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	<title>Disturbi di personalità - Matteo Radavelli</title>
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		<title>Narcisismo, innamoramento e amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 06:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innamoramento, Amore e Narcisismo: Comprendere le Dinamiche Relazionali Quando parliamo di innamoramento, amore e narcisismo in una relazione, esploriamo tre dinamiche emotive e psicologiche diverse che influenzano il legame e l&#8217;interazione tra due persone. Capire la differenza tra queste fasi e riconoscere eventuali tratti narcisistici nel partner può aiutare a individuare potenziali segnali di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Innamoramento, Amore e Narcisismo: Comprendere le Dinamiche Relazionali</h3>
<p>Quando parliamo di <strong>innamoramento</strong>, <strong>amore</strong> e <a href="https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/vivere-una-relazione-con-un-narcisista/"><strong>narcisismo</strong> in una relazione</a>, esploriamo tre dinamiche emotive e psicologiche diverse che influenzano il legame e l&#8217;interazione tra due persone. Capire la differenza tra queste fasi e riconoscere eventuali tratti narcisistici nel partner può aiutare a individuare potenziali segnali di una relazione sana, tossica o caratterizzata da squilibri.</p>
<h3>Fase dell’Innamoramento: Idealizzazione e Bisogno di Conoscenza</h3>
<p>L’innamoramento è una fase iniziale e intensa in cui si sente un bisogno quasi fisico di trascorrere più tempo possibile con l’altra persona. In questa fase, si fanno spesso “salti mortali” per incastrare i rispettivi impegni e trascorrere più tempo possibile insieme. Il desiderio di scoprire l’altro è dominante: si desidera conoscere ogni aspetto della persona amata, entrando nella sua mente e nel suo mondo. È una fase caratterizzata da curiosità incessante e da emozioni forti, che portano la persona innamorata a cercare costantemente l’immagine dell’altro nella propria mente.</p>
<p>Durante l’innamoramento, i difetti dell’altro non vengono percepiti chiaramente: si vive uno stato di idealizzazione in cui ogni azione del partner sembra perfetta. Questo momento è contraddistinto dalla sensazione delle &#8220;farfalle nello stomaco&#8221; e da un ottimismo verso il futuro che oscura qualsiasi possibile limite.</p>
<h3>La Transizione all&#8217;Amore: Dalla Passione alla Progettualità</h3>
<p>Con il tempo, <a href="https://matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/innamoramento-e-amore/">l&#8217;innamoramento può evolvere in <strong>amore</strong></a>, un sentimento più stabile e meno impellente. Nell&#8217;amore, il bisogno di stare con l&#8217;altro è meno intenso e si trasforma in una volontà più consapevole e razionale di condividere la propria vita. La relazione assume una dimensione progettuale: si inizia a immaginare un futuro insieme, con obiettivi comuni e una costruzione stabile che include sia i pregi sia i difetti del partner.</p>
<p>In questa fase, le &#8220;farfalle nello stomaco&#8221; diminuiscono, sostituite da una consapevolezza dei limiti e dei difetti reciproci. Tuttavia, entrambi i partner scelgono volontariamente di investire nella relazione, accettando i difetti dell’altro e andando oltre. Si tratta di una scelta matura, che implica impegno e la volontà di costruire insieme, consapevoli delle complessità e delle imperfezioni della relazione.</p>
<h3>Narcisismo in Relazione: Quando il Legame Diventa Tossico</h3>
<p>Nel caso in cui uno dei partner mostri tratti narcisistici, <a href="https://matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/dallinnamoramento-allamore/">il passaggio dall’innamoramento all’amore</a> è caratterizzato da dinamiche molto diverse e spesso dannose. Inizialmente, un partner narcisista può apparire affascinante e coinvolgente, ma con il tempo la relazione si sbilancia: uno dei due inizia a dare mentre l’altro solo a prendere, creando un sistema in cui il narcisista attende costantemente che i suoi bisogni vengano soddisfatti, senza un reciproco scambio.</p>
<p>Il narcisista tende a collocarsi in una posizione di attesa, dominando emotivamente la relazione e aspettandosi che il partner soddisfi le sue esigenze. La scoperta, che dovrebbe essere reciproca, diventa unilaterale: il partner non narcisista cerca di capire cosa non va, colpito da messaggi contraddittori e segnali confusi che possono portare a dubbi e incertezze.</p>
<p>In questa dinamica, l’iniziale euforia si trasforma in inquietudine, con l’insorgere di dubbi su atteggiamenti e motivazioni del partner. Ci si trova progressivamente costretti a rimanere nella relazione nel tentativo di trovare risposte e chiarezza, mentre si cerca di risolvere quella che sembra una dissonanza tra le esperienze iniziali positive e il comportamento attuale del partner.</p>
<h3>La Realizzazione della Tossicità: Quando l&#8217;Amore si Trasforma in Sofferenza</h3>
<p>Con il tempo, la persona si rende conto, a livello sia emotivo sia razionale, di trovarsi in una <strong>relazione tossica</strong>. Le “farfalle nello stomaco” si trasformano in sensazioni di pesantezza e ansia, e il legame diventa un vincolo che porta alla perdita di sé stessi. La relazione diventa insostenibile, e si arriva a riconoscere che il rapporto è caratterizzato da squilibri che impediscono un investimento reciproco.</p>
<h3>Conclusioni: Riconoscere le Dinamiche e Creare Consapevolezza</h3>
<p>Comprendere e saper riconoscere le caratteristiche di innamoramento, amore e narcisismo aiuta a vivere in modo più consapevole le relazioni, identificando i segnali di un legame sano o potenzialmente dannoso. Raccontare e condividere queste esperienze è utile per favorire un dialogo su un tema complesso e delicato, contribuendo a promuovere una maggiore consapevolezza relazionale.</p>
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		<title>Avere un genitore narcisista</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/avere-un-genitore-narcisista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 13:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo di personalità narcisistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dottore quali sono le caratteristiche di un genitore narcisista, quali sono i comportamenti che assume e quali sono le potenziali conseguenze che può generare nei figli anche una volta che questi sono diventati adulti?”. Argomento complesso ma ci sono alcuni spunti per cercare di far capire come le caratteristiche del comportamento del narcisista, che sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Dottore quali sono le caratteristiche di un genitore narcisista, quali sono i comportamenti che assume e quali sono le potenziali conseguenze che può generare nei figli anche una volta che questi sono diventati adulti?”. Argomento complesso ma ci sono alcuni spunti per cercare di far capire come le <strong>caratteristiche del comportamento del narcisista, che sono abbastanza chiare all&#8217;interno delle relazioni sentimentali quindi quando si ha a che fare con un partner, non lo sono altrettanto quando si parla di relazioni genitoriali.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molto spesso si pensa che il narcisista possa essere anaffettivo, possa essere distante, possa essere disinteressato alla relazione con il figlio. Questo non è esattamente così nel senso che se lo è, cioè se è effettivamente distante e disinteressato, lo è solo su alcuni argomenti specifici della vita del figlio o dei figli ma non su altri quindi <strong>non è un disinteresse assoluto ma è un disinteresse che colpisce solo alcune aree nella vita</strong> ad esempio la scuola, lo sport, l&#8217;affetto, le relazioni che può avere il figlio con altri ma semplicemente perché queste aree per il narcisista, cioè per il suo tornaconto, non sono interessanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo un passo indietro e capiamo meglio questo concetto: <strong>è narcisista colui/lei che all&#8217;interno delle relazioni manipola e cerca di sfruttare le relazioni per il proprio tornaconto personale</strong>, cioè per il proprio benessere, per il proprio piacere, per il soddisfacimento dei propri bisogni. Questo è vero all&#8217;interno delle relazioni sentimentali tanto quanto all&#8217;interno delle relazioni genitoriali. Il narcisista vede principalmente la <strong>relazione come una dinamica di possesso, ossia l&#8217;altro (il figlio) mi appartiene</strong>, motivo per cui quando il figlio muove qualche passo in autonomia al di fuori dell&#8217;ambito di controllo del genitore narcisista questo può provare rabbia, invidia, rancore proprio perché non vede i successi del figlio come vantaggiosi per se stesso ma esclusivamente per il figlio e quindi se il figlio acquisisce valore, potere, autonomia all&#8217;interno del mondo inevitabilmente il genitore/la genitrice narcisista non <a href="https://matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/tornare-con-lex/">può avere un proprio tornaconto</a>, per questo  <strong>l&#8217;atteggiamento spesso è quello della critica, di sminuire, talvolta può diventare vessatorio sempre però riconducendo tutto, sempre con la sua modalità manipolatoria all&#8217;interno del contesto del “lo faccio per il tuo bene, ti critico per il tuo bene, ti mortifico per il tuo bene, ti limito la libertà in alcuni contesti per il tuo bene”</strong> cioè fa passare questa manipolazione come la massima espressione dell&#8217;amore, del desiderio, dell&#8217;attenzione che dà al figlio, che quindi si costruisce nel tentativo di andare a soddisfare i bisogni del genitore narcisista. Quindi il narcisista non è assolutamente disinteressato alla relazione con il figlio come spesso si può credere, <strong>è interessato a se stesso e vede il figlio come un mezzo per andare a migliorare il proprio stato</strong> questo però avviene solo negli ambiti e nei contesti di interesse che il narcisista ha per sé.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo implica che il figlio porti con sé tutta una serie di conseguenze legate al comportamento di un genitore narcisista, ad esempio si parla di falso sé in psicologia, ossia <strong>l&#8217;incapacità in termini macroscopici del figlio di andare a definire cos&#8217;è il proprio sé, quindi le proprie caratteristiche, i propri bisogni, le proprie emozioni e non è insolito che figli di genitori narcisisti siano completamente ignari dei propri desideri, dei propri bisogni, delle proprie emozioni</strong>, ci possono essere dei contrasti e delle competizioni tra fratelli, ci può essere l&#8217;incapacità di andare a valutare il proprio valore, le proprie competenze e le proprie capacità in maniera autonoma ma esclusivamente in funzione di una eterodeterminazione o meglio “io valgo tanto quanto i risultati che sono in grado di andare ad ottenere”. Ovviamente poi si innesca il circolo vizioso per cui <strong>ai figli di narcisisti difficilmente verranno riconosciuti i risultati ottenuti e quindi il valore sarà sempre eterodeterminato da ciò che compio</strong>, da ciò che ottengo, che però inevitabilmente sarà altrettanto basso, è come se di fatto il figlio si costruisse in funzione e del soddisfacimento dei bisogni dei genitori o del genitore, tant&#8217;è che capita spesso in terapia che il <strong>figlio del narcisista poi si racconti molto più come un partner dei genitori stessi, cioè un partner emotivo, partner servizievole</strong> che appunto lavora e vive in funzione del soddisfacimento dei bisogni del genitore/partner. Questo ovviamente ha delle <strong>conseguenze enormi nella vita adulta</strong>, nel senso che poi all&#8217;interno del processo di individualizzazione, di sviluppo nella personalità del bambino è necessario riuscire a ottenere e soddisfare la propria affermazione cosa che se si ha un genitore narcisista non è assolutamente scontato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;altro rischio, una volta diventati adulti, è andare a <strong>replicare un modello con il proprio figlio</strong> (con il nipote del narcisista) e questo poi innesca ulteriormente un circolo vizioso che <strong>finché non viene spezzato è portato a vivere in eterno.</strong></span></p>
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<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Dirigo uno studio di psicologia a <a href="https://matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> e provincia (Cantù) oltre che in provincia di Lecco e Monza Brianza
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		<title>Disturbo di depersonalizzazione e derealizzazione</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/disturbo-di-depersonalizzazione-e-derealizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 10:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dottore cos&#8217;è il disturbo di depersonalizzazione?”. È una domanda che mi viene posta molto spesso, sia online sia offline. Mettiamo insieme un po’ di pezzi: il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione è un disturbo di tipo clinico. Si chiama di depersonalizzazione e di derealizzazione per due motivi distinti: il disturbo è l&#8217;aspetto di depersonalizzazione, è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Dottore cos&#8217;è il disturbo di depersonalizzazione?”. È una domanda che mi viene posta molto spesso, sia online sia offline. Mettiamo insieme un po’ di pezzi: <strong>il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione è un disturbo di tipo clinico</strong>. Si chiama di depersonalizzazione e di derealizzazione per due motivi distinti: il disturbo è l&#8217;aspetto di <strong>depersonalizzazione</strong>, è legato ad una <strong>sensazione di scollegamento da se stessi</strong>, dal proprio corpo, dalle proprie emozioni, dai propri vissuti come se la persona avesse la sensazione di vedere se stessa dal di fuori, come se fosse di fronte allo schermo della tv; il disturbo della <strong>derealizzazione</strong> invece è lo <strong>scollegamento dall&#8217;ambiente circostante</strong>, quindi come se non riuscisse ad essere protagonista e a collaborare e interagire con l&#8217;ambiente circostante, come se fosse un corpo estraneo all&#8217;interno di questo. Sono due cose distinte, che possono essere <strong>presenti o singolarmente o contemporaneamente</strong> quindi una persona può soffrire di personalizzazione, può soffrire di derealizzazione quindi questo collegamento della realtà o soffrire di depersonalizzazione e derealizzazione. Un&#8217;altra cosa importante da sapere è che può essere un disturbo persistente, quindi costante, oppure può essere intermittente, cioè attivarsi con una certa ciclicità, quindi ci sono dei momenti della vita che determinano l&#8217;attivazione del disturbo, degli altri invece dove la persona si sente assolutamente padrona di se stessa e dentro se stessa e partecipe e coinvolta nel mondo circostante nella sua realtà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un disturbo che <strong>colpisce circa il 2% della popolazione mondiale</strong>, indistintamente uomini e donne, si sviluppa soprattutto nella tarda adolescenza o prima età adulta e raramente dopo i 40 anni. Le cause possono essere diverse: possono essere tante e hanno tutte a che fare comunque con un qualcosa di <strong>traumatico</strong>, di forte e improvviso, di violento, ad esempio si parla di situazioni traumatiche, in cui si è temuto per la propria vita, si parla di violenza, si parla di episodi di abuso, si parla di momenti estremamente stressanti, si parla di lutti improvvisi di persone care ma ci sono tante altre motivazioni diverse e ciò che le contraddistingue tutte è proprio l&#8217;idea di un qualcosa di traumatico che in qualche modo tramortisce la persona, la lascia stordita e confusa, appunto <strong>scollegata o da se stessa o dalla realtà che la circonda</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Degli interventi proponibili ce n&#8217;è uno su tutti per superare questo tipo di problema è la <strong>psicoterapia</strong>, <a href="https://matteoradavelli.it/psicoterapia-come-funziona/psicoterapia-o-psicofarmaci/">talvolta vengono prescritti anche dei farmaci</a>, quindi in associazione alla psicoterapia anche la farmacoterapia, però l&#8217;intervento di tipo psicoterapeutico è quello elettivo in questo tipo di casi, quindi nel caso viviate questa condizione o conosciate qualcuno che sta vivendo questa situazione il consiglio è proprio quello di contattare un professionista e stilare insieme un percorso di cura.</span></p>
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		<title>Disturbi di personalità &#124; Si può avere una relazione felice con chi ne soffre?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/disturbi-di-personalita-si-puo-avere-una-relazione-felice-con-chi-ne-soffre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 06:59:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dottore è possibile avere una relazione soddisfacente, appagante, felice con una persona che ha un disturbo di personalità?” Facciamo un piccolo excursus sui disturbi di personalità: sono suddivisi in tre macro categorie (o cluster): A, B e C.  I disturbi di cluster A (schizoide, disturbo paranoide,…) sono caratterizzati da una certa bizzarria dei comportamenti. I [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Dottore è possibile avere una <strong>relazione soddisfacente</strong>, appagante, felice con una persona che ha un <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-di-personalit/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disturbo di personalità</a>?”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo un piccolo excursus sui disturbi di personalità: sono suddivisi in tre macro categorie (o cluster): A, B e C.  I disturbi di <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-del-cluster-a/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cluster A</a> (schizoide, disturbo paranoide,…) sono caratterizzati da una certa bizzarria dei comportamenti. I disturbi di <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-b/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cluster B</a> (disturbo narcisista, disturbo borderline, disturbo antisociale, istrionico,…) che sono invece tutti caratterizzati da una certa una certa eccentricità del comportamento e anche un ruolo dell&#8217;emotività fondamentale all&#8217;interno del comportamento stesso. Il <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-c/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cluster C</a> è legato a disturbi ansiosi o inibiti (disturbo dipendente di personalità, evitante,…). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da questo presupposto: esistono diverse categorie di disturbi di personalità, con caratteristiche specifiche che le accomunano, dall&#8217;altro ci sono aspetti trasversali a qualunque tipo di disturbi di personalità che possono andare a complicare la situazione quando si ha a che fare con le relazioni. Uno su tutti il fatto che molto spesso le persone che soffrono di disturbi di personalità <strong>non hanno una percezione chiara e propria del disturbo di personalità</strong>, riescono ad identificarlo solamente attraverso i feedback che ricevono dagli altri ovvero una persona con disturbo di personalità molto spesso non riesce ad essere conscia o autodiagnosticarsi il disturbo di personalità. Da quando questo disturbo altera il suo comportamento sociale, relazionale, lavorativo non riesce a dirsi o mettersi nella condizione critica del domandarsi “Sono io che ho qualcosa che non va, c&#8217;è qualcosa che non funziona? Il mio comportamento potrebbe alterare in alcune condizioni questa situazione piuttosto che quest&#8217;altra?” bensì riesce ad avere questa percezione solo <strong>basandosi sui feedback altrui</strong>, cioè quando gli altri iniziano a dire “Guarda che però se fai così c&#8217;è qualcosa che non va, perché ti comporti in questa maniera?”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La discrepanza tra ciò che la persona fa e pensa essere giusto fare e ciò che la società si aspetta è qualcosa che viene evidenziato solo da chi sta vicino a questa persona ma difficilmente la persona che soffre disturbi di personalità riesce a comprenderla. Quindi il primo punto da considerare è proprio questo: <strong>la persona non lo sa o comunque non riesce a rendersene conto</strong> e pertanto non è mai sicura, tanti non accedono ai trattamenti di psicoterapia proprio perché non sono effettivamente convinti e non lo saranno mai dei feedback che ricevono dagli altri e quindi del proprio disturbo. Quindi se la persona non lo sa di fatto non è ingannevole, però è inevitabile che si alterino anche le aspettative dell&#8217;altro; chi si innamora di una persona con un disturbo di personalità ovviamente si trova sballottato talvolta in comportamenti che possono destabilizzare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre <strong>la relazione con una persona che soffre di disturbo di personalità varia in funzione del disturbo di personalità stesso.</strong> Ci sono disturbi di personalità che non hanno alcun interesse ad entrare in relazione con l&#8217;altro e quindi difficilmente avranno una relazione. Tutte le persone che soffrono di un disturbo del cluster A vivono ai confini, spesso sono invisibili, sono estremamente diffidenti, sono ritirati socialmente, quindi non desiderano entrare in contatto con qualcun altro. Ciò accade perché è proprio parte del sistema, è parte della difficoltà e quindi non hanno interesse né piacere a relazionarsi con qualcuno o con questo qualcuno iniziare una relazione venisse ne tengono anzi ben alla larga perché questa è una caratteristica specifica del  disturbo di personalità stesso. </span><span style="font-weight: 400;">Un quadro affine si mostra nelle <strong>persone affette da disturbi del cluster C</strong>, ad esempio la persona che soffre di disturbo evitante non avrà alcun interesse ad entrare in relazione con voi o l’individuo con disturbo dipendente sarà estremamente smaccato nel tentativo di entrare relazione, inizierà a manipolare la relazione sin da subito e questo aspetto apparirà talmente evidente che i campanelli di allarme dovrebbero attivarsi in un periodo brevissimo già dai primi momenti dei primi contatti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diverso è per quanto riguarda i disturbi del cluster B, che invece hanno a che fare proprio con l&#8217;emotività. Spesso si sente parlare del <strong>disturbo narcisistico ma anche disturbo borderline</strong>; quando si sostiene che sono disturbi subdoli ci si riferisce al fatto che difficilmente vengono identificati da subito, talvolta ingannano, perché quando si parla di <a href="https://matteoradavelli.it/il-love-bombing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">love bombing</a> piuttosto che di valanghe di amore, il principe azzurro che improvvisamente si palesa davanti ai nostri occhi, fanno parte di questo tipo di disturbi, c&#8217;è un aspetto appunto manipolatorio nel mettere in atto una relazione proprio perché chi soffre di questo disturbo o di questi disturbi tende ad accaparrarsi o a desiderare le attenzioni dell&#8217;altro e quindi poi spesso diventa e risulta essere manipolatorio. Facendo i conti con la poca consapevolezza di chi soffre di questo disturbo e le caratteristiche dei disturbi stessi già capiamo che non è poi così facile riuscire ad anche solo iniziare una relazione, perché molte persone se ne tengono alla larga e perché non sempre sono consapevoli della difficoltà; è però possibile in alcuni casi, ad esempio di disturbo narcisistico di personalità o quello border, che invece la relazione venga agita, perché la relazione viene ricercata. E a quel punto che cosa si fa?  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È effettivamente possibile avere una relazione felice con una persona che soffre di disturbo di personalità? Sì e no, in quanto <strong>si deve mettere in conto tutta una serie di alti e bassi</strong>, ma questa altalena deve riuscire ad essere ponderata in funzione della capacità di comprendere quanto questo comportamento è legato alla persona, alle sue caratteristiche e quanto invece al disturbo che la persona porta con sé. Nel momento in cui chi si innamora di una persona che soffre di disturbo di personalità ci si mette nella condizione di essere soli a portare avanti la relazione diventando estremamente condiscendenti, tolleranti, giustificando l&#8217;altro: siamo di fronte ad un problema e <strong>difficilmente si potrà essere realmente felici.</strong> Il momento in cui invece c&#8217;è una richiesta anche di impegno nei confronti di chi soffre di questo disturbo nel prendersene cura, nell’utilizzare anche la relazione come strumento d&#8217;aiuto allora gli spiragli per poter essere felici ci sono ma si deve al tempo stesso essere estremamente coscienti e consapevoli che sarà una <strong>relazione demanding</strong>, ovvero una relazione impegnativa, una relazione che metterà alla prova da un punto di vista emotivo ed affettivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò non vuol dire che non si possa essere felici, ci sono mille altre relazioni che sono estremamente complicate per altri motivi a volte la distanza, a volte la condizione sociale, a volte le famiglie di origine, a volte delle difficoltà contingenti che la coppia si trova a vivere che sono richiestive. Ciò vuol dire che sicuramente si parte con questa consapevolezza e se si parte con questa consapevolezza allora c&#8217;è anche la possibilità di poter essere felici all&#8217;interno di questa relazione. Chiaramente <strong>l&#8217;impegno deve essere reciproco</strong> e gli scivoloni e le difficoltà dovranno inevitabilmente essere messi in conto proprio perché un disturbo di personalità, come suggerisce il termine stesso, ha a che fare con la personalità dell&#8217;individuo e quindi questa deve essere sicuramente oggetto di attenzione e di cura sia all&#8217;interno della coppia sia attivando una rete curante esterna che possa essere di sostegno.</span></p>
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		<title>Disturbo di personalità: chi ne soffre lo sa?</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/disturbo-di-personalita-chi-ne-soffre-lo-sa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 14:04:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi soffre di un disturbo di personalità, ne è consapevole? No in una prima fase, sì successivamente. I disturbi di personalità, pur essendo molto diversi tra loro, hanno una cosa in comune: una rigidità di base. Ognuno di noi ha dei tratti caratteriali che solitamente si modificano, si modulano in base al contesto in cui [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Chi soffre di un <strong>disturbo di personalità</strong>, ne è <strong>consapevole</strong>? No in una prima fase, sì successivamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I <a href="https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-c/">disturbi di personalità</a>, pur essendo molto diversi tra loro, hanno una cosa in comune: una <strong>rigidità</strong> di base. Ognuno di noi ha dei tratti caratteriali che solitamente si modificano, si modulano in base al contesto in cui siamo ma nei disturbi della personalità questi tratti sono rigidi ed immutabili e non si modificano nemmeno quando diventano tossici, nocivi all’interno del contesto in cui la persona sta vivendo. Perchè accade? Perchè la persona che soffre di un disturbo della personalità NON CAPISCE che quei tratti stanno diventando disfunzionali ed ecco che possiamo rispondere che no, almeno in un primo momento chi soffre di un disturbo di personalità non ne è consapevole. <strong>Non si rende conto dell’incongruenza tra il proprio comportamento e il contesto. </strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La svolta avviene quando arrivano i <strong>feedback</strong> da parte delle persone che la circondano: gli altri fanno notare che alcuni comportamenti sono fuori luogo, che c’è qualcosa che non va. A questo punto la persona SA di avere un problema ma non lo comprende, continua a non capire quale sia. Questo passaggio è ciò che poi rende difficile anche la terapia poichè l’aderenza al trattamento è una componente necessaria per il successo della terapia.</span></p>
<div style="margin-top:150px;border:1px solid #333;padding:10px">
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Opero come psicologo a <a href="https://matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> oltre che in provincia di Lecco e Monza Brianza
</div>
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		<title>Disturbo dipendente di personalità</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/disturbo-dipendente-di-personalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 12:14:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo di personalità dipendente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo dipendente di personalità appartiene al cluster C dei disturbi della personalità e, come si può intuire dal nome, denota un bisogno non tanto di approvazione quanto di sostegno da parte di altre persone e da una ricerca attiva di un maggior numero possibile di persone da cui ottenere questo supporto, questo accudimento. Chi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>disturbo dipendente di personalità</strong> appartiene al cluster C dei disturbi della personalità e, come si può intuire dal nome, denota un bisogno non tanto di approvazione quanto di <strong>sostegno</strong> da parte di altre persone e da una ricerca attiva di un maggior numero possibile di persone da cui ottenere questo supporto, questo accudimento.</p>
<p>Chi ne soffre ha, appunto, la tendenza ad essere dipendente, ad essere <strong>richiestivo</strong> (di cure, supporto, attenzioni), ad essere ossequioso, appiccicoso, difficile da decifrare. Sono persone che non riescono a prendere in autonomia una decisione, hanno grande paura dello scontro, di perdere l&#8217;approvazione altrui: per questo motivo sono tendenzialmente persone che danno sempre ragione agli altri. La richiesta di attenzioni è totalmente diversa da quella, altrettanto forte, del narcisista poichè in questo caso la persona tende ad annullarsi pur di compiacere l&#8217;altro, per paura di perderlo.</p>
<p>Chi soffre di disturbo dipendente di personalità vive in un <strong>continuo stato di allerta</strong>, di apprensione perchè teme di essere all&#8217;improvviso abbandonato: per questo motivo tenderà a creare più di un legame importante, evitando di correre il rischio di rimanere solo. Spesso questo disturbo viene scambiato con una &#8220;normale&#8221; depressione ma ci sono caratteristiche tipiche dei disturbi di personalità che tornano anche in questo disturbo ed è dunque importante trattarlo per quello che è.</p>
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		<title>Disturbo evitante di personalità</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/disturbo-evitante-di-personalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2021 13:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo evitante di personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo evitante di personalità, appartenente al cluster C, colpisce circa l&#8217;1% della popolazione mondiale e, come spiega bene il termine, determina un ritiro sociale, un isolamento, un comportamento attivo volto ad evitare i contatti con le altre persone. Tre caratteristiche che possiamo individuare nel disturbo evitante di personalità sono ritiro sociale, inibizione delle interazioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>disturbo evitante di personalità</strong>, appartenente al cluster C, colpisce circa l&#8217;1% della popolazione mondiale e, come spiega bene il termine, determina un ritiro sociale, un isolamento, un comportamento attivo volto ad <strong>evitare i contatti</strong> con le altre persone.</p>
<p>Tre caratteristiche che possiamo individuare nel disturbo evitante di personalità sono</p>
<ul>
<li><strong>ritiro</strong> sociale, inibizione delle interazioni</li>
<li>senso di <strong>inadeguatezza</strong>, il sentirsi sbagliati nel posto sbagliato</li>
<li><strong>ipersensibilità</strong> legata al giudizio e alle opinioni altrui</li>
</ul>
<p>Chi ne soffre vive, di fatto, ai margini della società e spesso non ha alcuna relazione significativa ed evita in maniera attiva qualunque contesto sociale a meno che non abbia la certezza assoluta di essere accettato. Questo disturbo può addirittura portare al rifiuto di occasioni importanti come una promozione sul lavoro.</p>
<p>Il disturbo evitante viene talvolta confuso con il disturbo schizoide o <a href="https://matteoradavelli.it/ansia/fobia-sociale/">con la fobia sociale</a>: sicuramente ci sono degli aspetti comuni ma la deprivazione relazionale in questo caso è<strong> trasversale ad ogni contesto</strong> della vita della persona.</p>
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		<title>Il disturbo schizotipico di personalità</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/il-disturbo-schizotipico-di-personalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 16:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo di personalità schizotipica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo schizotipico di personalità è l&#8217;ultimo dei disturbi di personalità del cluster A che andiamo ad analizzare, dopo il disturbo paranoide e quello schizoide. Chi soffre di disturbo schizotipico di personalità è caratterizzato da un&#8217;incapacità di mantenere relazioni strette e da alterazioni del pensiero e del comportamento associate ad eccentricità o bizzarria. Il disturbo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>disturbo schizotipico di personalità</strong> è l&#8217;ultimo dei disturbi di personalità del <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-del-cluster-a/">cluster A</a> che andiamo ad analizzare, dopo il disturbo <a href="https://matteoradavelli.it/il-disturbo-paranoide-di-personalita/">paranoide</a> e quello <a href="https://matteoradavelli.it/il-disturbo-schizoide-di-personalita/">schizoide</a>. Chi soffre di disturbo schizotipico di personalità è caratterizzato da un&#8217;incapacità di mantenere relazioni strette e da alterazioni del pensiero e del comportamento associate ad <strong>eccentricità o bizzarria</strong>.</p>
<p><a href="https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/i-disturbi-del-cluster-a/">Il disturbo schizotipico si presenta spesso</a> in comorbidità con disturbi dell&#8217;umore (come la depressione maggiore) o una <strong>tendenza all&#8217;utilizzo di sostanze</strong> e alcool e colpisce circa il 3,9% della popolazione (secondo studi effettuati negli Stati Uniti); le persone schizotipiche, inoltre, ritengono di avere un qualche tipo di capacità bizzarra, pensano di essere telepatiche o chiaroveggenti e vivono <strong>esperienze sensoriali e percettive particolari</strong> come il sentire le voci. Il linguaggio che utilizzano è a sua volta bizzarro, l&#8217;affettività è incongrua, possono essere persone sospettose o paranoiche e hanno difficoltà a mantenere legami sociali.</p>
<p>Questo disturbo può essere confuso con la <strong>schizofrenia</strong> (che è un disturbo psicotico) poichè in molti casi è prodromico e cioè va ad anticipare una diagnosi di schizofrenia. Anche in questo caso la modalità di cura elettiva prevede un <strong>percorso di psicoterapia abbinato ad un intervento psichiatrico.</strong></p>
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		<title>Il disturbo schizoide di personalità</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/il-disturbo-schizoide-di-personalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 13:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo di personalità schizoide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo schizoide è un disturbo della personalità del cluster A. Coloro che soffrono di questo disturbo sono caratterizzati da un modello pervasivo di distanza e disinteresse per le relazioni sociali e dall&#8217;assenza o ristrettezza della gamma emotiva. Ne soffre, secondo alcune stime stilate negli Stati Uniti dal 3,1 al 4,9% della popolazione ed è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>disturbo schizoide</strong> è un disturbo della personalità del <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-del-cluster-a/">cluster A</a>. Coloro che soffrono di questo disturbo sono caratterizzati da un modello pervasivo di <strong>distanza e disinteresse per le relazioni sociali</strong> e dall&#8217;assenza o ristrettezza della gamma emotiva. Ne soffre, secondo alcune stime stilate negli Stati Uniti dal 3,1 al 4,9% della popolazione ed è un disturbo che si presenta spesso in <a href="https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-c/">comorbidità con altri disturbi</a> (in particolare dell&#8217;umore), specialmente <strong>depressione maggiore</strong>.</p>
<p>La ristrettezza della gamma emotiva e il distacco dalle relazioni interpersonali non sono le uniche caratteristiche del disturbo schizoide; a queste si aggiungo infatti:</p>
<ul>
<li>disinteresse totale per attività divertenti,</li>
<li>disinteresse per il sesso, per le relazioni affettive e/o amicali</li>
<li>interesse solo per attività solitarie</li>
<li>difficoltà a trovare piacere/gioia persino nelle attività che scelgono</li>
<li>disinteresse per lodi e apprezzamenti altrui</li>
</ul>
<p>Le persone che soffrono del disturbo schizoide di personalità risultano essere quasi <strong>invisibili all&#8217;interno della società</strong>, per vivere nella quale fanno una grandissima fatica. In caso di disturbo schizoide di personalità è consigliata la <strong>psicoterapia</strong>, talvolta abbinata ad un intervento psichiatrico.</p>
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		<title>Il disturbo paranoide di personalità</title>
		<link>https://matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/il-disturbo-paranoide-di-personalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2021 15:52:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo di personalità paranoide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disturbo paranoide di personalità appartiene ai disturbi della personalità del cluster A e come suggerisce il termine consiste in un modello pervasivo di pensiero legato a sospettosità e diffidenza. Le persone affette da questo disturbo sono convinte di essere circuite, raggirate da chi hanno accanto nonostante non ci siano evidenze o prove a sostegno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>disturbo paranoide di personalità</strong> appartiene ai disturbi della personalità del <a href="https://matteoradavelli.it/i-disturbi-del-cluster-a/">cluster A</a> e come suggerisce il termine consiste in un modello pervasivo di pensiero legato a <strong>sospettosità e diffidenza</strong>. Le persone affette da questo disturbo sono convinte di essere circuite, raggirate da chi hanno accanto nonostante non ci siano evidenze o prove a sostegno di questa diffidenza che appare quindi ingiustificata.</p>
<p>È un disturbo abbastanza frequente (secondo statistiche rilevate negli Stati Uniti) e si caratterizza spesso per la presenza in <strong>comorbidità</strong> con altri disturbi: fobie, <a href="https://matteoradavelli.it/ansia/attacchi-di-panico-sfatiamo-i-miti-di-morte-e-di-guarigione/">attacchi di panico</a>, ansia, abuso di alcool. Ma quali sono le caratteristiche specifiche di una persona affetta dal disturbo paranoide?</p>
<ul>
<li>dubbio, paura di poter essere raggirati</li>
<li>sospettosità rispetto alla fiducia che può essere riposta in amici e colleghi</li>
<li>tendenza alla ritrosia (la persona non racconta di sè per timore che qualcuno utilizzi le informazioni in maniera scorretta)</li>
<li>tendenza al fraintendimento</li>
<li>attaccamento morboso alla propria rappresentazione sociale (col timore che possa essere danneggiata)</li>
<li>totale sfiducia nella fedeltà del partner/coniuge, cui rende la vita impossibile</li>
</ul>
<p>L&#8217;intervento elettivo in questi casi risulta essere la <strong>psicoterapia</strong> con, eventualmente, una cura parallela a base di farmaci.</p>
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