La sindrome di Stoccolma

Avete mai sentito parlare della sindrome di Stoccolma? Questa – impropriamente chiamata – sindrome prende il nome da un fatto avvenuto nel 1973 a Stoccolma: due rapinatori presero in ostaggio cinque persone all’interno di una banca per cinque giorni. La cosa curiosa è che tutte le persone presenti all’interno della banca hanno svilupparono questa sindrome, diventando simpatizzanti dei loro carcerieri. Qualcuno rifiutò di sporgere denuncia, qualcuno divenne ostile nei confronti delle forze dell’ordine e una donna, addirittura, divorziò dal marito per poi sposarsi in carcere con uno dei sequestratori. L’esempio è talmente folcloristico che ha appunto dato il nome alla sindrome, termine incorretto per indicare una serie di dinamiche comuni in casi di sequestro. Infatti nei manuali diagnostici la sindrome di Stoccolma non compare perchè non è riconosciuta.

La sindrome di Stoccolma colpisce circa l’8% delle persone che hanno vissuto un sequestro o un rapimento e consiste nello sviluppo di sentimenti positivi nei confronti del rapitore.

Sono quattro le caratteristiche comuni a tutti coloro che manifestano questa sindrome a seguito di un’esperienza traumatica come quella di un rapimento:

  • lo sviluppo, appunto, di sentimenti positivi (simpatia, fiducia, innamoramento..)
  • una forte (e non molto giustificata) fiducia nell’umanità
  • una sorta di avversione, a diversi livelli, per le forze dell’ordine (per cui ad esempio l’ostaggio si schiera con il sequestratore o si rifiuta di denunciarlo)
  • una non conoscenza pregressa del carceriere

Le cause sono difficili da riuscire a comprendere e il trattamento viene spesso rifiutato perchè la vittima è convinta di aver ragione e di non aver bisogno di un intervento psicoterapeutico o psichiatrico.

Dr. Matteo Radavelli – Psicoterapeuta e Psicologo Como
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Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.

Sono il responsabile scientifico di una equipe di psicologi a Como e in provincia di Lecco e di Monza Brianza

Dr. Matteo Radavelli: Ciao, sono il Dr. Matteo Radavelli, Psicologo e Psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale. Mi sono laureato in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l'Università degli studi di Milano Bicocca e specializzato in psicoterapia allo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Ho lavorato per il Cassel Hospital di Richmond (Londra) e per l'Ospedale Maggiore Sant'Anna di Como come consulente psicologo, per il quale ho gestito il servizio "Stai Bene col Tuo Lavoro", rivolto ad imprenditori e dipendenti che hanno sviluppato una difficoltà psicologica connessa a problemi lavorativi ed economici. Attualmente dirigo e supervisiono 6 centri di psicologia e psicoterapia: Arcore, Monza, Seregno e Agrate Brianza (provincia di Monza e Brianza), Como e Merate (provincia di Lecco). Nel mio lavoro mi rivolgo ad individui, coppie e famiglie che attraversano un momento di difficoltà, partendo dal presupposto che il disagio non va considerato come esclusivamente interno all'individuo, ma come parte del sistema di relazioni in cui vive. Questa modalità consente di evidenziare i vincoli che mantengono la difficoltà e favorisce la loro rinegoziazione e superamento. Il metodo da me utilizzato è particolarmente utile in situazioni di ansia, problemi relazionali e problemi sessuali. Insieme dedicheremo i primissimi incontri ad approfondire il problema, costruendo la strada verso il cambiamento desiderato.
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