Si parla spesso di dipendenza affettiva ma poichè, come abbiamo spiegato in un precedente articolo, si tratta di una vera patologia è bene non utilizzare questa definizione a caso, prendendola alla leggera. Come si può capire, quindi, se ci si trova davvero in una condizione di dipendenza affettiva? Il primo e più importante sintomo è un grande malessere: chi è dipendente affettivo tendenzialmente sa di esserlo o, se non se ne accorge, se ne accorge sicuramente “l’oggetto” della dipendenza.

Ci sono poi tutta una serie di sintomi correlati che ci danno la misura della gravità del problema: intanto una prevalente attenzione alle emozioni dell’altro piuttosto che alle proprie poi la delega della propria autostima all’accettazione altrui, l’incapacità di manifestare le proprie opinioni per paura di essere rifiutati, una forte tendenza al controllo, la paura ingiustificata di essere abbandonati. C’è poi anche un disinteresse generale nei confronti del mondo circostante: il dipendente affettivo non ha infatti paura di perdere tutte le altre relazioni e legami in funzione di tutte le energie che concentra nella relazione attuale.

Questo diventa inevitabilmente un meccanismo vizioso: io mi concentro solo sul partner quindi perdo attenzione per le altre relazioni importanti (a partire da quelle legate al contesto familiare per arrivare a quelle amicali) e quando la relazione finisce (ed in quanto disfunzionale, a un certo punto, finisce) poi ho ancora più bisogno di prima di aggrapparmi a qualcuno.

 

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