni. Innanzitutto se il ragazzo\a è maggiorenne non lo si può obbligare, tanto meno è il professionista che può andare a recuperarlo\a a casa.</p>
<p>E&#8217; importante rispettare la volontà stessa della persona che probabilmente è conscia del disagio ma non è ancora pronta ad accettarlo.</p>
<h4 style="text-align: center;">cosa si può fare?</h4>
<h4 style="text-align: center;">come si può aiutare chi non è pronto ad essere aiutato?</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; bene innanzitutto non cadere nel tranello dell&#8217;ambivalenza per cui il ragazzo è adulto per la legge ma non nella vita: questa è una terra di mezzo che determina dei rischi. Innanzitutto quello di <strong>delegare</strong>, adultizzare, il figlio e non riuscire ad aiutarlo per come un ragazzo ha bisogno. All&#8217;opposto c&#8217;è il rischio di <strong>considerarlo ancora bambino</strong> e non considerare nemmeno la differenziazione e autonomizzazione che la fascia d&#8217;età 18\19 anni prevede.</p>
<p>Quando ci si accorge del confine labile tra autonomia e dipendenza ed il ragazzo non riesce a farsi aiutare il primo step da considerare è<strong> farsi aiutare come genitori o come famiglia. </strong></p>
<p>Ci sono molti approcci e strategie che possono essere utilizzate quando è la coppia genitoriale, o un genitore, a prendersi carico di questa responsabilità. Si chiama <strong>terapia in contumacia</strong>: colui che porta il disagio non presenzia nella stanza, oltretutto, attraverso la terapia stessa si modifica il mondo attorno a colui che porta la difficoltà e non è presente.</p>
<p>Quando un ragazzo non è disposto a chiedere aiuto avere nella stanza di terapia i genitori diventa uno <strong>strumento potete</strong>:</p>
<ul>
<li>i genitori si assumono la responsabilità genitoriale;</li>
<li>lascia il ragazzo libero;</li>
</ul>
<p>La terapia in contumacia prevede che il sistema famiglia si muova e permetta di <strong>innescare il cambiamento, non delegando o attribuendo la responsabilità ad un bambino e\o ragazzo. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a href="https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/mio-figlio-non-vuole-fare-terapia-cosa-fare/">&#8220;Mio figlio non vuole fare terapia&#8221; cosa fare?</a> appeared first on <a href="https://matteoradavelli.it">Matteo Radavelli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come capire se serve fare psicoterapia?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/come-capire-se-serve-fare-psicoterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 07:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore non sono sicuro di aver bisogno di una terapia e non sono sicuro che il mio problema sia sufficientemente grave e non sono neanche sicuro che il mio problema possa essere risolto attraverso un percorso di terapia&#8221;. Questa è una domanda che molti si pongono la cui risposta non è mai univoca e generale: [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/come-capire-se-serve-fare-psicoterapia/">Come capire se serve fare psicoterapia?</a> appeared first on <a href="https://matteoradavelli.it">Matteo Radavelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="https://corsi.matteoradavelli.it/videocorso-quando-lamore-e-dipendenza/"><img decoding="async" src="https://matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2022/03/Banner-dipendenza-affettiva-Radavelli-1024x341.jpg" alt="Banner dipendenza affettiva - Radavelli" width="100%" class="aligncenter size-large wp-image-3319" /></a></div>
<h6><em>&#8220;Dottore non sono sicuro di aver bisogno di una terapia e non sono sicuro che il mio problema sia sufficientemente grave e non sono neanche sicuro che il mio problema possa essere risolto attraverso un percorso di terapia&#8221;.</em></h6>
<p>Questa è una domanda che molti si pongono la cui risposta non è mai univoca e generale: cosa fare?</p>
<h6>La prima risposta che tendenzialmente io do a questa domanda è &#8220;<em>non lo so nemmeno io se questo è il momento più utile per te per effettuare una terapia</em>&#8220;.</h6>
<h6>Ci sono situazioni, come durante un periodo di attacchi di panico importanti, in cui iniziare un percorso di terapia è sicuramente una buona scelta. Ci sono poi altre situazioni, per esempio per problemi esistenziali, in cui non si ha la certezza che sia il momento giusto per iniziare e nemmeno il terapeuta, prima d&#8217;effettuare qualche colloquio, ne è a conoscenza.</h6>
<p>E&#8217; per quest&#8217;ultimo motivo che s&#8217;inizia sempre attraverso un <strong>percorso di consultazione</strong> che consiste in 34 incontri fondamentali per definire il problema e quale tipo di lavoro verrà effettuato.</p>
<p>Durante la consultazione terapeuta e paziente <strong>collaboreranno</strong> per comprendere in maniera focalizzata il problema stesso e capire come questo s&#8217;incastra nel contesto di vita e in altri ambiti.</p>
<h6>L&#8217;<strong>obiettivo della fase di consultazione</strong> generalmente è:</h6>
<p style="text-align: center;"><strong>Definire il problema </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Comprendere gli incastri nelle aree di vita </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Unire i puntini che collegano il problema alle aree di vita </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Approfondire le vie percorribili per affrontarlo </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Definire una fase di restituzione</strong></p>
<p>E&#8217; solo attraverso questo processo, che si conclude con una fase, un colloquio, di restituzione che si comprendere se è utile o <a href="https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/come-si-chiude-la-psicoterapia/">meno un percorso di terapia</a>, spesso infatti il lavoro si conclude alla fase di consultazione stessa oppure si comprende la necessità di un&#8217;inizio di una terapia.</p>
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		<title>Quattro aspetti fondamentali della psicoterapia</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/quattro-aspetti-fondamentali-della-psicoterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo vorrei proporre un vademecum, una sintesi, di alcuni capisaldi della terapia che tendenzialmente sia terapeuta, che paziente, dovrebbero ben tenere a mente. Naturalmente questa non ha la pretesa di essere una sintesi esaustiva, ha lo scopo di tenere insieme una serie di ragionamenti e riflessioni proposti in altri video e articoli, affinché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo vorrei proporre un <strong>vademecum</strong>, una sintesi, di alcuni <strong>capisaldi della terapia</strong> che tendenzialmente sia terapeuta, che paziente, dovrebbero ben tenere a mente. Naturalmente questa non ha la pretesa di essere una sintesi esaustiva, ha lo scopo di tenere insieme una serie di ragionamenti e riflessioni proposti in altri video e articoli, affinché possa essere utile a chiunque cerchi un approfondimento su come funziona la psicoterapia.</p>
<p>Innanzitutto</p>
<h3 style="text-align: center;">La terapia non è la mera ripetizione del passato</h3>
<p>La terapia infatti non è il ricondurre tutto alla propria infanzia, alla relazione tra mamma e papà o le relazioni in famiglia. Non significa ricondurre tutto ad esperienze traumatiche passate. La psicoterapia naturalmente va a pescare nel passato, va a leggere ciò che il passato ci racconta per capire, attraverso di esso, il presente del paziente. La psicoterapia non è una cronistoria, una biografia, del paziente, in terapia si utilizza il passato per comprendere il presente e per rendere il futuro come lo desideriamo.</p>
<h3></h3>
<h3 style="text-align: center;">La psicoterapia è una scienza basata sulla parola</h3>
<p>Molti pazienti, dopo i primi incontri, ci dicono: &#8220;ma dottore, noi parliamo e basta&#8221;, di fatto sì, in terapia si parla &#8220;e basta&#8221;, o meglio si fanno domande. E&#8217; attraverso queste ultime, e non affermazioni, che si prova a modificare il pensiero del soggetto. Le domande aperte portano a riflessioni e connessioni (anche tra passato e presente) che quindi aprono il percorso a nuovi punti di vista. Le affermazioni, o le definizioni, tendenzialmente vengono evitate a favore di ragionamenti che propongono spunti di riflessione verso nuove lenti, con cui osservare la propria storia, il proprio presente quindi il futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Il terapeuta non accetta la delega del paziente</h3>
<p>Il punto precedente è necessariamente connesso a questo concetto, ovvero: è il paziente il responsabile del percorso che svolge nella stanza di terapia, il terapeuta aiuta, guida, sorregge, fa riflettere. Il terapeuta aiuta nel percorrere un tragitto nuovo ma è il paziente che, vivendo la difficoltà, ha la responsabilità del tragitto. Il terapeuta pertanto non accetterà mai la delega alla soluzione del sintomo (&#8220;dottore, ho questo problema, me lo risolva!) perché non ancora dotato di poteri magici. Durante il percorso di terapia è fondamentale la responsabilità, la volontà, e la motivazione. Il paziente che delega è destinato al fallimento del percorso terapeutico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: center;">Non è l&#8217;orientamento teorico, ma la relazione!</h3>
<p>Ciò che determina l&#8217;efficacia della terapia non è l&#8217;orientamento teorico del terapeuta, quindi non c&#8217;è una correlazione tra problema presentato e orientamento teorico ad hoc. Ciò che fa la differenza durante un percorso di terapia è la capacità del terapeuta di instaurare una relazione terapeutica con il paziente e viceversa, la capacità del paziente di entrare in una relazione d&#8217;efficacia con il terapeuta. L&#8217;orientamento teorico è la veste, lo strumento, attraverso cui essere efficace, esattamente come un calciatore sceglie un determinato tipo di scarpe perchè gli permettono d&#8217;essere più veloce.</p>
<p>Questi sono solo alcuni degli spunti di riflessione che si possono proporre riguardo un percorso di terapia, questi tuttavia sono molto rappresentativi di cosa è giusto aspettarsi da parte del terapeuta e di contro di cosa è giusto aspettarsi dal lato paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Terapia &#124; Affrontare la pausa estiva</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/terapia-affrontare-la-pausa-estiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 17:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, come faccio a superare l&#8217;estate senza fare psicoterapia?&#8220;. Questa è una domanda che molto spesso viene fatta quando ci si avvicina alla pausa estiva o a qualunque altro momento di ferie &#8220;programmato&#8221; e che prevede un&#8217;interruzione degli incontri. Molte persone sono spaventate da questo e si chiedono se abbia senso sospendere o addirittura iniziare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, <strong>come faccio a superare l&#8217;estate senza fare psicoterapia?</strong>&#8220;. Questa è una domanda che molto spesso viene fatta quando ci si avvicina alla pausa estiva o a qualunque altro momento di ferie &#8220;programmato&#8221; e che prevede un&#8217;interruzione degli incontri.</p>
<p>Molte persone sono spaventate da questo e si chiedono se abbia senso sospendere o addirittura iniziare una terapia che poi andrà inevitabilmente sospesa. Partiamo da questo presupposto: è molto diverso interrompere una terapia che già prosegue da 7/8 mesi rispetto ad una iniziata da soli due incontri quindi se le ferie si possono programmare ha senso valutare con il terapeuta <strong>a che punto</strong> della terapia si è e prendere una decisione di conseguenza. Aggiungiamo anche che se la pausa è programmata non è affatto un limite anzi, come ci insegna la psicoterapia, il vincolo deve essere trasformato in una <strong>risorsa</strong>; la pausa può diventare essa stessa un momento di lavoro all&#8217;interno del percorso terapeutico anche se non ci sono necessariamente dei contatti diretti con il terapeuta. Sapendo che la pausa arriva si possono osservare alcune dinamiche, possono essere dati dei compiti o degli esercizi, si possono provare ad agire determinati cambiamenti, fare delle prove, dei tentativi e degli errori e tornare quindi inevitabilmente con un <strong>bagaglio</strong> che magari non saremmo riusciti a costruire nel tempo se ogni settimana ci fossimo visti con regolarità con il terapeuta.</p>
<p>Un altro aspetto da considerare è che durante l&#8217;estate, così come durante le ferie natalizie ad esempio, non viene messa in pausa solo la terapia ma tutta la routine abituale: coppie in crisi spesso vivono l&#8217;estate serenamente, chi ha problemi sul lavoro riesce a godersi il periodo estivo e in generale quasi tutti riusciamo a <strong>prenderci una pausa dalle difficoltà</strong> che ci portiamo dietro.</p>
<p>In ultimo c&#8217;è da considerare che spesso i terapeuti sono disponibili ad essere presenti per particolari urgenze, soprattutto quando le ferie del terapeuta e quelle del paziente si incastrano male generando pause troppo lunghe: in questi casi può essere benissimo che il terapeuta in accordo con il paziente definisca alcuni momenti in cui è disponibile a <strong>rispondere al telefono</strong>, magari in una data specifica in cui sa che il paziente dovrà ricevere una notizia importante che lo preoccupa.</p>
<p>Per riassumere, non guardiamo alla pausa dalla terapia come ad un problema ma come ad <strong>un&#8217;opportunità</strong>!</p>
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		<title>La comunicazione in terapia</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/percorso-psicologico/la-comunicazione-in-terapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 09:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Percorso psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia come funziona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa osservo in terapia quando mi trovo davanti ad un paziente? Iniziamo col dire che la comunicazione è sempre fatta da diversi livelli che si sovrappongono e che si intrecciano tra loro man mano che il paziente racconta la sua storia. Qualunque nostro gesto di fatto è una comunicazione ed è per questo che durante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa osservo in terapia quando mi trovo davanti ad un paziente? Iniziamo col dire che la <strong>comunicazione</strong> è sempre fatta da diversi livelli che si sovrappongono e che si intrecciano tra loro man mano che il paziente racconta la sua storia. Qualunque nostro gesto di fatto è una comunicazione ed è per questo che durante il lavoro di terapia ne vengono osservati diversi livelli, oltre a quello verbale che è quello che, contro intuitivamente, è quello che porta la minor quantità di significati. Quindi cosa osservo?</p>
<p><strong>Comunicazione non verbale</strong>: tutto l&#8217;insieme di gesti, posizioni e posture del corpo. Ci sono tantissime informazioni che si possono raccogliere osservando la comunicazione non verbale e soprattutto se questa non coincide, non è congruente con quanto dice quella verbale sappiamo che ciò su cui fare affidamento sono proprio i gesti, la postura, tutto quello che ci dice il corpo.</p>
<p><strong>Comunicazione para-verbale</strong>: pause, punteggiatura, accenti, intonazione, inflessioni. Tutto ciò che colora la comunicazione e ne cambia il senso.</p>
<p>Diversi studi hanno evidenziato che il significato della comunicazione passa per il 55% da quella non verbale, per il 38% da quella para-verbale e solo per il 7% da quella verbale. Oltre a questi due livelli di comunicazione troviamo quella <strong>semantica</strong> e cioè l&#8217;insieme di significati che la persona utilizza e sceglie nel momento in cui presenta se stessa: che parole utilizza la persona? Che significati portano con sè quelle parole? Rispetto all&#8217;orientamento teorico che seguo nella pratica clinica io organizzo le semantiche dividendole in quattro grandi macro categorie</p>
<ul>
<li>semantica del <strong>potere</strong>: la persona parla di successi, insuccessi, sfide, fallimenti&#8230;</li>
<li>semantica della <strong>bontà</strong>: la persona parla di buono, cattivo, giusto, sbagliato, bianco, nero&#8230;</li>
<li>semantica della <strong>libertà</strong>: la persona parla di paura, coraggio, libertà, indipendenza&#8230;</li>
<li>semantica dell&#8217;<strong>appartenenza</strong>: la persona parla di degno, indegno, dentro, fuori, rifiuto&#8230;</li>
</ul>
<p>Tutto questo è importante da tenere a mente perchè tutto il <strong>contesto culturale, relazionale, sociale e di significati</strong> in cui il paziente è inserito, e che emerge proprio dal tipo di comunicazione che utilizza, è la fonte non solo del disagio che il paziente porta in terapia ma anche della stessa cura.</p>
<p>&nbsp;</p>
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