Parliamo del disturbo ossessivo compulsivo da relazione ma prima vi rimando a questo articolo sul DOC “generico” per capire, nello specifico, cosa si intende con ossessioni e compulsioni.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, il DOC da relazione non è tanto legato al bisogno di rassicurazioni da parte del partner, non è un continuo “dimmi che mi ami” o “non mi dimostri abbastanza”, semmai il contrario. La persona che soffre di disturbo ossessivo compulsivo da relazione, infatti, si interroga sì continuamente sulla bontà della sua relazione ma in particolare sul sentimento che prova rispetto alla persona con la quale è in quella relazione.

Ci sono diverse sfumature, come sempre, però sostanzialmente la domanda che ci si pone in continuazione è “lo amo? Sono interessato? Sono certo sia la persona giusta per me?”. Si mette in discussione la relazione e lo si fa principalmente in due modi:

  • mettendo in discussione il sentimento
  • mettendo in discussione alcune caratteristiche del/della partner

Nel primo caso la domanda è quella di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente e si riferisce quindi al sentimento che la persona affetta da DOC da relazione prova; nel senso caso, invece, ci si interroga sulle caratteristiche fisiche, morali o valoriali dell’altro, chiedendosi se siano quelle che davvero vogliamo in un partner, soppesandone pregi e difetti, andando a scandagliare ogni comportamento non tanto, come dicevo, per capire se l’altro mi ama ma per capire se io posso amarlo.

Tutto questo, chiaramente, porta ad un’ossessione e talvolta anche a mettere in atto delle compulsioni. Ad esempio si manifestano atteggiamenti o comportamenti compulsivi, facendo più volte al giorno l’elenco dei pro e dei contro del partner o soppesando alcuni elementi di riferimento totalmente arbitrari come il numero di rapporti sessuali, il numero di abbracci, il tempo passato insieme…

C’è quindi, com’è evidente, un controllo continuo che talvolta può anche sfociare nella ricerca di rassicurazioni da parte dell’altro. Non è un chiedere conferma del sentimento altrui quanto un chiedere conferma della bontà della relazione, del fatto che stia funzionando bene. Da qui il passo verso la paranoia è brevissimo: la persona passa le giornate ad interrogarsi, rispondendosi che se ha tutti questi dubbi allora il motivo è proprio il disamore verso l’altro, convincendosi di essere condannata ad una vita di infelicità da passare accanto ad una persona che non ama. In questi casi spesso si arriva ad una rottura che, inevitabilmente, porta con sè nuovi dubbi e nuove ansie sul filone del “avrò fatto la cosa giusta?“.

Come sempre, in questi casi il percorso di psicoterapia è il più consigliato.

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