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	<title>Anoressia - Matteo Radavelli</title>
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		<title>Anoressia: il DCA più conosciuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 10:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlando di disturbi del comportamento alimentare (DCA) iniziamo con il più conosciuto e più discusso ovvero l&#8217;anoressia: abbiamo tutti sentito parlare di anoressia. È una patologia che spaventa (anche a rigor di logica, nel senso che ha tutte le caratteristiche per poter essere preoccupante) ed ha delle caratteristiche, ha delle discriminanti molto precise. La più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando di <a href="https://matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare-o-dca/">disturbi del comportamento alimentare (DCA)</a> iniziamo con il più conosciuto e più discusso ovvero l&#8217;<strong>anoressia</strong>: <a href="https://matteoradavelli.it/ansia/fobia-sociale/">abbiamo tutti sentito parlare di anoressia</a>. È una patologia che spaventa (anche a rigor di logica, nel senso che ha tutte le caratteristiche per poter essere preoccupante) ed ha delle caratteristiche, ha delle discriminanti molto precise.</p>
<p>La più importante, la più impattante e anche la più visibile è sicuramente il peso ridotto. Un <strong>peso estremamente ridotto</strong>, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che questo può comportare, in relazione all&#8217;altezza, all&#8217;età e alla fase, al momento, quindi alla tappa dello sviluppo personale ed individuale della persona. Ha delle caratteristiche soprattutto legate a convinzioni, credenze e aspetti psicologici che sono legate innanzitutto ad una <strong>restrittività rispetto al cibo</strong>, al proprio comportamento alimentare, all&#8217;assunzione di calorie; c&#8217;è una paura quasi ossessiva dell&#8217;aumentare di peso e c&#8217;è una forte correlazione tra il proprio peso, la propria forma corporea, e la propria autostima. Esistono principalmente due grandi tipologie di anoressia: un&#8217;anoressia legata alla restrittività, quindi con un <strong>controllo maniacale</strong> delle calorie che vengono introdotte, la tendenza ad assumerne sempre meno, cercando di dimagrire e perdere progressivamente peso e l&#8217;anoressia legata ad abbuffate. In questo secondo caso a momenti di restrittività si <strong>alternano momenti di abbuffate</strong>, che poi sono seguiti da condotte compensatorie come ad esempio il vomito, l&#8217;iper-allenamento, l&#8217;utilizzo di lassativi, l&#8217;utilizzo di diuretici, che sono volti a cercare di compensare l&#8217;introduzione eccessiva di calorie che è avvenuto durante l&#8217;abbuffata. Questo tipo di anoressia <strong>non deve essere confusa con la bulimia</strong>: una patologia diversa ma che presenta alcune affinità. Diciamo che in molti casi, soprattutto nel momento in cui si parla di anoressia con abbuffate, ci può essere il rischio di andare a confonderle. La discriminante fondamentale è sostanzialmente il peso della persona, tant&#8217;è che quando ci sono i criteri per l&#8217;anoressia, anche nel momento in cui ci possono essere dei sintomi simili, o condivisi, con la bulimia si propende sempre per la diagnosi di anoressia.</p>
<p>Ci sono diversi aspetti, diverse caratteristiche, che devono essere valutate quando si parla di anoressia. Diciamo innanzitutto che è una patologia che <strong>colpisce soprattutto i giovani, i giovanissimi</strong>. L&#8217;esordio è solitamente compreso tra i 14 e i 17 anni (anche se poi la patologia può protrarsi sino alla età adulta) e colpisce prevalentemente le donne, ha un&#8217;<strong>incidenza sul sesso femminile</strong> che è stimata tra lo 0,9% e il 4,3%, mentre per quanto riguarda gli uomini è solitamente intorno allo 0,3%. Ci sono tutta una serie di conseguenze e complicazioni anche dal punto di vista fisico che non sono indifferenti. Oltre alla magrezza eccessiva, che in alcuni casi può portare addirittura alla morte, ci sono sintomi come disidratazione, faticabilità, insonnia, stanchezza cronica, c&#8217;è uno sfibrarsi dei capelli, dei tessuti, ci possono essere delle macchie cutanee, ci sono problemi ai denti, cresce una sorta di soffice peluria in alcune parti del corpo, per le donne c&#8217;è il rischio di sviluppare amenorrea (ossia l&#8217;interruzione del ciclo mestruale)&#8230; insomma ci sono davvero tantissimi aspetti ed <strong>effetti collaterali</strong> di questa malattia.</p>
<p>Ad originare l&#8217;anoressia spesso ci sono <strong>motivi psicologici</strong>: di solito, infatti, un disturbo come questo viene sviluppato in contesti estremamente competitivi, giudicanti, attenti alla valutazione dell&#8217;altro, contesti in cui l&#8217;obiettivo è quello di riuscire ad esporsi e al tempo stesso però si è <strong>vittima del giudizio proprio ed altrui</strong>. Per trattare questo disturbo esistono diversi tipi di intervento, che non sono solo dal punto di vista medico-clinico, nel momento in cui la situazione fisica della persona risulta essere compromessa o potenzialmente mortale, ma esistono anche tutta una serie di interventi di tipo psicoterapeutico che vengono fatti in associazione a questi. L&#8217;intervento a mio avviso elettivo per questo tipo di disturbi è la <strong>terapia sistemico relazionale</strong>, poiché l&#8217;anoressia assume sempre un significato relazionale. Quindi sia le cause sia le risorse, quindi i vincoli e opportunità di poterla curare, sono sempre da ritrovarsi all&#8217;interno del tessuto sociale in cui la persona vive ed è cresciuta.</p>
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		<title>L&#039;infanzia esemplare dell&#039;anoressica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 09:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe. (..) Un’altra (madre) si presentò con una nota dell’insegnante della figlia anoressica di dodici anni: sarebbe difficile trovare una signorinetta più dolce e più brava.  Queste madri, al pari di molti altri genitori, erano contente di testimonianze del genere, in quanto confermavano la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe. (..) Un’altra (</i>madre<i>) si presentò con una nota dell’insegnante della figlia anoressica di dodici anni: sarebbe difficile trovare una signorinetta più dolce e più brava.  Queste madri, al pari di molti altri genitori, erano contente di testimonianze del genere, in quanto confermavano la loro convinzione che la paziente misera, rabbiosa e disperata era stata la migliore, la più intelligente, più dolce, obbediente e compiacente delle figlie!</i>  (H. Bruch)  </p>
</p>
<p> </p>
<p>Questo è un breve estratto di un libro di Hilde Bruch, La Gabbia D’oro, al tempo una delle massime esperte in campo mondiale negli studi sull’anoressia.  È naturale che con il tempo gli studi a riguardo si siano rinnovati, ampliati e modificati. Tuttavia è importante riassumere in breve alcune caratteristiche che l’autrice rintraccia nell’infanzia delle giovani anoressiche.  </p>
</p>
<p>Bruch pone in primis l’attenzione sullo stupore dei <a href="/come-il-conflitto-nella-coppia-genitoriale-incide-sulla-qualit-di-vita-dei-figli/">genitori,</a> i quali stentano a credere che la bambina amorosa, rispettosa e disciplinata che conoscono <b>fosse, in realtà, vissuta in preda a grave angoscia e tensione</b>. Sentendo le ragazze stesse scrive che la maggior parte di queste ha vissuto l’infanzia come un’esperienza piena di <a href="/ansia-o-attacco-di-panico-ecco-le-differenze/">ansie</a> e stress, <b>eternamente preoccupate di risultare impari, di non essere abbastanza buone, di deludere le aspettative, con il rischio di perdere l’amore dei genitori</b>. </p>
</p>
<p><i>“Le giovani anoressiche ripetono all’infinito di essersi sentite immeritevoli, indegne e ingrate”. </i>(H. Bruch) </p>
</p>
<p>La lamentela che esse esprimono è unanime: hanno ricevuto troppi privilegi, si sono sentite schiacciate dall’obbligo di dimostrarsi all’altezza di una posizione speciale. Le affligge la discrepanza tra quanto sentono di meritare e quanto ricevono, <b>credono di non poter mai ripagare il loro debito verso genitori tanto generosi</b>. </p>
</p>
<p>L’autrice sottolinea che queste ragazze crescono confuse nei loro concetti circa l’organismo e le sue funzioni, carenti di un senso d’identità, indipendenza e governo di sé. Queste si sentono e si comportano come se non avessero diritti autonomi, come se non fossero esse stesse a guidare il loro corpo. Non si vedono realisticamente e <b>soffrono della profonda convinzione di essere incapaci, <a href="/linadeguatezza-e-la-rabbia/">inadeguate</a>, insicure, di non essere padrone della propria vita.   </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p>Sono accudite bene tuttavia la manchevolezza e <b>le difficoltà riguardano il modello dell’interazione</b>, tutto ciò che è fatto per loro è elargito senza essere specificatamente adattato ai loro bisogni o ai desideri della figlia stessa. I segnali che la bambina manda non vengono percepiti, tanto meno confermati. In queste famiglie crescita e sviluppo possono essere spesso concepiti come <b>realizzazione dei genitori</b>, non dei figli. </p>
</p>
<p>Caratteristica evidente delle bambine era che “<b>non ha mai fatto storie, non ha mai fatto difficoltà</b>”, queste infatti non facevano alcun problema per mangiare, erano obbedienti, sempre, anche nella tipica fase “di resistenza”. Avevano un comportamento esemplare in ogni capo. </p>
</p>
<p>Al primo incontro esse appaiono con grande vigore, orgoglio e caparbietà tuttavia si dimostrano incapaci di prendere una decisione, <b>hanno il timore costante di non essere rispettate o di non essere considerate abbastanza</b>. Sono prive di una considerazione su loro stesse e sul loro valore intrinseco, sono <b>tutte tese a confermare l’immagine che altri si fanno di loro</b>. L’infanzia di queste bambine, e la successiva adolescenza, ha per sfondo il bisogno di indovinare il pensiero altrui e fare ciò che loro ritengono gli altri si aspettano. </p>
</p>
<p>Episodi analizzati dalla stessa Hilde Bruch evidenziano <b>eccessiva sottomissione, enorme riguardo e totale mancanza di <a>autoaffermazione</a></b>. Il senso di autonomia è deficitario e difficilmente esprimono ed hanno un loro punto di vista. Hanno sempre fatto ciò per cui erano addestrate a fare “per tutta la vita hanno danzato al suono di qualcun altro”. </p>
</p>
<p>Le bimbe divenute adolescenti brillano nelle loro prestazioni, i loro successi sono interpretati come indizio di notevole intelligenza e grandi doti; tuttavia le eccellenti prestazioni spesso sono il risultato di grandissimi sforzi. Talvolta a seguito di un esame con stupore si accorgono di non essere passate o aver ricevuto un giudizio più negativo di quanto si aspettassero. La funzione concettuale di queste ragazze si è infatti spesso arrestata ad un livello precoce. <b>Le caratterizza una difficoltà di percezione</b>, della loro immagine corporea, di loro stesse perché <b>costrette ad essere brave e costrette ad evitare di suscitare critiche. </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p>Questo <b>atteggiamento è riscontrabile anche nelle amicizie</b>, che rivelano un eccessivo adattamento agli altri, adattamento che caratterizza tutta la loro vita. Spesso hanno avuto una serie di amicizie, uniche, un’amica alla volta, con la quale sviluppavano interessi diversi rispetto l’amica precedente. Seguivano infatti i gusti e le iniziative dell’amica del periodo, dimenticando la loro individualità. </p>
</p>
<p>Data l’estrema gravita del quadro è fondamentale sforzarsi nel riconoscerne le fasi iniziali, Bruch afferma: “la bambina che non da mai fastidio, è già nei guai!”. Queste bimbe personificano l’idea di perfezione insita in genitori, insegnati, famiglie e sistemi in cui sono inserite, facendolo però in maniera esagerata. <b>Una vera e adeguata prevenzione richiede di riconoscere precocemente il segno della grande sofferenza interiore nella loro perfezione esteriore. </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p> </p>
<p>Bibliografia: </p>
</p>
<p>Bruch H. La gabbia d’oro. L’enigma dell’anoressia mentale In: Universale Economica- Saggi. Volume 2. Milano: Universale Economica; 2006. 53-70. </p></p>
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